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La figura del vampiro nel teatro tra '800 e '900

Dalla sua prima comparsa nella mitologia popolare il vampiro è stato considerato un mostro, un abominio, una creatura degli inferi, la cui sola esistenza è un insulto ed una minaccia per la razza umana.
Temuto e perseguitato in tutti i tempi, da tutti i popoli, egli si è trascinato per secoli in una duplice tenebra, quella della notte che lo ha generato, e quella dell’anonimato, della perenne dissimulazione della sua natura.
Ma nei primi decenni dell’800, alle soglie della nuova era, il mondo è pronto a dare spazio anche ai vampiri.
In un’epoca in cui tutto muta con eccezionale rapidità, in cui le città cambiano faccia, gli uomini ideali, ed il progresso e la decadenza sembrano lanciati in un galoppo parallelo senza freni nè limiti, il vampiro sorge dalla tenebra e si rivela per ciò che è.
E la nuova, giovane umanità, se ne innamora.
L’Illuminismo e la Rivoluzione francese avevano spazzato via la volgare superstizione, e le nazioni civilizzate non avevano più alcun interesse per larve zannute fuoriuscenti dalla terra.
Il vampiro non ha più bisogno di nascondersi per il semplice fatto che a nessuno importa più niente di lui.
A questo punto il suo mito avrebbe potuto estinguersi, spazzato via dal vento del progresso, oppure evolversi.
Trattandosi di un mito di così vecchia data, dovette apparire naturale a più di un letterato prendersi a cuore la sua sopravvivenza, preoccupandosi, al contempo, di creare una nuova maschera per i figli delle tenebre del nuovo secolo.
Il nuovo mondo aveva accolto il vampiro tra i suoi figli prediletti, e la sua nuova maschera piaceva, piaceva molto ai mortali, anche e soprattutto in virtù delle valenze simboliche di cui era investita.
Siamo in un epoca in cui teatro è, più che mai, sinonimo di svago e divertimento, un genere di consumo indirizzato ad un pubblico quanto mai vario ed eterogeneo, desideroso di continue novità.

Le luci della ribalta si accendono anche sul vampiro, proteggendolo, al contempo, dalla realtà, ed egli, creatura istrionica ed esibizionista per natura, può finalmente prendersi la sua rivincita sul mondo dei vivi.
Il mito entra nel teatro dell’800, come personaggio e come simbolo.
I testi letterari più famosi vengono adattati per la scena immediatamente dopo la loro pubblicazione, ed infinite imitazioni e parodie sorgono intorno alle principali produzioni teatrali, creando un corollario multiforme e variegato al diffondersi del mito. Le figure del crudele e sanguinario gentiluomo e della bella donna dal bacio fatale entrano a far parte della cultura spettacolare molto tempo prima dell’avvento del cinema, e anche laddove il testo teatrale non fa direttamente menzione del vampiro, ecco tuttavia la sua ombra allungarsi minacciosa (proprio come nel capolavoro di Murnau), a deformare la realtà della scena, ad esprimere qualcosa che nessun’altra maschera potrebbe esprimere con altrettanta efficacia.
Non più costretto a nascondersi, il mostro si confonde con l’evento spettacolare, ed il teatro-vampiro avvince a sè l’incauto spettatore in un abbraccio fatale.

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1 Prefazione Nel fortunato romanzo Intervista con il vampiro 7 , primo volume delle Vampire chronicles dell’americana Anne Rice, autrice osannata dagli amanti del genere, appare un teatro molto particolare. Situato sul Boulevard du Temple a Parigi (siamo nella seconda metà dell’800), è denominato “Théatre des Vampires”, e richiama ogni sera una piccola folla di curiosi attratti dagli spettacoli di sapore decisamente grandguignolesco che vi vengono rappresentati. Il vampiro Louis, protagonista del romanzo, invitato ad una rappresentazione, osserva che tutto il sinistro fascino dello spettacolo sta nel fatto che gli attori sono vampiri che si fingono umani che si fingono vampiri. Un macabro scherzo, un gioco crudele, poiché le vittime che vengono immolate, nel corso dello spettacolo, alla fame dei presumibilmente falsi vampiri, sono reali quanto i loro assassini, e muoiono in scena davanti ad un pubblico piacevolmente atterrito, e che mai cessa di essere consapevole che ciò che vede non è che finzione teatrale. Un palcoscenico. E’ l’ultimo nascondiglio, l’alibi perfetto, per creature da sempre costrette a nascondersi agli occhi dei mortali, a vagare nelle tenebre ai confini dello spazio umano, e tuttavia impossibilitate, per la loro stessa natura, di fare a meno degli uomini. 7 Rice, Anne, The Vampire Chronicles: Intervista col vampiro, Firenze : Salani, 1985

Tesi di Laurea

Facoltà: Lettere e Filosofia

Autore: Federica Soprani Contatta »

Composta da 132 pagine.

 

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Disponibile in PDF, la consultazione è esclusivamente in formato digitale.