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Il marchio non registrato

La tesi è volta ad analizzare le differenze ed analogie tra la tutela del marchio registrato e quella del marchio non registrato. Si analizza anche la situazione normativa del marchio di fatto prima e dopo la riforma del 42'. In particolare si riflette sulla legislazione attuale e la sua applicabilità anche ad Internet.

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4 INTRODUZIONE STORICA 1 Per parlare delle origini del marchio, è necessario far luce, su cosa s’intende per marchio. E’, sicuramente infondata, la teoria che identifica il marchio medioevale con la rappresentazione figurata del nome. I sigilli, le bandiere, le insegne, accompagnino il nome o si faccia a meno di esso è irrilevante, tanto il marchio rappresenta il nome! Asserzione errata: il marchio non va confuso con queste forme rappresentative del nome. Sono su piani diversi; diverso è anche il rapporto con il nome; diversa è la loro natura giuridica. Il Franceschelli 2 è molto chiaro e preciso nel suo Trattato di diritto industriale del 1960:” con il marchio si designa genericamente tutto ciò che si ricollega a problemi d’identificazione o distinzione fatte per segni apposti sulla cosa su edificio o su documenti rappresentativi o di essi o di fatti o rapporti che intorno ad essi si svolgono”. E’ certo, quindi, che il marchio non è, né un certificato né tantomeno un bollo. Grande fu la sua diffusione nell’antichità, come mezzo d’indicazione e autenticazione dell’origine. Diverse sono le espressioni con cui veniva designato: marca, marchum, merchum… Il marchio veniva usato, presso i Romani, sia come marchio individuale, apposto sulle opere d’arte ad indicare l’artefice; sia come marchi di fabbrica ad indicare il luogo di produzione, quindi, sia a scopo pubblico che a scopo commerciale. Non ci sono fonti che ci permettano di asserire, invece, che vi fosse una legislazione e quindi, una tutela del marchio, come istituto di diritto commerciale, presso i popoli orientali. 3 A Roma, la tutela dei marchi rientrava nella problematica della concorrenza sleale e, nelle fonti giuridiche in particolar modo, riguardava il rapporto fra patrono e liberto. Date le frequenti manomissioni degli schiavi (servi institores o negotiatores), spesso accadeva che, una volta divenuti liberti, questi stessi si dedicassero all’esercizio di attività commerciali o di produzione, anzi, molto spesso, continuavano proprio la medesima attività economica, che da schiavi avevano esercitato nella 1 Benedetto M.A, in il Marchio (storia), in Enciclopedia del diritto XXV, 2 Franceschelli, Trattato di diritto industriale, Milano, 1960, 191 3 Serrao, in Impresa e responsabilità a Roma nell’età commerciale. L’autore afferma che una tutela del marchio figurava all’epoca ricompresa nell’ambito della concorrenza sleale, quindi si trattava di una tutela indiretta che poteva raggiungersi proprio mediante la repressione degli atti diretti a danneggiare l’impresa.

Tesi di Laurea

Facoltà: Giurisprudenza

Autore: Tania Cesarini Contatta »

Composta da 132 pagine.

 

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Disponibile in PDF, la consultazione è esclusivamente in formato digitale.