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La Costituzione francese del 1958 e l'Unione europea

La Tesi è stata concepita per illustrare le principali ripercussioni sul piano costituzionale della Francia a seguito dell’integrazione del Trattato di Maastricht del 7 febbraio 1992. Nel primo Capitolo, attraverso l’analisi dell’insieme delle disposizioni costituzionali concernenti il potere estero, della posizione dei diversi attori istituzionali in materia e delle modalità di integrazione dei trattati internazionali nel sistema francese, è stata innanzitutto rilevata la storica inadeguatezza del sistema costituzionale francese all’integrazione di trattati comunitari. Nel secondo Capitolo è stata esposta la procedura di ricorso del Capo dello Stato al Conseil Constitutionnel in merito alla verifica di eventuali contrasti del Trattato di Maastricht con la Costituzione ed illustrati i contenuti della dècision del Conseil medesimo del 9 aprile 1992, la cosiddetta “Maastricht I”.
Nel terzo Capitolo della Tesi è stato svolto l’approfondimento delle ragioni e delle dinamiche politiche e costituzionali che hanno determinato la scelta della procedura adottata per la revisione costituzionale e la sua approvazione, nonché una puntuale analisi dei contenuti della riforma stessa e delle conseguenze di essa sull’assetto costituzionale francese.
L’analisi della prassi ha posto in evidenza le due principali difficoltà applicative delle norme sulle “Risoluzioni europee”, consistenti essenzialmente nel mancato rispetto, da parte dell’Esecutivo e delle Istituzioni europee, dei termini temporali e procedurali da esse previste e nella vaghezza delle disposizioni costituzionali in merito alla determinazione degli atti comunitari che potessero essere sottoposti all’analisi delle Camere.
L’osservazione relativa al periodo 1994-1996 ha potuto, tuttavia, mostrare che tali difficoltà sono state, seppur lentamente, superate in questa fase, soprattutto per l’iniziativa dell’Esecutivo e delle Assemblee parlamentari francesi.
I provvedimenti più significativi in questo senso sono stati la riforma del Regolamento dell’Assemblea nazionale del 26 gennaio 1994, la legge 94-476 del 10 giugno, che ha esteso l’applicazione dell’articolo 88-4 alle materie di competenza dell’Unione Europea, e, infine, la Circolare del Primo Ministro del 19 luglio, in cui è stato preso l’impegno dell’Esecutivo al rispetto della “riserva di esame parlamentare” delle proposte di atti comunitari presentate in sede di Unione Europea.
Il quarto ed ultimo Capitolo della Tesi è stato dedicato al Trattato di Amsterdam e all’analisi dei caratteri della relativa dècision che anche in questa occasione il Conseil Constitutionnel è stato chiamato ad emettere circa la compatibilità costituzionale di esso.
Ciò ha comportato l’illustrazione della riforma costituzionale del 25 gennaio 1999, operata in virtù di tale dècision, e che ha introdotto una ulteriore modifica dell’articolo 88-4, da quel momento applicabile a tutti gli atti emanati dall’Unione Europea indipendentemente dalla loro natura, e la cui prassi applicativa è stata analizzata per il periodo 1999-2002.
Da tale prassi si è potuto osservare l’avvenuta soluzione dei problemi, soprattutto procedurali, ancora residualmente presenti in merito alla piena applicazione dell’articolo 88-4 della Costituzione. L’atto più significativo di tale periodo è stata la Circolare del Primo Ministro del 13 dicembre 1999 che ha riconfermato il rispetto del principio della “riserva di esame parlamentare”, ma ha anche fatto esplicito riferimento al “Protocollo del Trattato di Amsterdam sul ruolo dei parlamenti nazionali degli Stati membri”, atto che prevede il rispetto da parte delle istituzioni dell’Unione di precisi termini temporali allo scopo di garantire l’esercizio delle prerogative parlamentari nel controllo degli atti proposti in ambito di Unione Europea.
Tracciando un bilancio conclusivo della stagione di riforme appena illustrata, abbiamo sostenuto che le innovazioni introdotte nella Costituzione francese con l’istituzione dell’Unione Europea hanno in definitiva comportato una generale tendenza del sistema costituzionale francese, a dispetto della sua originaria impostazione presidenziale a tendenza parlamentare, verso un equilibrio di segno maggiormente parlamentare, stanti le aumentate prerogative delle Camere in materia di integrazione europea.
Ciò risponde, come abbiamo altresì sottolineato, a una tendenza generale di tutti i Paesi europei verso la “giuridicizzazione” di tali materie e che, seppur spesso intesa allo scopo di adottare maggiori cautele verso tale integrazione, ha in genere l’effetto di renderne più certi i contorni e quindi di accelerarne la velocità e aumentarne l’efficacia.

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Capitolo I CAPITOLO I I RAPPORTI TRA FRANCIA E UNIONE EUROPEA SUL PIANO COSTITUZIONALE § 1.1 La costituzione francese e la ratifica dei trattati: potere estero e relative attribuzioni presidenziali nella Quinta Repubblica Per comprendere a fondo la portata delle modifiche costituzionali operate in Francia per rendere compatibile il suo sistema giuridico interno con gli sviluppi più recenti del processo di integrazione europea, è necessario entrare nello specifico della struttura, della concezione e del funzionamento pratico della Costituzione vigente, uscita dalla riforma del 1958. E’ inevitabile, al riguardo, sottolineare come, nelle convulse fasi che videro il nascere di tale testo Costituzionale, l’integrazione europea, che allora muoveva i suoi primi passi, fosse molto probabilmente tra le ultime preoccupazioni dei giuristi e del Generale de Gaulle, il principale artefice politico di tale Costituzione, poiché pressato dalla crisi algerina e dalla

Tesi di Laurea

Facoltà: Scienze Politiche

Autore: Sergio Serra Contatta »

Composta da 292 pagine.

 

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Disponibile in PDF, la consultazione è esclusivamente in formato digitale.