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''Il Potere è nei media''. La P2 e l'editoria nella stampa italiana e inglese

Informazioni tesi

  Autore: Elisa Maria La Rocca
  Tipo: Tesi di Laurea
  Anno: 2002-03
  Università: Università degli Studi di Bergamo
  Facoltà: Lingue e Letterature Straniere
  Corso: Scienze della Comunicazione
  Relatore: Oliviero Bergamini
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 243

Controllare la società attraverso la stampa. È questa la sfida di partenza che abbiamo accettato, per comprendere come sia possibile orientare la pubblica opinione attraverso i mass-media.
Volevamo ricordare che per sette lunghi anni, la Rizzoli-Corriere della Sera è stata diretta dalla Loggia Massonica Propaganda Due, una lobby politica che voleva far accettare il suo Piano di Rinascita democratica. Questa tesi vuole dimostrare quanto il potere dei media di manipolare la realtà dei fatti sia ampio, soprattutto nel distogliere la nostra attenzione dalla verità.
Il lettore, l'ascoltatore, lo spettatore non producono informazione, bensì la ricevono, affidandosi ai detentori dei media. Storpiando infatti una celebre frase di Marx, potremmo azzardarci ad affermare che "il nuovo oppio dei popoli è la parola": quello che dicono i media è legge.
Ricordando però questo grande scandalo italiano, vorremmo far aprire gli occhi ai molti cittadini che ad oggi "subiscono" l'informazione in maniera solo passiva. Abbiamo raccontato come la Loggia P2 sia nata e si sia rafforzata grazie al suo grande "burattinaio", Licio Gelli, e come questi abbia compreso l'importanza dei mezzi di informazione per ottenere potere: il giornale come struttura atta a una formazione politica, dunque (I Capitolo). Tornando indietro al 1976, abbiamo voluto ricordare che la casa editrice Rizzoli era in piena crisi finanziaria e l'unica soluzione per evitare il fallimento era quella di cedere il controllo delle testate in cambio dei soldi del Banco Ambrosiano di Roberto Calvi e degli altri finanziatori, procurati dai buoni uffici di Licio Gelli ed Umberto Ortolani (II Capitolo).
Ripercorrendo tutte le tappe della vicenda, si è cercato di raccontare quello che accadeva nella “cabina di regia” di via Solferino, ma non solo:
abbiamo effettuato uno studio del biennio 1981-'82 attraverso l'analisi degli articoli e delle tematiche maggiormente affrontate dal Corriere e dall'altro baluardo della stampa nazionale, La Repubblica. Lo scandalo vissuto da dentro e da fuori, dunque.
Ci siamo soffermati sulle ingerenze al Corriere, facendo nomi e cognomi e riportando fatti acclarati. Inoltre è stata analizzata la concentrazione delle testate messa in atto dalla Rizzoli-P2, rimarcando che l’oligopolio della stampa è un limite alla libertà (III Capitolo). La P2 era un vero e proprio centro di potere, ramificato in tutti i settori, e poteva contare su un numero vastissimo di alti ufficiali, burocrati di primo piano, politici, giornalisti, imprenditori, finanzieri, banchieri. E ancora più interessante è stato conoscere e capire l'opinione in merito alla vicenda P2 di una nazione "politically correct" come la Gran Bretagna: un parallelo fra punti di vista e ideologie diverse sul concetto di fare giornalismo attraverso un episodio che viene tuttora etichettato come uno dei tanti "misteri d'Italia". L'analisi della stampa britannica nel biennio in questione è stata
effettuata, lo ricordiamo, anche perchè il corpo del finanziere milanese Roberto Calvi venne ritrovato a Londra, e fu proprio la giustizia inglese che archiviò inizialmente il caso come suicidio. Anche l'Inghilterra, insieme al mito della stampa indipendente, viene coinvolta dunque in questo evento: il lavoro sugli articoli inglesi è stato più complesso, in quanto frutto di un processo di lettura, interpretazione e traduzione. Inoltre è stata analizzata la visione, a volte stereotipata, che gli inglesi hanno di noi (IV Capitolo). Infine, abbiamo confrontato la stampa britannica e italiana, ampliando il discorso anche ad un livello culturale.
Ovviamente abbiamo altresì parlato delle ripercussioni dello scandalo P2: la legge dell'editoria e le conclusioni della Commissione d'Inchiesta Parlamentare Anselmi (V Capitolo). Una vicenda significativa nel panorama editoriale. L'abbiamo raccontata per evitare che si ripeta qualcosa di analogo, anche se esiste una inveterata consuetudine in questo strano paese che è il nostro. Un'abitudine spesso alimentata dalla fretta. Riguarda la memoria degli accadimenti, dei fatti, del precipitare improvviso di certe situazioni, dell'esplodere di altre. La tendenza costante a dimenticare, a rimuovere, a passare oltre. A non collegare un avvenimento con un altro. Al fondo di tutto c'è un sottile meccanismo: quando una cosa non la si vuole capire, la si scorda. Facile no?

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IV INTRODUZIONE Controllare la società attraverso la stampa. È questa la sfida di partenza che abbiamo accettato, per comprendere come sia possibile orientare la pubblica opinione attraverso i mass-media. Volevamo ricordare che per sette lunghi anni, la Rizzoli-Corriere della Sera è stata diretta dalla Loggia Massonica Propaganda Due, una lobby politica che voleva far accettare il suo Piano di Rinascita democratica. Questa tesi vuole dimostrare quanto il potere dei media di manipolare la realtà dei fatti sia ampio, soprattutto nel distogliere la nostra attenzione dalla verità. Il lettore, l'ascoltatore, lo spettatore non producono informazione, bensì la ricevono, affidandosi ai detentori dei media. Storpiando infatti una celebre frase di Marx, potremmo azzardarci ad affermare che "il nuovo oppio dei popoli è la parola": quello che dicono i media è legge. Ricordando però questo grande scandalo italiano, vorremmo far aprire gli occhi ai molti cittadini che ad oggi "subiscono" l'informazione in maniera solo passiva. Abbiamo raccontato come la Loggia P2 sia nata e si sia rafforzata grazie al suo grande "burattinaio", Licio Gelli, e come questi abbia compreso l'importanza dei mezzi di informazione per ottenere potere: il giornale come struttura atta a una formazione politica, dunque (I Capitolo). Tornando indietro al 1976, abbiamo voluto ricordare che la casa editrice Rizzoli era in piena crisi finanziaria e l'unica soluzione per evitare il fallimento era quella di cedere il controllo delle testate in cambio dei soldi del Banco Ambrosiano di Roberto Calvi e degli altri finanziatori, procurati dai buoni uffici di Licio Gelli ed Umberto Ortolani (II Capitolo). Ripercorrendo tutte le tappe della vicenda, si è cercato di raccontare quello che accadeva nella “cabina di regia” di via Solferino, ma non solo: abbiamo effettuato uno studio del biennio 1981-'82 attraverso l'analisi degli

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