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Profili dell'usura e della polemica antiebraica nel Rinascimento. Il ''mercante di Venezia'' di Shakespeare

L’etimologia del termine usura è latina e deriva da usus che indica l’utile che va riconosciuto al creditore in aggiunta alla restituzione del bene mobile o del denaro ottenuto in prestito. La pratica dell’usus è antica ed inizialmente riferita alla concessione di uso anche e soprattutto di derrate alimentari sebbene, nel primo riferimento documentario, il Vecchio Testamento, essa sia ritenuta punibile solo se praticata ai membri della comunità israelita.

L’origine dello stereotipo dell’”ebreo usuraio” nato nei primi secoli dopo il Mille, è lo stereotipo che si trasformerà poi in pregiudizio e sarà una delle giustificazioni dell’antisemitismo. Per i cristiani l’usura è peccato e quindi gli ebrei sono stati ritenuti per natura dei peccatori.

Uno dei rari contributi che hanno rotto il silenzio sulla comunità ebraica, spesso tenuta nell’ombra durante tutto il Rinascimento, è costituito dal “Mercante di Venezia” di Shakespeare. L’opera sintetizza la prospettiva cristiana sugli ebrei: mentre al personaggio ebreo è associata la ricerca della giustizia attraverso l’ausilio del diritto, ai personaggi cristiani è invece attribuita la fede nella provvidenza divina.
Gli schemi presenti nel “Mercante di Venezia” costituiscono pertanto, una importante chiave di lettura per comprendere con quali occhi gli uomini del Rinascimento abbiano visto e considerato gli ebrei.

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Introduzione L’etimologia del termine usura è latina e deriva da usus che indica l’utile che va riconosciuto al creditore in aggiunta alla restituzione del bene mobile o del denaro ottenuto in prestito. La pratica dell’usus è antica ed inizialmente riferita alla concessione di uso anche e soprattutto di derrate alimentari sebbene, nel primo riferimento documentario, il Vecchio Testamento, essa sia ritenuta punibile solo se praticata ai membri della comunità israelita. Con gli imperatori romani Costantino e Giustiniano si arriva a porre in essere una regolamentazione che fissa il livello dell’interesse da percepire a seconda della natura sia del mutuo che del mutuatario e del mutuante, e proprio con Giustiniano, si stabilisce che il diritto a percepire interessi debba essere specificatamente stipulato. La caduta dell’impero romano e la conseguente frammentazione dei territori, che non vengono mai governati tanto a lungo da poter porre in essere programmi di sviluppo dell’economia, fanno regredire rapidamente tutte le attività produttive, relegando le popolazioni, già provate dalle invasioni barbariche, a livelli di mera sussistenza. Alla quasi inesistente autorità civile si contrappone l’autorità ecclesiastica, che acquista sempre più forza divenendo unico punto di riferimento non solo morale, ma anche politico: tutto il Medioevo è segnato dal potere della Chiesa che tende a regolamentare in maniera consona alla morale cristiana tutti gli aspetti della vita e che, pertanto, ha nei confronti dell’usura un atteggiamento fortemente repressivo. L’origine dello stereotipo dell’”ebreo usuraio” nato nei primi secoli dopo il Mille, è lo stereotipo che si trasformerà poi in pregiudizio e sarà una delle giustificazioni dell’antisemitismo. La Chiesa fra il Due e il Quattrocento fissò una netta distinzione fra usura e credito e identificò come usura solo il prestito a interesse su pegno gestito pubblicamente. Agli

Tesi di Laurea

Facoltà: Giurisprudenza

Autore: Daniela Capone Contatta »

Composta da 156 pagine.

 

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