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La tutela contro gli infortuni sul lavoro e le malattie professionali

Informazioni tesi

  Autore: Giulia Calo'
  Tipo: Tesi di Laurea
  Anno: 2002-03
  Università: Libera Univ. Internaz. di Studi Soc. G.Carli-(LUISS) di Roma
  Facoltà: Scienze Politiche
  Corso: Scienze Politiche
  Relatore: Roberto Pessi
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 203

In Italia il problema dell’assicurazione contro gli infortuni sul lavoro cominciò ad imporsi all’attenzione degli studiosi e degli uomini politici dopo il 1870, ossia quando nel Paese si verificò un incremento dell’attività in vari settori produttivi, incremento cui fece riscontro un aggravamento del fenomeno infortunistico. Una tutela contro gli infortuni sul lavoro fu prevista per la prima volta, infatti, nel 1898, quando il legislatore italiano, con la legge n. 80 del 17 marzo, sancì l’obbligo assicurativo per gli infortuni degli operai sul lavoro. Essa si basava sul principio del "rischio professionale", per il quale, tenuto conto del carattere ineluttabile dell’infortunio sul lavoro, si poneva il risarcimento del danno derivante da quest’ultimo a carico dell’imprenditore, ossia di colui che, in definitiva, traeva vantaggio dall’esercizio dell’industria. Si trattava di una vera e propria assicurazione, ancorché obbligatoria, per la responsabilità civile del datore di lavoro, che poteva essere stipulata con qualsiasi assicuratore e in virtù della quale il lavoratore infortunato non doveva più provare, per avere diritto alle prestazioni, che l’infortunio fosse derivato da colpa del datore di lavoro. La disciplina fu ulteriormente ampliata dal decreto luogotenenziale del 23 agosto 1917, n. 1450, che estese la tutela anche ai lavoratori dell’agricoltura e, definitivamente, con il R.D. 13 maggio 1929, n. 428, che introdusse l’assicurazione contro le malattie professionali.
Il R.D. 23 marzo 1933, n. 264 affidò poi la tutela degli infortuni sul lavoro in esclusiva ad un Ente pubblico: l’Inail.
Solo nel 1935, però, si ebbe la unificazione delle disposizioni concernenti le due forme assicurative, contro gli infortuni sul lavoro e contro le malattie professionali. Tale unicità del sistema assicurativo si è mantenuta nel Testo Unico del 1965.
Il Testo Unico sull’assicurazione contro gli infortuni sul lavoro e le malattie professionali, approvato con DPR. 30 giugno 1965 n. 1124, ha costituito e costituisce tuttora una delle principali fonti legislative in materia di tutela contro i rischi del lavoro. Esso costituisce una codificazione vera e propria nel settore infortunistico, nella quale sono state riunite norme primarie e norme regolamentari. Il medesimo Testo ha, inoltre, realizzato un ampliamento del campo di applicazione della tutela, sia dal punto di vista soggettivo che da quello oggettivo, un miglioramento delle prestazioni in rendita ed un potenziamento delle attività di rieducazione e riqualificazione professionale degli invalidi al lavoro. Per quanto riguarda il suo contenuto, esso nel Titolo I disciplina l’assicurazione obbligatoria nel settore industriale (attività protette, oggetto dell’assicurazione, persone assicurate e via dicendo); nel Titolo II disciplina l’assicurazione obbligatoria nel settore agricolo; nel Titolo III i c.d. regimi speciali ed infine nel Titolo IV contiene speciali disposizioni per particolari categorie di soggetti.
Tale Testo Unico, tuttavia, pur costituendo una tappa fondamentale nel processo di ammodernamento della tutela infortunistica, non ha naturalmente esaurito né bloccato l’evoluzione legislativa in materia, la quale, invece è proseguita a ritmo intenso fino all’emanazione del più recente D.Lgs. 38/2000, che ha determinato una svolta nella materia.
Il D.Lgs. 23 febbraio 2000, n. 38 rappresenta, infatti, l’ultimo importante provvedimento di riforma della speciale assicurazione obbligatoria contro gli infortuni sul lavoro e le malattie professionali. Le novità, invero, spaziano un po’ dovunque.
Anzitutto vi è un’estensione dei soggetti obbligati all’assicurazione con un coinvolgimento di tre categorie, in particolare: i parasubordinati, i dipendenti appartenenti all’area dirigenziale e gli sportivi professionisti. In secondo luogo, il danno biologico rientra finalmente nell’oggetto assicurativo, per cui le prestazioni erogate dall’Inail a seguito di infortunio saranno determinate in misura indipendente dalla capacità di produzione del reddito del danneggiato.
Più certezza anche per l’infortunio in itinere, la cui disciplina viene peculiarmente enucleata dall’art. 12 del D.Lgs. 38/2000. Sul fronte delle prestazioni, inoltre, la nuova normativa introduce la rivalutazione annuale della retribuzione di riferimento per la liquidazione delle rendite corrisposte dall’Inail.
Conviene, quindi, conseguentemente alle osservazioni anzi fatte, approfondire la disciplina legislativa dell’infortunio sul lavoro, basandosi sulle disposizioni del T.U. , ancora in vigore in quanto non derogate dalla novella del 2000.

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188 RIASSUNTO DELLA TESI DI LAUREA DAL TITOLO :”LA TUTELA DELL’INFORTUNIO SUL LAVORO E DELLE MALATTIE PROFESSIONALI”. In Italia il problema dell’assicurazione contro gli infortuni sul lavoro cominciò ad imporsi all’attenzione degli studiosi e degli uomini politici dopo il 1870, ossia quando nel Paese si verificò un incremento dell’attività in vari settori produttivi, incremento cui fece riscontro un aggravamento del fenomeno infortunistico. Una tutela contro gli infortuni sul lavoro fu prevista per la prima volta, infatti, nel 1898, quando il legislatore italiano, con la legge n. 80 del 17 marzo, sancì l’obbligo assicurativo per gli infortuni degli operai sul lavoro. Essa si basava sul principio del <<rischio professionale>>, per il quale, tenuto conto del carattere ineluttabile dell’infortunio sul lavoro, si poneva il risarcimento del danno derivante da quest’ultimo a carico dell’imprenditore, ossia di colui che, in definitiva, traeva vantaggio dall’esercizio dell’industria. Si trattava di una vera e propria assicurazione, ancorché obbligatoria, per la responsabilità civile del datore di lavoro, che poteva essere stipulata con qualsiasi assicuratore e in virtù della quale il lavoratore infortunato non doveva più provare,

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d.lgs 38/2000
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