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Stereotipi professionali: l'educatore una professione da donne?

“Essere libero non solo nel senso debole di agire in accordo con preferenze coerenti, ma anche nel senso più forte di aver scelto queste preferenze”
Le parole di J. Elster rappresentano una guida ed insieme un obiettivo del lavoro di ricerca svolto. Attraverso la realizzazione di tale studio ci si è infatti proposti di contribuire a rendere le persone libere di scegliere il proprio orientamento scolastico e professionale, evitando che stereotipi interiorizzati si traducano in rinunce o in adattamenti succubi a quella che sembra essere la via meno stretta.
La ricerca si propone dunque di indagare il fenomeno femminilizzazione della professione dell’educatore, attraverso l’individuazione di rappresentazioni professionali e di stereotipi relativi alla professione.
L’incipit è stato rappresentato dalle rilevazioni a livello statistico della segregazione orizzontale presente nel corso di laurea in Scienze dell’Educazione e di conseguenza nella professione dell’educatore. Infatti nel corso di laurea in Scienze dell’Educazione nell’a.a. 2001-2002 sono stati registrati l’88,9% di iscritte femmine, mentre sulla base di una ricerca condotta nel 1995 tra i professionisti presenti in Piemonte, le donne rappresentavano il 72%.
Si è dunque ipotizzato che alla base di tale fenomeno si potesse riconoscere l’influenza di stereotipi e rappresentazioni sessisti legati alla professione. Partendo da tale ipotesi è stata strutturato un percorso d’indagine che permettesse di riconoscere gli stereotipi sessisti legati alla professione. Sono dunque stati coinvolti 30 studenti del penultimo anno delle scuole superiori e li si è coinvolti in una . ricerca strutturata in forma di indagine condotta con osservazione partecipante intensiva attraverso focus group con il supporto di stimoli: schede –stimolo e fotolinguaggio.

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Marina Merlino, Stereotipi professionali: l’educatore una professione da donne?, Tesi di laurea, 2002. “Essere libero non solo nel senso debole di agire in accordo con preferenze coerenti, ma anche nel senso più forte di aver scelto queste preferenze” J. Elster 1 Le parole di J. Elster rappresentano una guida ed insieme un obiettivo del lavoro di ricerca svolto. Attraverso la realizzazione di tale studio ci si è infatti proposti di contribuire a rendere le persone libere di scegliere il proprio orientamento scolastico e professionale, evitando che stereotipi interiorizzati si traducano in rinunce o in adattamenti succubi a quella che sembra essere la via meno stretta. La ricerca si propone dunque di indagare il fenomeno femminilizzazione della professione dell’educatore, attraverso l’individuazione di rappresentazioni professionali e di stereotipi relativi alla professione. L’incipit è stato rappresentato dalle rilevazioni a livello statistico della segregazione orizzontale presente nel corso di laurea in Scienze dell’Educazione e di conseguenza nella professione dell’educatore. Infatti nel corso di laurea in Scienze dell’Educazione nell’a.a. 2001-2002 sono stati registrati l’88,9% di iscritte femmine, mentre sulla base di una ricerca condotta nel 1995 2 tra i professionisti presenti in Piemonte, le donne rappresentavano il 72%. Si è dunque ipotizzato che alla base di tale fenomeno si potesse riconoscere l’influenza di stereotipi e rappresentazioni sessisti legati alla professione. Come afferma M. Séri “Vengono operate delle scelte d’orientamento governate sotterraneamente da stereotipi, nella maggior parte dei casi, inconsci. I sociologi li chiamano fattori discriminanti. Sono dei fenomeni di censura o d’autocensura verso determinati percorsi scolastici, a seconda che si tratti di maschi o femmine(…)” 3 . Partendo da tale ipotesi è stata strutturato un percorso d’indagine che permettesse di riconoscere gli stereotipi sessisti legati alla professione. Sono dunque stati coinvolti 30 studenti del penultimo anno delle scuole superiori e li si è coinvolti in una . ricerca strutturata in forma di indagine condotta con osservazione partecipante intensiva attraverso focus group con il supporto di stimoli: schede – stimolo e fotolinguaggio. “Il focus group è come una tecnica di rilevazione per la ricerca sociale, basata sulla discussione tra un piccolo gruppo di persone, alla presenza di uno o più moderatori, focalizzata su un argomento che si vuole indagare in profondità. 4 ” La scelta di questa metodologia per la ricerca presa in esame è stata finalizzata allo stimolo dell’interazione, del dibattito tra soggetti, della libera espressione e risposta agli stimoli forniti sulle rappresentazioni della professione di educatore. “Ciò che caratterizza il focus group è ancora il fatto che la relazione non è basata sulle risposte dei singoli partecipanti alle domande dell’intervistatore, bensì sulla loro interazione. Diversamente dall’ intervista infatti i partecipanti non devono rispondere individualmente ad una serie di domande, ma discutere e confrontarsi sul tema d’indagine” 5 1 J. Elster, Ulisse e le sirene, Bologna, Il Mulino, 1983, p87. 2 M Rey, Educatore di professione, Gruppo Abele, 1997. 3 M. SERI , Quand le sexe compte plus que les notes, in « Le Monde de l’éducation », 301, 2002, p. 35. 4 S. CORRAO, Il focus group, IL MULINO, 2002. 5 S.CORRAO, 2000, p67.

Tesi di Laurea

Facoltà: Scienze della Formazione

Autore: Marina Merlino Contatta »

Composta da 117 pagine.

 

Questa tesi ha raggiunto 3977 click dal 20/03/2004.

 

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Disponibile in PDF, la consultazione è esclusivamente in formato digitale.