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Le prospettive di applicazione del project financing al settore ospedaliero italiano

Informazioni tesi

  Autore: Gabriele Migliaccio
  Tipo: Tesi di Laurea
  Anno: 2002-03
  Università: Istituto Universitario Navale di Napoli
  Facoltà: Economia
  Corso: Economia del Commercio Internaz. e dei Mercati Valutari
  Relatore: Giuseppe Guglielmo Santorsola
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 250

L'invecchiamento della popolazione italiana sta determinando un costante incremento della domanda di prestazioni sanitarie e dei relativi costi pubblici. Si stima che gli ultra sessantacinquenni passeranno dal 22% attuale a quasi il 42% nel 2044, mentre gli ultra ottantenni subiranno un incremento percentuale di quasi 10 punti, portandosi dal 4% attuale al 13,4%. Un simile capovolgimento della struttura per età richiede un intervento deciso sul sistema culturale, formativo, economico e sociale. Il settore ospedaliero più di tutti, non può esimersi dal fornire risposte ai nuovi bisogni che tale trasformazione comporterà. Tuttavia la programmazione sanitaria italiana, soprattutto per quanto concerne gli investimenti, è stata limitata per anni da forti vincoli finanziari. Di fatto, le nostre regioni hanno potuto contare su risorse che si sono rivelate insufficienti anche per il solo mantenimento del patrimonio e rischiano seriamente di farsi trovare impreparate. Dei 1066 ospedali italiani censiti, il 28% è stato costruito prima del ‘900, un altro 29% dal 1900 al 1940, il 32% fra il 1941 ed il 1970 e solo il 9% è stato realizzato nel corso dell’ultimo decennio. Insomma, più di 500 ospedali hanno mediamente oltre 60 anni di età: un patrimonio in condizioni non adeguate agli standards oggi richiesti, sia per il comfort alberghiero che per la sicurezza. Ulteriori riflessioni si impongono poi, se si considera che nel nostro Paese si contano più di un centinaio di costruzioni che attendono da anni di essere terminate, soprattutto al Sud.
Per contro, negli ultimi tempi si è affermata nei paesi industrializzati, parallelamente allo sviluppo delle conoscenze scientifiche e tecnologiche in campo bio-medico, una concezione profondamente mutata del sistema di assistenza sanitaria e del ruolo assegnato all’ospedale.
In un contesto architettonico profondamente mutato rispetto anche al recente passato, la nuova impostazione funzionale e dimensionale conferisce sempre maggior rilievo alle strutture di day hospital e di day surgery , che consentono rispetto al tradizionale ricovero in acuti, per un numero crescente di patologie, l’erogazione delle prestazioni a costi minori ed attraverso modalità più adeguate. Allo stesso modo, maggiore importanza viene conferita alle strutture a bassa intensità di assistenza medica per la riabilitazione e la lungodegenza, in cui si coniugano le esigenze sanitarie con quelle di comfort alberghiero e soprattutto alla qualità del ricovero: si pensi che lo standard ospedaliero oggi previsto è di due posti letto, al massimo, per stanza.
Tenuto conto dell’elevato livello di obsolescenza delle strutture sanitarie nazionali, per un numero crescente di ospedali, la chiusura e la ricostruzione in altra sede sembra essere, nel medio e lungo periodo, la soluzione più conveniente, sia per l’adeguamento ai moderni standards individuati per il Servizio Sanitario Nazionale, sia per un recupero di efficienza nella gestione della struttura e dei servizi.
Il necessario aumento dell’efficienza produttiva del servizio e del miglioramento quali-quantitativo delle strutture, nel quadro delle caratteristiche dell’attuale patrimonio ospedaliero, evidenzia l’ oggettiva insufficienza della dotazione finanziaria pubblica a copertura degli investimenti necessari, rendendo auspicabile il ricorso a forme di coinvolgimento del capitale privato.
Obiettivo del mio lavoro, è stato quello di analizzare le prospettive di applicazione della finanza innovativa ed in particolare di forme riconducibili al project financing nel settore ospedaliero italiano, quale modalità di finanziamento capace di rispondere alle ormai improrogabili esigenze strutturali del comparto.
Sebbene di PF si discuta da tempo, quello ospedaliero è un campo di applicazione fortemente innovativo. Si pensi del resto che non esistono ospedali italiani per i quali si è già passati dalla fase della costruzione a quella della gestione. Affinché potessi rispondere alle domande implicite che hanno guidato il mio lavoro di ricerca dunque, mi sono avvalso dei dati relativi a due delle pochissime procedure giunte in fase avanzata: Como per il S.Anna e Mestre per l' Umberto I, alle quali ho dedicato l'intero quarto capitolo della mia tesi sperimentale (80 pagine), analizzandone i piani di copertura economico-finanziaria e considerando le novità apportate dalla Merloni Quater, in modo da poter delineare un possibile approccio standard per l'applicazione del PF nel nostro campo ospedaliero.

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Introduzione L’aumento di numerosità delle classi più anziane della popolazione sta determinando un costante incremento della domanda di prestazioni sanitarie e dei relativi costi pubblici. Si stima che gli ultra sessantacinquenni passeranno dal 22% attuale a quasi il 42% nel 2044, mentre gli ultra ottantenni subiranno un incremento percentuale di quasi 10 punti, dal 4% attuale al 13,4%. E’ evidente come un simile capovolgimento della struttura per età richieda un intervento sul sistema culturale, formativo, economico e sociale, profondo ed adeguato a tutti i nuovi bisogni che tale trasformazione comporterà. Tuttavia la programmazione sanitaria italiana, soprattutto per quanto concerne gli investimenti, è stata limitata per anni da forti vincoli finanziari. Di fatto, le nostre regioni hanno potuto contare su risorse che si sono rivelate insufficienti anche per il solo mantenimento del patrimonio, e rischiano seriamente di farsi trovare impreparate. I dati connessi a questa condizione parlano infatti da soli. Dei 1066 ospedali italiani censiti, il 28% è stato costruito prima del ‘900, un altro 29% dal 1900 al 1940, il 32% fra il 1941 ed il 1970 e solo il 9% è stato realizzato nel corso dell’ultimo decennio. Insomma, più di 500 ospedali hanno mediamente oltre 60 anni di età: un patrimonio in condizioni non adeguate agli standards oggi richiesti,

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