Questo sito utilizza cookie di terze parti per inviarti pubblicità in linea con le tue preferenze. Se vuoi saperne di più clicca QUI 
Chiudendo questo banner, scorrendo questa pagina, cliccando su un link o proseguendo la navigazione in altra maniera, acconsenti all'uso dei cookie. OK

Dalla scrittura alle immagini. Porte aperte: il romanzo di L. Sciascia e il film di G. Amelio.

Nel mio lavoro ho preso in esame il problema della difficile relazione tra letteratura e cinema, e , per farlo in modo analitico e concreto, mi sono concentrata sul film Porte aperte di Gianni Amelio, uscito nel 1990, tratto dal romanzo omonimo di Leonardo Sciascia. Il primo capitolo della Tesi tratta nella prima parte del rapporto oggettivo tra cinema e letteratura, e propone tre “modi” di trasposizione individuati dallo studioso D. Andrew. Il primo modo è denominato Intersection, e consiste nell’intersezione di più storie, tratte magari da opere narrative differenti, all’interno dello stesso film. Il secondo modo è la Fidelity of trasformation che consiste nell’aderenza totale al testo dal quale si trae la storia, fino al punto di cercare di rendere simile allo stile del narratore anche la scrittura cinematografica. Il terzo modo è il così detto Borrowing che consiste nel far riecheggiare, più o meno consapevolmente da parte del regista e dello sceneggiatore, una storia di matrice letteraria in un film apparentemente originale. Per ogni categoria di trasposizione proposta ho portato come esempio concreto l’analisi di un film che ne rispecchiava i parametri costitutivi. L’Intersection era esemplificata dal film The french Lieutenant’s Woman del regista Reisz, tratto da un romanzo di Fowles; la Fidelity of trasformation dal film di Bresson Diario di un curato di campagna, tratto dall’omonimo romanzo di Bernanos; il Borrowing è stato esemplificato dal film di Rossellini Viaggio in Italia, nel quale ritornano molti elementi narrativi della novella di Joyce The Dead. Nella seconda parte del primo capitolo ho trattato il rapporto tra letteratura e cinema visto dalla parte dello scrittore: in altre parole ho approfondito il modo in cui lo scrittore L. Sciascia viveva il suo complesso rapporto col cinema, e come, d’altra parte, il cinema abbia “usato” i romanzi di questo celebre scrittore siciliano.
Nel secondo capitolo ho preso in esame il caso del film di Amelio, analizzando la sua struttura e componendolo in capitoli narrativi e sequenze. Tale lavoro è servito a comprendere e far comprendere la struttura narrativa del film ed il suo ritmo “tripartito”. Nell’ultimo capitolo ho completato l’analisi del film Porte aperte sviluppando l’idea della tripartizione interna, e proponendo una mia lettura dell’opera. La mia interpretazione distingue tre momenti fondamentali nel film: un prologo iniziale che ha uno stile che ho definito gotico, un centro narrativo, nel quale si sviluppa la vicenda del protagonista, dallo stile classico, ed un conclusivo epilogo che ha, a mio parere, uno stile bucolico. La parte finale del terzo capitolo è dedicata al confronto tra romanzo e film. In questo paragrafo conclusivo evidenzio quelle che sono, a mio parere, le distanze e le similitudini di due opere apparentemente così diverse, che per certi versi si rivelano, invece, quasi complementari.

Mostra/Nascondi contenuto.
1 DALLA SCRITTURA ALLE IMMAGINI PORTE APERTE IL ROMANZO DI L. SCIASCIA E IL FILM DI G. AMELIO FILM E ROMANZI: LA TRASPOSIZIONE E LE SUE FORME PAROLE ED IMMAGINI Prima di inoltrarci nel vivo dell'interessante argomento di questo capitolo è giusto porre alcune premesse. Dovendo discutere dei modi di trasporre un testo letterario in film ci sembra necessario chiarire, molto brevemente, quali siano le distanze e le similitudini tra questi due linguaggi. La principale ed irriducibile distanza è che la letteratura significa, come tutti gli altri linguaggi di segni, mentre il cinema semplicemente mostra. Pertanto esso non ha un codice, in senso stretto, fisso ed immutabile; si può tuttavia comporre una sorta di grande sintagmatica di immagini filmiche per ognuno dei vari generi che si sono formati nella tradizione della pratica cinematografica 1 . In opposizione a coloro che, basandosi su questi argomenti, sono contrari a qualsiasi forma di adattamento e sostengono che ogni opera debba restare nel sistema segnico nel quale è nata, i rappresentanti di una tendenza nata negli anni settanta sostengono che il cinema, data la sua innata vocazione narrativa, essendo cresciuto all'ombra della letteratura ed avendo subito ed esercitato, a sua volta su di essa, una grande influenza, abbia maturato un nucleo comune a quest'ultima di strutture profonde in termini di personaggi, eventi, 1 A. Costa, Immagine di un’immagine, Torino, Utet, 1993.

Tesi di Laurea

Facoltà: Lettere e Filosofia

Autore: Clementina Savino Contatta »

Composta da 145 pagine.

 

Questa tesi ha raggiunto 7666 click dal 20/03/2004.

 

Consultata integralmente 14 volte.

Disponibile in PDF, la consultazione è esclusivamente in formato digitale.