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Gestione delle società di calcio professionistiche: confronto tra la Juventus F.C. ed il benchmark Manchester United

Informazioni tesi

  Autore: Simone Argentin
  Tipo: Tesi di Laurea
  Anno: 2002-03
  Università: Università degli Studi di Milano
  Facoltà: Scienze Motorie
  Corso: Scienze Motorie
  Relatore: Franco Bruno Ascani
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 131

La seguente tesi si propone di confrontare la gestione di una squadra di calcio professionistica italiana, la Juventus F.C., e quella di una squadra inglese, il Manchester United.
La scelta dei due club non è casuale, in quanto il Manchester United è considerato il benchmark (modello di riferimento) europeo in ambito gestionale, e la Juventus F.C. è la squadra italiana che più di ogni altra presenta un sistema gestionale simile a quello del club inglese.
In questi ultimi anni, le società di calcio professionistiche si sono trasformate da semplici associazioni sportive a vere e proprie aziende, che, nella maggior parte dei casi, risultano essere ancora gestite nell’ottica di un mecenatismo che però, attualmente, non è più funzionale.
Al cospetto del volume d’affari sempre crescente che si sta creando nel mondo del calcio, e con l’introduzione dello scopo di lucro per le società di calcio, non è più proponibile la figura del presidente “mecenate”, che non bada a spese per acquistare giocatori, e che copre le passività di bilancio con beni propri.
Oramai le società di calcio sono diventate delle vere e proprie aziende, e come tali devono essere gestite.
Negli ultimi quindici anni, con l’avvento in qualità di presidenti di società di calcio, di imprenditori come Silvio Berlusconi, Massimo Moratti, Sergio Cragnotti e Vittorio Cecchi Gori, giusto per citarne alcuni, oltre alla storica figura del compianto Avvocato Gianni Agnelli, le cifre investite per l’acquisto di giocatori e quelle elargite loro come ingaggi, hanno seguito una crescita esponenziale, fino a sfiorare, a detta di molti, l’immoralità.
Questo sistema di gestione è stato messo a dura prova nel 1995 dall’approvazione della sentenza Bosman, con la conseguente eliminazione dell’indennizzo di trasferimento e la libera circolazione dei calciatori all’interno dell’Unione Europea.
La risposta dei presidenti delle società di calcio, purtroppo, non è stata per nulla rivolta alla prudenza, o basata sulla lungimiranza, e questo è ciò che ha mandato in tilt il sistema a distanza di pochi anni.
Nell’estate del 2002 si è assistito, per esempio, al fallimento di una società storica come la Fiorentina, in seguito ad una situazione debitoria creata da una gestione ben poco oculata, ed altre società sono in piena crisi economica.
A questo proposito il 21 febbraio 2003 è stato approvato un Decreto del Governo italiano, poi diventato Legge n°27 del 2003, che ha permesso ai grandi club di salvare i propri bilanci economici.
Con questa legge, infatti, è possibile abbattere in un colpo solo l’intero valore economico del parco giocatori, ed ammortizzare le perdite derivanti da queste svalutazioni nei dieci esercizi annuali successivi, anzichè nel bilancio oggetto dell’ operazione, come succede per qualsiasi altra azienda.
Nel panorama del calcio italiano l’unica squadra a presentare bilanci in attivo, e quindi a non aver beneficiato di questo escamotage, è la Juventus F.C.

Lo scopo di codesta tesi è di dimostrare, attraverso l’esempio del club inglese del Manchester United , quale sia l’unica strada percorribile per uscire da questa condizione di crisi.
Il Manchester ha dimostrato in questi anni come si possano raggiungere risultati economici di eccellenza e nello stesso tempo conseguire risultati sportivi di rilievo.
In questa tesi metteremo a confronto i dati economici del club inglese con quelli di una delle squadre più blasonate del calcio italiano, la Juventus F.C..

Il primo capitolo della tesi sarà interamente dedicato al marketing sportivo, con un’analisi approfondita di tale attività.
Nel secondo capitolo si procederà alla descrizione del sistema gestionale di una società di calcio professionistica, partendo da un breve resoconto sull’evoluzione strutturale delle società sportive dalla nascita delle prime S.p.a. calcistiche nel 1966, fino alla situazione attuale, passando per la Legge sul Professionismo sportivo e la Sentenza Bosman del 1995.
Verranno poi affrontati gli aspetti fiscali e tributari, con una tabella riportante le diverse imposte pagate dalle società allo Stato.
L’ultima parte del capitolo è dedicata al mondo calcistico inglese, in particolare alla gestione dei club ed a quei fenomeni sociali, primo fra tutti quello degli Hooligans, che caratterizzano il cosiddetto “modello inglese” di gestione.

Il terzo ed il quarto capitolo sono riservati alla presentazione dei due club prescelti per il confronto.

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1 INTRODUZIONE La seguente tesi si propone di confrontare la gestione di una squadra di calcio professionistica italiana, la Juventus F.C., e quella di una squadra inglese, il Manchester United. La scelta dei due club non è casuale, in quanto il Manchester United è considerato il benchmark (modello di riferimento) europeo in ambito gestionale, e la Juventus F.C. è la squadra italiana che più di ogni altra presenta un sistema gestionale simile a quello del club inglese. In questi ultimi anni, le società di calcio professionistiche si sono trasformate da semplici associazioni sportive a vere e proprie aziende, che, nella maggior parte dei casi, risultano essere ancora gestite nell’ottica di un mecenatismo che però, attualmente, non è più funzionale. Al cospetto del volume d’affari sempre crescente che si sta creando nel mondo del calcio, e con l’introduzione dello scopo di lucro per le società di calcio, non è più proponibile la figura del presidente “mecenate”, che non bada a spese per acquistare giocatori, e che copre le passività di bilancio con beni propri. Oramai le società di calcio sono diventate delle vere e proprie aziende, e come tali devono essere gestite. Negli ultimi quindici anni, con l’avvento in qualità di presidenti di società di calcio, di imprenditori come Silvio Berlusconi, Massimo Moratti, Sergio Cragnotti e Vittorio Cecchi Gori, giusto per citarne alcuni, oltre alla storica figura del compianto Avvocato Gianni Agnelli, le cifre investite per l’acquisto di giocatori e quelle elargite loro come ingaggi, hanno seguito una crescita esponenziale, fino a sfiorare, a detta di molti, l’immoralità. Questo sistema di gestione è stato messo a dura prova nel 1995 dall’approvazione della sentenza Bosman, con la conseguente eliminazione dell’indennizzo di trasferimento e la libera circolazione dei calciatori all’interno dell’Unione Europea.

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