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La defiscalizzazione dell'investimento culturale

L'elaborato esamina le principali norme tributarie tese ad incentivare l'investimento da parte delle aziende e dei privati non imprenditori nei diversi settori della cultura, in particolare nell'ambito delle arti figurative, della musica e dello spettacolo. L'analisi si sofferma in particolar modo sulle agevolazioni fiscali in materia di sponsorizzazione, donazione, collezionismo e compravendita di opere d'arte.

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Introduzione Negli ultimi decenni, sulla scia di positive esperienze maturate in alcuni Paesi stranieri, Stati Uniti e Gran Bretagna in primis, è notevolmente cresciuto, anche in Italia, l’interesse, da parte d’aziende, professionisti e privati non imprenditori nei confronti dell’investimento culturale. La situazione attuale è il risultato di mutamenti nel panorama socio-economico del Paese che hanno permesso che interessi delle imprese, delle organizzazioni culturali, dello Stato e di singoli cittadini confluissero verso una direzione comune. Per quanto riguarda le imprese, gli ultimi anni hanno visto la realtà economica italiana spostarsi dalla produzione industriale di prodotti destinati al soddisfacimento di bisogni più o meno primari, alla realizzazione di prodotti e servizi tesi a soddisfare il desiderio del consumatore di identificarsi in una precisa classe sociale o in un determinato stile di vita. In questo contesto un’efficace comunicazione dell’immagine aziendale, incentrata non tanto sulla promozione e la pubblicizzazione delle caratteristiche del prodotto, quanto sull’esaltazione del sistema di valori suggerito dal marchio, è divenuto un fattore competitivo e di successo di primaria importanza. Su tali basi, allora, il mondo della cultura, che durante la fase prettamente industriale della nostra economia era considerata come un magnifico lusso assolutamente antieconomico, una realtà totalmente avulsa, per logiche e finalità dal mondo delle imprese, diveniva un inaspettato alleato, capace, toccando in modo particolarmente profondo le corde dei desideri, delle emozioni e dei valori, di creare e promuovere l’immagine aziendale, comunicando, tra l’altro la disponibilità dell’imprenditore ad agire nella comunità. Da parte degli operatori culturali, d’altro canto, si assisteva, dopo anni d’innegabile diffidenza, ad un forte interesse nei confronti delle logiche imprenditoriali, nel tentativo di trasformare l’esperienza culturale in impresa culturale, in grado di generare anche profitto e, non ultimo, di allontanarsi parzialmente dalla logica degli aiuti statali, spesso poco efficaci a causa delle lentezze della burocrazia e della limitatezza dei fondi disponibili. Veniva così a crearsi una straordinaria attenzione reciproca che ha generato casi di proficua collaborazione tra imprese e operatori culturali. Tali casi, tuttavia, per quanto importanti, rimanevano affidati nel nostro Paese all’iniziativa delle singole imprese e delle singole organizzazioni culturali, senza diffondersi sistematicamente per divenire una preziosa consuetudine. Mancava in particolare una legislazione che disciplinasse i termini e le modalità di finanziamento agli operatori culturali da parte delle aziende, ma mancava soprattutto una normativa ad hoc che, oltre a disciplinare con chiarezza l’intervento dei finanziatori a favore delle organizzazioni culturali, ne 5

Laurea liv.I

Facoltà: Economia

Autore: Alessandro Zilio Contatta »

Composta da 27 pagine.

 

Questa tesi ha raggiunto 2008 click dal 20/03/2004.

 

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Disponibile in PDF, la consultazione è esclusivamente in formato digitale.