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La prima e la seconda Repubblica. Un'analisi sulla nascita e l'evoluzione del quotidiano La Repubblica: da E. Scalfari a E. Mauro

Informazioni tesi

  Autore: Tommaso Pizzo
  Tipo: Laurea liv.I
  Anno: 2001-02
  Università: Libera Università di Lingue e Comunicazione (IULM)
  Facoltà: Scienze della Comunicazione e dello Spettacolo
  Corso: Scienze della comunicazione
  Relatore: Angelo Agostini
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 96

La presente prova ha come oggetto d’analisi ''La Repubblica'', il quotidiano nazionale di orientamento social-liberale fondato nel 1976 da Eugenio Scalfari e appartenente al gruppo editoriale l’Espresso S.p.A. Lo studio sarà orientato principalmente a definire le peculiarità giornalistiche di quello che oggi è notoriamente uno dei più diffusi, apprezzati e influenti prodotti della stampa italiana, attraverso la rievocazione dei principali momenti della sua storia e la ricostruzione dei processi e delle vicende professionali, sociali e politiche, svoltesi all’interno del giornale o al di fuori di esso, che hanno contribuito alla formazione e all’evoluzione della sua identità.
Elementi caratterizzanti della storia di questo giornale, pensato per una minoranza e dotato originariamente di pochi e limitati mezzi, sono stati il suo progressivo potenziamento e la rapida uscita dal ristretto segmento del pubblico d’elezione per trasformarsi in un quotidiano ricco, completo e flessibile, capace di rappresentare trasversalmente istanze e componenti sociali ben più ampie ed eterogenee rispetto agli esordi.
Questo processo evolutivo di Repubblica e di accrescimento del suo potere di influenza nei confronti del mondo politico e civile ha potuto aver luogo a prezzo di una costante, febbrile ridefinizione degli obiettivi, delle strategie editoriali, della propria stessa struttura. Man mano che gli scenari e i soggetti con cui confrontarsi andavano cambiando o, analogamente, ogni qual volta occorreva un avvicendamento tra gli interlocutori principali del giornale, quest’ultimo lucidamente avvertiva la necessità di rivedere le proprie posizioni. Repubblica, nei ventisei anni della sua storia, ha cambiato aspetto e in parte anche sostanza, modificando la propria composizione e rimescolando di continuo i suoi elementi costitutivi: si è trasformata nel modo in cui si trasforma un organismo dotato di vita propria. Nutrendo la speranza e la convinzione di mantenere in questo modo inalterata l’immagine e l’identità di sè, la sua più profonda essenza. «Cambiare restando noi stessi», ha affermato lo scorso anno l’attuale direttore Ezio Mauro.
A conferma di tali impressioni vi è la constatazione da parte di numerosi commentatori e studiosi del giornalismo italiano della spiccata tendenza di Repubblica ad evolvere, a modificarsi e rinnovarsi costantemente, determinata dagli sviluppi del mercato e dalla necessità di assecondarli, ma soprattutto riconducibile all’esplicito tentativo di mantenere intatta la propria fama di quotidiano innovatore, anticonformista e d’avanguardia. E’ logico, insomma, che un prodotto editoriale di qualità come Repubblica cerchi in tutti i modi di custodire gelosamente la propria unicità e specificità, di preservare il proprio status.
Ma un giornale, si sa, nonostante possa riuscire nel tempo a canonizzare alcune sue caratteristiche specifiche, dotandosi di una vita propria e autonoma, in realtà è irrimediabilmente figlio delle persone che si avvicendano alla sua guida e gestione. Ecco perché viene naturale ipotizzare che, al di là delle innumerevoli trasformazioni contingenti, siano esistite essenzialmente due differenti versioni di Repubblica, quanti i direttori che ne hanno assunto la guida. Anche se, come avremo modo di esaminare, la seconda vita del quotidiano – politica, editoriale, proprietaria – era stata di fatto già prevista dalla prima come una sua logica e inevitabile evoluzione, facendo quindi parte a tutti gli effetti del progetto originario. L’apporto innovatore di Mauro verrebbe in tal senso decisamente ridimensionato. Per di più la collocazione cronologica dei fattori di svolta lascia intendere che il pieno approdo al nuovo corso del quotidiano si sia compiuto quando Scalfari era ancora saldamente a capo della redazione. Ci ritroviamo di fronte ad un caso pressoché unico di complessità progettuale e lungimiranza nella stampa italiana: un giornale che avesse inscritto fin dall’inizio nel proprio DNA gli sviluppi futuri della sua vicenda, le modalità, i tempi e le cause del suo cambiamento.
Prima di analizzare più dettagliatamente i tre momenti a mio parere più significativi e cruciali della vita di Repubblica, ossia:
– il 1976, anno di fondazione;
– il triennio ‘89-‘90-’91, ai tempi della “Guerra di Segrate”;
– dall’indipendenza proprietaria al cambio di direzione del 1996, fino ai giorni nostri;
tenterò, con il primo capitolo, di addentrarmi in punta di piedi nella realtà specifica di questo giornale, descrivendo le qualità umane e professionali dei suoi fondatori e definendo le linee-guida del progetto, gli obiettivi editoriali, i riferimenti e gli interlocutori privilegiati che hanno avuto un ruolo decisivo nell’intera vicenda.

