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Il potere dei consumatori e il condizionamento delle strategie delle multinazionali

La presente relazione tratterà di come i consumatori, grazie a strumenti di lotta pacifici come la denuncia e il boicottaggio, abbiano spinto le imprese multinazionali, protagoniste indiscusse nel processo di globalizzazione, ad abbandonare le loro strategie operative peggiori (in termini di rispetto di diritti umani e sociali e di rispetto ambientale) e ad agire all’interno di una cornice etica più accettabile.

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Abstract Nel corso degli anni Novanta, le multinazionali hanno profondamente trasformato il loro modo di operare nei Paesi in via di sviluppo. Esse, infatti, hanno subito dei condizionamenti così forti che sono state costrette a rinunciare, almeno in parte, all’insopportabile prepotenza che aveva caratterizzato tutte le loro strategie nei decenni precedenti. Nel ’53, ad esempio, la CIA spalleggiò segretamente la caduta del governo popolare del primo ministro Mossadeq, che stava chiedendo alla Anglo-Iranian Oil Company (antesignana della British petroleum) di condividere con l’Iran una parte più consistente dei suoi utili. Nel ’54, in Guatemala gli Usa hanno contribuito al rovesciamento del governo regolarmente eletto del presidente Jacopo Arbenz, dopo che questi aveva espropriato l’80% delle piantagioni di Tiquisate e Bananera alla United Fruit, come ritorsione nei suoi confronti perché non aveva ridistribuito nel paese neanche una parte dei suoi utili. Seguirono quarant’anni di dittatura militare. Nel ’64, gli Usa favorirono il colpo di Stato in Brasile, appoggiando la ventennale dittatura militare di Magalhaes Pinto e Castelo Branco. In quegli anni il Brasile attirò più IDE delle multinazionali americane di tutti gli altri paesi dell’America Latina.

Laurea liv.I

Facoltà: Scienze Politiche

Autore: Giuseppe Calamia Contatta »

Composta da 128 pagine.

 

Questa tesi ha raggiunto 4854 click dal 20/03/2004.

 

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Disponibile in PDF, la consultazione è esclusivamente in formato digitale.