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Gli impianti di teleriscaldamento per lo sviluppo sostenibile. Analisi del caso di Cavalese

Informazioni tesi

  Autore: Patrizia Vida
  Tipo: Tesi di Laurea
  Anno: 2001-02
  Università: Università degli Studi di Milano - Bicocca
  Facoltà: Scienze Matematiche, Fisiche e Naturali
  Corso: Scienze Ambientali
  Relatore: Demetrio Pitea
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 111

Le biomasse sono una fonte rinnovabile di energia primaria, il cui utilizzo è promosso e incentivato dalle norme di attuazione del Programma Nazionale Energia Rinnovabile da Biomasse (PNERB) del 24/6/1998 e dal conseguente Programma Nazionale per la Valorizzazione delle Biomasse Agricole e Forestali (PNVBAF) del 18/6/1999. In coerenza con tali programmi, il 15/2/2000 è stato deliberato il Programma Nazionale “Biocombustibili” (PROBIO), il quale si propone di avviare le azioni nazionali derivanti dall’applicazione delle determinazioni adottate dalla Conferenza di Kyoto per la riduzione delle emissioni di gas serra.
L’impianto di teleriscaldamento di Cavalese produce energia utilizzata sotto forma di calore per il riscaldamento domestico e per la produzione di acqua calda in una centrale termica che utilizza come combustibile cascami di segheria (trucioli e cippato di legno, corteccia, segatura e simili), e residui di lavorazioni forestali e di pulizia dei boschi. L’energia prodotta sotto forma di acqua calda viene immessa in un sistema di tubazioni sotterranee che provvede alla distribuzione alle utenze pubbliche e private, ognuna delle quali preleva il calore attraverso una sottocentrale, composta da uno scambiatore e dai necessari dispositivi di regolazione, misura e sicurezza.
Il lavoro di tesi si è proposto di:
· Valutare le possibilità d’impiego della biomassa legnosa nella Provincia Autonoma di Trento e, più specificatamente nella Valle di Fiemme, attraverso un inquadramento territoriale e vegetazionale, nonché analizzando le effettive disponibilità della risorsa anche presso le segherie della valle.
· Fornire una descrizione tecnica ed effettuare il bilancio energetico dell’impianto in questione.
· Analizzare gli aspetti e i problemi principali riscontrati in tre anni di funzionamento dell’impianto, che riguardano i seguenti ambiti: approvvigionamento del combustibile, allacciamento alla rete di nuove utenze, tariffazione. Per quest’ultimo aspetto è stata valutata la convenienza economica per gli utenti nell’utilizzo del teleriscaldamento rispetto a tipologie tradizionali di riscaldamento, come gasolio e metano.
· Individuare e analizzare gli impatti ambientali più significativi prodotti dall’impianto.
· Studiare e analizzare gli strumenti normativi volti alla promozione e all’incentivazione dell’utilizzo di fonti rinnovabili di energia, anche in prospettiva di un futuro potenziamento dell’impianto.

Lo studio ha comportato la ricerca dei dati riguardanti le disponibilità forestali, effettuata presso gli uffici del Dipartimento Forestale della Provincia Autonoma di Trento, e presso le segherie della Valle di Fiemme, con l’obiettivo di definire l’effettiva produzione di residui della lavorazione del legno. Emerge che le potenzialità dei soli boschi della valle potrebbero sostenere in larga misura le richieste di materia prima della centrale di teleriscaldamento.
Presso l’impianto è stata svolta l’attività necessaria per approfondire la conoscenza del ciclo produttivo di energia termica, dei problemi gestionali e sulle prospettive per il futuro allacciamento alla rete di nuove utenze e per il potenziamento della centrale termica. In questa sede sono anche stati esaminati gli aspetti ambientali più significativi (emissioni in atmosfera e produzione di ceneri e fanghi) ed è stata svolta un’indagine ambientale presso il personale dell’impianto, servendosi di un questionario. E’ stato possibile accertare, quindi, i numerosi vantaggi del teleriscaldamento in termini di convenienza economica, sicurezza e impatti ambientali rispetto alle fonti di energia non rinnovabili. L’utilizzo della biomassa a fini energetici segue un ciclo naturale chiuso e l’anidride carbonica liberata nella fase di combustione bilancia quella fissata dalle piante durante il ciclo vegetativo; di conseguenza non si ha alcun contributo all’incremento della presenza di CO2 in atmosfera.
Presso l’Autorità per l’energia elettrica e il gas, e il Gestore della Rete di Trasmissione Nazionale (GRTN) sono stati ricercati i documenti contenenti le proposte per la promozione dell’utilizzo di fonti rinnovabili ai fini del risparmio di energia primaria. Tali strumenti sono individuabili nei titoli per l’efficienza energetica e nei certificati verdi.

In conclusione, l’impianto di teleriscaldamento può essere considerato un sistema di produzione di “calore sostenibile”. Esso non solo presenta vantaggi rispetto alle fonti tradizionali dal punto di vista ambientale, ma permette di rendere la collettività locale indipendente dalle fluttuazioni dei prezzi dei combustibili fossili dovute a vicissitudini internazionali, carichi fiscali imposti da terzi, svalutazioni della moneta, ecc. La riqualificazione di un sottoprodotto disponibile in larga quantità nelle zone limitrofe comporta, inoltre, una valorizzazione economica per l’industria del legname locale.

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1 INTRODUZIONE Ogni anno, in Italia, vengono prodotti 17 milioni di tonnellate di residui agro- forestali che potrebbero essere utilizzati come combustibile per la produzione di energia. Nel nostro Paese, però, le biomasse disponibili non sono adeguatamente sfruttate. La produzione di energia da biomasse è, infatti, appena l’1,5% del fabbisogno nazionale, equivalente a circa 2-3 milioni di tep (tonnellate di petrolio equivalente), circa la metà della media dei paesi industrializzati [1]. Con il termine biomasse si intendono, oltre a quelle individuate dal D.P.C.M. 8 marzo 2002 nella normativa di riferimento, una serie di sottoprodotti di attività agro- forestali come frasche, paglie, ramaglie, noccioli, gusci, vinacce, scarti della lavorazione del legno e della lavorazione delle olive, residui che sono cospicuamente diffusi su tutto il territorio italiano. Le biomasse hanno,in media, un potere calorifico pari a circa un terzo di quello del petrolio, inoltre, la loro disponibilità in natura è decisamente più ampia di quella dei combustibili fossili. Il loro sfruttamento permette, inoltre, di utilizzare materiali che, altrimenti, sarebbero destinati allo smaltimento in discarica. Utilizzare le biomasse per produrre energia non contribuisce all’aumento dell’effetto serra, dato che la stessa quantità di CO 2 emessa con la combustione corrisponde a quella riassorbita durante il processo di crescita della biomassa stessa, mediante la fotosintesi clorofilliana. In quest’ottica, quindi, aumentare la quota di energia prodotta mediante l’uso delle biomasse può contribuire alla riduzione della CO 2 emessa in atmosfera. Un impiego diffuso delle biomasse, oltre a perseguire una logica di “sviluppo sostenibile”, può comportare notevoli ricadute a livello economico e occupazionale, in quanto esse garantiscono: la valorizzazione dei residui forestali e agro-industriali; nuove opportunità di sviluppo per zone marginali;

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