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Una ventata rinnovatrice proveniente da piazza Indipendenza “Il partito in vendita tutte le mattine in edicola”. Se mi chiedessero di coniare uno slogan che definisca con sufficiente incisività e pregnanza di senso il giornale Repubblica, probabilmente sceglierei queste parole. Nel frattempo le utilizzerò per superare le incertezze e le difficoltà caratterizzanti ogni inizio di lavoro scritto. La presente prova avrà come oggetto d’analisi Repubblica, il quotidiano nazionale di orientamento social-liberale fondato nel 1976 da Eugenio Scalfari e appartenente al gruppo editoriale l’Espresso S.p.A. Lo studio sarà orientato principalmente a definire le peculiarità giornalistiche di quello che oggi è notoriamente uno dei più diffusi, apprezzati e influenti prodotti della stampa italiana, attraverso la rievocazione dei principali momenti della sua storia e la ricostruzione dei processi e delle vicende professionali, sociali e politiche, svoltesi all’interno del giornale o al di fuori di esso, che hanno contribuito alla formazione e all’evoluzione della sua identità. Da ormai più di vent’anni Repubblica rappresenta uno degli esempi più lucidi e prestigiosi di giornalismo di carta stampata nel nostro Paese. L’innegabile successo editoriale ed economico che lo ha investito dimostra come sia possibile raggiungere importanti traguardi di mercato in un settore stagnante e poco propenso alle novità quale è quello della stampa d’opinione, senza rinunciare all’elitarismo culturale e continuando a svolgere una funzione di guida politica e morale di fronte all’opinione pubblica. Elementi caratterizzanti della storia di questo giornale, pensato per una minoranza e dotato originariamente di pochi e limitati mezzi, sono stati infatti il suo progressivo potenziamento e la rapida uscita dal ristretto segmento del pubblico d’elezione per trasformarsi in un quotidiano ricco, completo e flessibile, capace di rappresentare trasversalmente istanze e componenti sociali ben più ampie ed eterogenee rispetto agli esordi. Questo processo evolutivo di Repubblica e di accrescimento del suo potere di influenza nei confronti del mondo politico e civile ha potuto aver luogo a prezzo di una costante, febbrile ridefinizione degli obiettivi, delle strategie editoriali, della propria stessa struttura. Man mano che gli scenari e i soggetti con cui confrontarsi andavano cambiando o, analogamente, ogni qual volta occorreva un avvicendamento tra gli interlocutori principali del giornale, quest’ultimo lucidamente avvertiva la necessità di rivedere le proprie posizioni. Repubblica, nei ventisei anni della sua storia, ha cambiato aspetto e in parte anche sostanza, modificando la propria composizione e rimescolando di continuo i suoi elementi costitutivi: si è trasformata nel modo in cui si trasforma un organismo dotato di vita propria. Nutrendo la speranza e la convinzione di mantenere in questo modo inalterata l’immagine e l’identità di sé, la sua più profonda essenza. «Cambiare restando noi stessi», ha affermato lo scorso anno l’attuale direttore Ezio Mauro. Non tutti i critici hanno tuttavia riconosciuto a Scalfari e al suo successore il merito di questa evoluzione del giornale senza tradire la linea editoriale originaria; alcuni, piuttosto, hanno letto nella spiccata tendenza a cambiare motivazioni primariamente economiche e opportunistiche.

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