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Effetti della pirateria nel mercato discografico

Un lavoro che guarda al fenomeno sempre crescente della pirateria musicale in tutte le sue forme, da quelle classiche dei CD contraffatti allo scaricamento illegale da Internet, fin dall'antesignano Napster. Il punto di vista è però capovolto rispetto all'allarmismo imperante delle major discografiche che ci terrorizzano con spot inquietanti. Partendo infatti proprio dalla situazione del settore economico culturale, relativamente anomala rispetto a un regime di concorrenza, ci si pone una domanda fondamentale. La pirateria, che fa sicuramente male agli introiti delle case discografiche, fa altrettanto male alla diffusione della musica in quanto arte e cultura? Cifre alla mano, pare che, al contrario "la pirateria, in modo [...] anomalo e peculiare, può [...] svolgere un servizio per il mercato legale, [...] fungendo da moltiplicatore dei consumi [Silva, F. e Ramello, G. (a cura di), Dal vinile a Intenet. Economia della musica tra tecnologia e diritti, Torino, Edizioni Fondazione Giovanni Agnelli, 1999]".

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4 INTRODUZIONE “…consumatori di musica registrata non si nasce, ma si diventa e, in tale logica, la pirateria, in modo certo anomalo e peculiare, può addirittura svolgere un servizio per il mercato legale, assumendo un ruolo accessorio e fungendo da moltiplicatore dei consumi…” 1 E’ stata proprio questa la frase da cui è partita l’idea per una tesi che affrontasse il problema della pirateria nel mercato discografico in tutti i suoi aspetti, che sono molti e variegati. Da un lato è infatti risaputo che il fenomeno in questione, nelle diverse forme in cui può manifestarsi, sia un forte deterrente all’acquisto di dischi originali, nonché una violazione dei diritti esclusivi che spettano agli artisti autori e interpreti delle opere, e come tale vada adeguatamente punito. Ma la questione non è così semplice, data soprattutto la peculiarità di un’industria, qual è quella discografica, caratterizzata dalla necessità di perseguire dei profitti, che spesso mal si concilia con la diffusione di cultura e intrattenimento, che sono, inequivocabilmente, beni pubblici e che di conseguenza dovrebbero essere messi a disposizione del maggior numero di persone possibile a prezzi contenuti. Cosa evidentemente impossibile, dato che il diritto d’autore garantisce, ai detentori dello stesso, profitti monopolistici. Il monopolio non è quindi naturale, ma un accorgimento sociale che dovrebbe incentivare l’attività creativa. Ma proprio per questo motivo esso genera contemporaneamente fenomeni distorsivi, come, appunto, la pirateria. 1 Silva, F. e Ramello, G. (a cura di), Dal vinile a Internet. Economia della musica tra tecnologia e diritti, Torino, Edizioni Fondazione Giovanni Agnelli, 1999.

Tesi di Laurea

Facoltà: Scienze della Comunicazione e dello Spettacolo

Autore: Elena Albanese Contatta »

Composta da 173 pagine.

 

Questa tesi ha raggiunto 7125 click dal 20/03/2004.

 

Consultata integralmente 17 volte.

Disponibile in PDF, la consultazione è esclusivamente in formato digitale.