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Odissea musicale: la colonna sonora di ''2001: A Space Odyssey”

Kubrick è forse il regista più analizzato e discusso dalla critica dell’ultimo decennio. Traduzioni di saggi più o meno datati, monografie, testimonianze, forum e dibattiti on line a non finire. Tutti che dicono la loro opinione e tutti che temono di non spiegare completamente, di ripetere ciò che è stato già detto o scritto, di non poter mettere la parola fine. È difficile infatti confrontarsi con chi ha ucciso i ‘generi’ cinematografici (dal film in costume all’horror, dalla guerra alla fantascienza) o ha ribaltato le regole (la manipolazione della colonna sonora in Arancia meccanica, l’orrore luminoso di Shining, il simbolo al posto del mostro che viene dallo spazio in 2001..). Si ha l’impressione che più che un confronto sia un vero e proprio incontro pugilistico. Diretti di storia del cinema, ganci di filosofia e scienza, montanti di storia della musica arrivano da tutte le parti e puntualmente colpiscono.
La colonna sonora di 2001 non è solo un poema sinfonico che richiama Nietzche ed il suo ‘uomo nuovo’ o un balletto che ricorda la Vienna decadente di inizio secolo, ma è anche l’attesa dello spettatore prima che le immagini compaiano sullo schermo, il dubbio e la suggestione per l’apparizione di un extraterrestre e, soprattutto viaggio, viaggio sulla Luna, verso Giove, oltre il finito.
Questa tesi non si propone di analizzare l’opera musicale, tanto meno di verificare con documenti e testimonianze il ‘progetto 2001’. Ciò che interessa è la radice di scelte stilistiche inedite che hanno portato alla realizzazione di un film ‘nuovo’ e di conseguenza un nuovo approccio per lo sguardo dello spettatore.
Basti pensare, ad esempio all’uso del parlato. I dialoghi tra umani sono pochi, piatti e ininfluenti per lo sviluppo della trama. Il film si racconta attraverso il montaggio delle immagini con i suoni, e l’esperienza che ne risulta è del tutto soggettiva.
Ecco perché Kubrick parla di 2001 come "un'esperienza non verbale" che riguarda la vista e l’udito, i sensi opinabili per definizione.
L’impossibilità di spiegare il film su qualsivoglia binario logico ci costringe a guardare verso i sentieri multiformi delle proprie coscienze rischiando di non essere compresi, come quando si racconta animosamente ad un amico il sogno della notte appena passata scoprendo poi che a lui poco interessa perché non sono racconti di vita, ma fantasie liberate dal sonno o dalla veglia dei pazzi.

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‘ PRE-MESSA’ Un sabato sera dei primissimi anni Ottanta mi ritrovai, volutamente solo, nel salotto di casa a rimuginare sugli ordini strillati a squarcia gola da mia madre. La discussione, piuttosto sostenuta, era nata dal rifiuto di andare alla messa del giorno a venire. Non che fosse successo alcun che di grave nelle precedenti domeniche, solo non avevo più voglia di alzarmi il mattino con un compito preciso e sempre uguale . “Almanco a domenega!” dissi a mia madre, visto che già da qualche anno andavo a scuola e la cosa che più odiavo era sapere che di li in avanti tutti i risvegli sarebbero stati simili. A me sarebbe piaciuto dormire libero da preoccupazioni e programmi, riaprire gli occhi il mattino senza alcuna sveglia ed addormentarmi la notte per sfinimento. Odiavo sognare, erano quasi sempre incubi quelli che facevo, per cui stavo volentieri a guardare la tv piuttosto di salire in camera da letto.

Tesi di Laurea

Facoltà: Lettere e Filosofia

Autore: Giacomo Livotto Contatta »

Composta da 126 pagine.

 

Questa tesi ha raggiunto 3701 click dal 20/03/2004.

 

Consultata integralmente 7 volte.

Disponibile in PDF, la consultazione è esclusivamente in formato digitale.