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''Il Foglio'' e ''Il Riformista'': analisi di fenomeni linguistici

La lingua dei quotidiani italiani è uno strumento poco idoneo a comunicare messaggi che interessano ampie cerchie di lettori; questo carattere, oltre a riflettere un modo particolare di intendere il compito della stampa - un circolo riservato ad una cerchia ristretta di intenditori - fa emergere i limiti della nostra scrittura giornalistica, troppe volte incapace di farsi intendere con chiarezza. Ci sono stati, negli ultimi trent’anni, dei tentativi di avvicinare il linguaggio dei giornali alla lingua comune, parlata: attraverso l’utilizzo di espressioni dialettali, di forme scherzose, di detti popolari, di luoghi comuni adattati. L’impressione è stata che questi tentativi mirassero, più che alla ricerca della verità e di un rapporto più stretto con il pubblico, a far emergere implicitamente delle finalità prestabilite, dei commenti. Di fatto, manipolare le notizie fa parte di una prassi e di una tecnica asservite a un’esplicita finalità politica, le notizie sono selezionate e disposte secondo un’ideologia e un programma prestabiliti: la tendenza a far prevalere il commento sull’esposizione dei fatti è una caratteristica che distingue i nostri giornali da quelli stranieri, in particolare anglosassoni.

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3 Introduzione 1. La situazione di ieri e di oggi Nel 1973 Dardano scriveva: “in Italia manca ancora un giornale d’informazione, popolare, di facile lettura e con un’alta tiratura. Se fossero leggibili e insieme attenti più all’informazione che al commento, i nostri giornali potrebbero reggere validamente la concorrenza dei rotocalchi, della televisione e degli altri media. E così il nostro non sarebbe uno dei paesi civili in cui il quotidiano è meno venduto e letto”. Trent’anni dopo la situazione non è cambiata. La lingua dei quotidiani italiani è uno strumento poco idoneo a comunicare messaggi che interessano ampie cerchie di lettori; questo carattere, oltre a riflettere un modo particolare di intendere il compito della stampa - un circolo riservato ad una cerchia ristretta di intenditori - fa emergere i limiti della nostra scrittura giornalistica, troppe volte incapace di farsi intendere con chiarezza. Ci sono stati, negli ultimi trent’anni, dei tentativi di avvicinare il linguaggio dei giornali alla lingua comune, parlata: attraverso l’utilizzo di espressioni dialettali, di forme scherzose, di detti popolari, di luoghi comuni adattati. L’impressione è stata che questi tentativi mirassero, più che alla ricerca della verità e di un rapporto più stretto con il pubblico, a far emergere implicitamente delle finalità prestabilite, dei commenti. Di fatto, manipolare le notizie fa parte di una prassi e di una tecnica asservite a un’esplicita finalità politica, le notizie sono selezionate e disposte secondo un’ideologia e un programma prestabiliti: la tendenza a far prevalere il commento sull’esposizione dei fatti è una caratteristica che distingue i nostri giornali da quelli stranieri, in particolare anglosassoni.

Laurea liv.I

Facoltà: Lettere e Filosofia

Autore: Francesca Lorandi Contatta »

Composta da 66 pagine.

 

Questa tesi ha raggiunto 2105 click dal 20/03/2004.

 

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Disponibile in PDF, la consultazione è esclusivamente in formato digitale.