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Giusto processo e diritto dell'imputato a confrontarsi con l'accusatore

La riflessione giusnaturalistica suggerisce di interpretare la garanzia riconosciuta all'imputato di confrontarsi con il proprio accusatore quale diritto fondamentale dell'uomo. Nato e sviluppatosi nella tradizione processuale anglo-americana, tale diritto è stato successivamente "esportato" nella cultura giuridica dei Paesi di ispirazione inquisitoria. Attraverso un'indagine svolta anche in prospettiva storica e comparatistica, il presente lavoro illustra i contenuti precettivi del diritto al confronto, sottolineando come esso non possa soccombere di fronte all'invocazione dell'interesse pubblico e della difesa sociale. Fulcro dell'originale ricostruzione è l'individuazione delle figure dei testimoni "assenti", "anonimi" e "vulnerabili", al cui sapere probatorio nessun ordinamento positivo hai mai interamente rinunciato, pur nell'evidente tensione con i valori sottesi al right to confrontation. Le riflessioni sono calate nell'analisi della giurisprudenza della Corte europea dei diritti dell'uomo e, ovviamente, nell'assetto normativo tracciato dal codice di procedura penale, all'indomani dell'inserimento del diritto al confronto tra le garanzie costituzionali di un processo penale "giusto". La garanzia soggettiva in questione diviene cosi strumento di lettura e interpretazione sistematica delle regole probatorie concernenti i contributi testimoniali d'accusa, qualunque sia il veicolo formale (deposizione dibattimentale, lettura/acquisizione di verbale, testimonianza de relato, acquisizione documentale) mediante il quale essi sono introdotti nell'orizzonte cognitivo del giudice penale.

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Introduzione V INTRODUZIONE Se la procedura penale è l’ultima roccaforte del nazionalismo giuridico, il diritto delle prove costituisce, di tale roccaforte, il bastione più inespugnabile. Non è casuale che, ad ogni richiesta di cooperazione internazionale in materia penale, gli ordinamenti reagiscano manifestando strenuo attaccamento alle proprie regole di ammissione, assunzione e valutazione probatoria e guardando con sufficienza, se non con aperta diffidenza, quelle altrui. Ben lungi dall’esprimere contenuti esclusivamente tecnico-giuridici, tali regole riflettono viceversa le più profonde convinzioni gnoseologiche ed epistemologiche della società, a fronte dell’ineludibile esigenza di procedere in sede giudiziale alla ricostruzione dei fatti storici senza intaccare, però, le fondamentali garanzie dell’accusato. Non sorprende dunque che la materia della prova resti per molti versi estranea al processo di armonizzazione del diritto (anche penale, grazie sopratutto ai risultati dell’ambizioso progetto del Corpus Juris) dei Paesi dell’Unione Europea. L’inclinazione «nazionalista» si comunica, fatalmente, anche agli studiosi del processo penale che, immersi nelle già straordinariamente complicate contingenze domestiche, sono sovente costretti, loro malgrado, a rinunciare a confrontarsi con le categorie concettuali e le soluzioni normative degli ordinamenti stranieri. Non vi è forse occasione più opportuna per aprirsi agli apporti di esperienze estere che illustrare i contenuti di una norma che ricorre, pressoché identica, in tutti i sistemi di giustizia penale dell’Occidente. La norma in questione è quella che assicura all’imputato il fondamentale diritto a confrontarsi con il proprio accusatore. Essa si ritrova nel Sesto Emendamento alla Costituzione federale statunitense, nella Convenzione europea dei diritti dell’uomo, negli Statuti dei più prestigiosi Tribunali penali internazionali oltre che, come è noto, nell’art. 111 comma 3° della Costituzione italiana. Deve precisarsi, tuttavia, che alla solenne enunciazione del diritto al confronto con le fonti di prova a carico fa ovunque da contraltare una congerie di precisazioni, eccezioni, restrizioni e limiti il cui esatto apprezzamento impone un’attenta analisi del diritto delle prove del sistema giuridico di volta in volta considerato. L’attuazione del diritto al confronto, infatti, passa necessariamente attraverso i meccanismi procedurali relativi all’ammissione, assunzione e valutazione della prova «testimoniale». Affinché il diritto al confronto sia «preso sul serio» quale diritto individuale fondamentale, dunque, s’impone uno studio approfondito sulla sua origine storica, i suoi profili garantistici e le sue straordinarie potenzialità applicative. Il capitolo I propone in apertura alcune riflessioni sulla natura del diritto al confronto, sui costi sociali connessi alla sua salvaguardia e sui valori che possono giustificarne, la compressione. Attraverso un excursus storico e comparatistico, si illustrerà quindi la sua genesi in ambiente adversarial e il suo successivo trapianto nella cultura inquisitoria, attraverso autorevoli fonti del diritto internazionale pattizio.

Tesi di Dottorato

Dipartimento: DIPU Dipartimento di diritto pubblico e processual

Autore: Stefano Maffei Contatta »

Composta da 251 pagine.

 

Questa tesi ha raggiunto 9436 click dal 20/03/2004.

 

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Disponibile in PDF, la consultazione è esclusivamente in formato digitale.