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Il ruolo dei dati quantitativi di bilancio nell'analisi delle dinamiche d'impresa. Applicazioni nella Cassa di Risparmio di Pistoia e Pescia SpA

Informazioni tesi

  Autore: Paolo Rubino
  Tipo: Tesi di Laurea
  Anno: 1998-99
  Università: Università degli Studi di Firenze
  Facoltà: Economia
  Corso: Economia e Commercio
  Relatore: Antonio Bandettini
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 229

Il recente accordo tra le banche centrali dei 13 paesi più industrializzati (c.d. ''Accordo di Basilea 2''), rivoluziona il rapporto banca-impresa.
La banca sarà, infatti, obbligata a misurare il rischio derivante dai finanziamenti concessi in termini di capitale economico assorbito, mentre l'impresa vedrà valutato il proprio merito creditizio sulla base dei dati quantitativi di bilancio, sintetizzati in una classe di rischio, detta ''Rating''.
Il presente lavoro tenta di mostrare come i bilanci d'esercizio e le loro riclassificazioni acquistino una cruciale importanza alla luce delle innovazioni in corso e in vista della prossima introduzione, su vasta scala, dei Rating di controparte (''Basilea 2'', ratificato definitivamente a giugno 2004, entrerà in vigore dal 1° gennaio 2007).
In particolare, è preso in esame il caso concreto di una banca di medie dimensioni che, precorrendo i tempi ha iniziato, non senza difficoltà, a costruire un sistema di misurazione dei rischi creditizi. Oltre agli aspetti metodologici di costruzione di un rating interno, sono descritte alcune implicazioni operative emerse nel corso della sua realizzazione.

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1 Capitolo 1 Il Bilancio Come Strumento di Comunicazione 1.1.- Gli Obiettivi dell’Analisi e la Struttura del Lavoro Come è noto, la Teoria Finanziaria indica che, in Condizioni di Mercato perfetto, le Perdite derivanti dall’Insolvenza di controparti economiche non dovrebbero sussistere giacché la tempestività, neutralità, assenza di Costo delle informazioni assicurerebbero a tutti gli investitori la possibilità di un comportamento razionale. Ciò avrebbe, appunto, per effetto di evitare il mantenimento di rapporti con imprese che palesassero una rischiosità d’Insolvenza giudicata anomala. La chiave di volta per il perseguimento di tale obiettivo è, dunque, l’accertamento anticipato dei sintomi d’Insolvenza delle imprese, pur stimato in un contesto probabilistico. Il fatto è che la definizione a priori dei sintomi che attestino il raggiungimento, da parte di un’impresa, del punto di non ritorno per quanto attiene alla sua Attitudine a mantenersi in Equilibrio è circostanza su cui si sono esercitati numerosi studiosi e sono state svolte molteplici Analisi 1 . Resta il convincimento che la diversità dei momenti in cui taluni sintomi si manifestano e, successivamente, insorge l’Insolvenza permane con grande evidenza. Ignote restano le attese espresse dal management nei differenti momenti; certi appaiono solo gli esiti, al loro realizzarsi. Non vi è tuttavia dubbio che le indagini sulle circostanze che si sono manifestate o non manifestate in due universi di imprese distinti secondo che in uno sia insorta l’Insolvenza e nell’altro le imprese siano rimaste in Bonis, 1 Valga, per tutti, il riferimento al fondamentale lavoro di Edward I. Altman – Corporate financial distress – John Wiley & Sons (New York), 1983 e alla copiosa letteratura che ne è seguita.

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