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Creazione di valore e misure di performance basate sul profitto: il caso MBDA Italia spa

Informazioni tesi

  Autore: Cristina Paolelli
  Tipo: Tesi di Laurea
  Anno: 2001-02
  Università: Università degli Studi della Tuscia
  Facoltà: Economia
  Corso: Economia e Commercio
  Relatore: Alessandro Mechelli
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 365

Le teorie che riguardano l’impresa, i suoi obiettivi, il suo modo di progettare il futuro e di operare, la misura e la distribuzione dei suoi risultati sono un momento rilevante e talvolta decisivo nel determinare il successo delle società civili e dei sistemi dei quali le imprese sono il motore.
Negli anni recenti, il cambiamento del contesto politico-istituzionale nonché l’acuirsi della competizione internazionale e la globalizzazione dei mercati, hanno fatto emergere la necessità di rivedere criticamente i modelli e le teorie sino ad oggi elaborate per la gestione delle imprese, i quali hanno dimostrato di non saper mantenere nel tempo la validità strutturale che li aveva precedentemente contraddistinti. L’attuale contesto in cui si trovano ad operare le aziende impone loro di assumere la creazione del valore come obiettivo fondamentale dell’attività d’impresa; ciò per due fondamentali ragioni: perché si deve rendere conto necessariamente agli investitori esterni all’azienda (per crearsi una cerca attendibilità industriale), e perché la misura della creazione di valore è l’occasione per confrontare la propria performance con quella del resto del mercato.
Questa situazione ha dato l’avvio al filone di studi sulla teoria del valore dell’impresa, considerata un elemento in grado di aprire nuove ed interessanti prospettive di ricerca.
Sempre più spesso si valutano le qualità delle performance aziendali in funzione della capacità di creare o distruggere valore per l’azionista, tanto che negli ultimi anni, accademici e società di consulenza hanno proposto sul mercato una grande varietà di metodologie nel nome della creazione. In particolare la nostra analisi si è stata condotta sulle misure di performance basate sul concetto di “profitto”.
Il fondamento teorico di questi metodi è che la creazione di valore per l’azionista è legata ai profitti conseguiti dall’impresa; in ogni caso ciò è vero soltanto se si abbandona il riferimento ai profitti contabili, esposti in bilancio, per rifarsi unicamente al concetto di profitto economico. Quest’ultimo è pari alla remunerazione eccedente quella minima attesa dai portatori di capitale di rischio, ed è un indicatore valido del valore creato nell’esercizio, perchè considera adeguatamente tutte le variabili di calcolo del profitto, vale a dire il reddito, il capitale investito ma anche il rischio relativo all’investimento di capitale. Il riconoscimento di un costo al capitale proprio rappresenta l’aspetto di maggior rilievo dell’approccio in questione.
Da un punto di vista metodologico il presente lavoro è strutturato in quattro capitoli. Il primo capitolo è basato su un’introduzione generale alla teoria della creazione del valore per l’azionista, mettendone in risalto l’importanza acquisita negli anni recenti e indicando i principali metodi di valutazione del capitale economico. Il secondo capitolo approfondisce l’origine del concetto di profitto; una grandezza normalmente data per scontata ma che in realtà è avvinta da profondi equivoci e ambiguità, sia a causa dei differenti significati ad essa associati, che delle sfumature terminologiche associate alla varietà dei linguaggi. Nel capitolo si esaminano inoltre le determinanti fondamentali del profitto, cioè reddito, capitale investito e tasso di costo del capitale, nonché le leve su cui il management può agire per massimizzare il profitto e quindi il valore creato.
Nel terzo capitolo si presenta un’indagine storica che mette in evidenza le diverse fasi di sviluppo e le proposte metodologiche, sul tema della stima del costo opportunità del capitale di rischio nelle valutazioni economiche. Nel resto del capitolo vengono presentati alcuni dei più importanti metodi per la stima delle performance aziendali, basati sul presupposto teorico del profitto: il reddito residuale nell’elaborazione proposta da R.N. Anthony, l’Economic Value Added della Stern Stewart & Co., l’Economic Profit sia nella versione predisposta dalla McKinsey che in quella della Marakon Association, la proposta italiana di Luigi Guatri relativa al Reddito Integrato Economico Residuale. E’ stato inoltre svolto un breve esame su altri indicatori della performance correlati positivamente con la creazione del valore: lo Shareholder Value Added, il CFROI e il Cash Value Added.
Il quarto ed ultimo capitolo è basato sul caso di MBDA Italia S.p.a., azienda facente parte di MBDA, società europea leader nel settore della difesa. L’analisi svolta all’interno dell’azienda ci ha permesso di verificare come viene impostata una gestione aziendale in cui il principio ispiratore è quello della massimizzazione del valore per l’azionista e come una misura basata sul principio del profitto economico sia efficace nell’indirizzare i comportamenti dei membri dell’organizzazione aziendale in coerenza con la creazione del valore.

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Introduzione Le teorie che riguardano l’impresa, i suoi obiettivi, il suo modo di progettare il futuro e di operare, la misura e la distribuzione dei suoi risultati sono un momento rilevante e talvolta decisivo nel determinare il successo delle società civili e dei sistemi dei quali le imprese sono il motore. 1 Negli anni recenti, il cambiamento del contesto politico- istituzionale nonché l’acuirsi della competizione internazionale e la globalizzazione dei mercati, hanno fatto emergere la necessità di rivedere criticamente i modelli e le teorie sino ad oggi elaborate per la gestione delle imprese, i quali hanno dimostrato di non saper mantenere nel tempo la validità strutturale che li aveva precedentemente contraddistinti. L’attuale contesto in cui si trovano ad operare le aziende impone loro di assumere la creazione del valore come obiettivo fondamentale dell’attività d’impresa; ciò per due fondamentali ragioni: perché si deve rendere conto necessariamente agli investitori esterni all’azienda (per crearsi una cerca attendibilità industriale), e perché la misura della creazione di valore è l’occasione per confrontare la propria performance con quella del resto del mercato. Questa situazione ha dato l’avvio al filone di studi sulla teoria del valore dell’impresa, considerata un elemento in grado di aprire nuove ed interessanti prospettive di ricerca. 1 Luigi Guatri, intervento da Atti del convegno: “la teoria di creazione del valore. Una via europea”, Finanza, Marketing e Produzione, n°2/1992.

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