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La somministrazione di lavoro

La tesi analizza il D. lgs. n. 276/2003 in materia di somministrazione lavoro. Il punto focale è la disciplina della fattispecie interpositoria nell'ordinamento giuslavorista: da divieto - legge n. 1369/1960, divieto di intermediazione ed interposizione nelle prestazioni di lavoro - a deroga - legge n. 196/1997, lavoro temporaneo - ed infine liceità - Titolo III del decreto lgs. n. 276/2003 -.
Nonostante l'innovazione dovuto all'introduzione, nell'ordinamento del lavoro, dell'istituto dello staff-leasing, la nuova disciplina conferma, in parte principi e modelli della previgente legge n. 196/1997, da ciò derivano le numerose analogie con la fattispecie del lavoro interinale; così come dall'esame della disciplina si segnalano le diversità e le abrogazioni rispetto alla normativa precedente in materia di somministrazione di lavoro altrui. Inoltre il modello normativo del D. lgs n. 368/2001 del contratto di lavoro a tempo determinato invade nella disciplina del fenomeno interpositorio determinando un'applicazione speciale del D. lgs. n. 368/2001 nella disciplina della somministrazione di lavoro a termine. Infine, l'analisi del D. lgs. n. 276/2003 non tralascia: le possibili aspirazioni del contratto di somministrazione lavoro al contratto tipico della somministrazione di cose disciplinato dagli articoli 1559-1570 del codice civile ed il richiamo espresso da parte del legislatore delegato all'articolo 1655 c.c. in materia di appalto di servizi.

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1 Introduzione Dalla tendenza espansiva del diritto del lavoro alla sua contrazione, in nome della flessibilità. La nuova generazione del diritto del lavoro approvata dal Parlamento con la legge delega n. 30/03 ed attuata con decreto legislativo n. 276/2003, accoglie il progetto di M. Biagi 1 contenuto nel libro bianco sul mercato del lavoro – Proposte per una società attiva e per un lavoro di qualità 2 –; rileva l’inclinazione della normativa giuslavoristica incentrata sulla flessibilità dei flussi della somministrazione di forza lavoro; dovuto ad un mutamento economico-sociale-lavorativo che comporta, come qualsiasi cambiamento, degli attriti tra ciò che è nuovo e, quindi da regolare e ciò che è vecchio da ri-regolare e/o de-regolare, in cui l’assorbimento della nuova generazione del diritto del lavoro, senza subire scosse, da parte di una specifica collettività – lavorativa e giuslavorista – è inevitabile. La flessibilità controllata 3 , ossia la compressione del diritto del lavoro operata da leggi ri-regolatorie, che in virtù di un regime sanzionatorio ritornava ad espandersi, riconquistando così la sua veste vincolistica, subisce con il decreto legislativo n. 276/2003 una riduzione di applicazione, lasciando spazio ad nuova stagione del diritto del lavoro incentrata sulla flessibilità in entrata 4 della manodopera, imposta da leggi de-regolatorie. Il tema della flessibilità in entrata dei lavori rientra tra gli argomenti della XIV legislazione di riforma del mercato del lavoro, con l’obiettivo di adeguare il reclutamento della manodopera alle esigenze dei processi produttivi aziendali e nello stesso tempo di diminuire il tasso di disoccupazione ampliando i mezzi di accesso alla occupazione prevedendo nuovi strumenti contrattuali di assunzione. 1 Sulla figura del giuslavorista M. Biagi si vedano: M. Pedrazzoli e M. Tiraboschi rispettivamente in “M. Biagi e le riforme possibili: l’ostinazione del progetto” e “ M. Biagi: l’uomo e il maestro”. 2 Si consulti il sito www.welfare.gov.it., per la riforma del mercato del lavoro. 3 Ovvero flessibilità normata: flessibilità di contemperamento tra le esigenze dei datori di lavoro e i diritti e i bisogni dei lavoratori. 4 Misure promozionali di assunzioni, connotate da un duplice obiettivo: adeguare il reclutamento della manodopera alle esigenze aziendali e allargare le possibilità di accesso all’occupazione.

Tesi di Laurea

Facoltà: Economia

Autore: Antonia Pulpito Contatta »

Composta da 170 pagine.

 

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Disponibile in PDF, la consultazione è esclusivamente in formato digitale.