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Il Parlamentarismo spagnolo dalla Costituzione di Cadice al Post-franchismo

Informazioni tesi

  Autore: Luca Ianni
  Tipo: Tesi di Laurea
  Anno: 2001-02
  Università: Università degli Studi di Bari
  Facoltà: Scienze Politiche
  Corso: Scienze Politiche
  Relatore: Alessandro Torre
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 371

La struttura del lavoro svolto, nel primo capitolo ho affrontato l’aspetto delle dinamiche interne ai parlamenti in terra spagnola nel medioevo, mettendo in risalto il ruolo assunto dal Parlamento come istituzione nel rapporto dialettico con gli altri centri di potere, in modo particolare la Monarchia, ed evidenziando, tuttavia, come tali dinamiche assunsero caratteri peculiari differenti da regno a regno. Va comunque osservato come il Parlamento resti assoggettato al volere della Monarchia.
Lo studio svolto ha analizzato, nel secondo capitolo, il contesto storico-istituzionale nel quale si inserisce il tentativo di attribuire alla Spagna una Costituzione (quella di Cadice) che delineasse i principi fondamentali della nuova forma di governo.
La nuova Costituzione delineò la rispettiva posizione istituzionale e le attribuzioni degli organi di governo interno ai quali giostrava il gioco del potere della monarchia limitata: re e parlamento. L’obiettivo fondamentale della Carta costituzionale di Cadice fu quello di realizzare una transizione tra l’assolutismo ed il costituzionalismo, attraverso la definizione di un sistema strettamente parlamentare. Tuttavia, quanto realizzato da questa Costituzione, non fu sufficiente per dar forma ad una realtà politica nuova, come testimoniano le costituzioni del 1845 e soprattutto quella del 1876, anche se la sua influenza sulle monarchie occidentali determinò una progressiva parlamentarizzazione di queste, riducendo il protagonismo del monarca man mano che aumentava quello del parlamento.
Il terzo capitolo esamina le cause per le quali la legittimità del parlamentarismo non è mai stata accettata in modo unanime.
Infatti, per lungo tempo parte della legittimità monarchica sopravvisse in una certa parte dell’opinione pubblica. Ciò fu uno dei motivi che determinò, insieme alle spaccature in seno ai sostenitori della Repubblica (1931), e alla mancata riforma agraria promessa dal governo repubblicano, lo scoppio della guerra civile, dalla quale uscirono vincitori i nazionalisti capeggiati dal generale Francisco Franco. L’insurrezione militare non incontrò la riprovazione generale, poiché all’inizio non ebbe carattere rivoluzionario, ma fu intesa da molti come un «colpo di Stato» diretto a dar vita ad un governo forte, che ristabilisse condizioni di vita accettabili.
Nel quarto capitolo ho evidenziato e analizzato i caratteri tipici assunti dalle Cortes in relazione all’instaurazione del regime dittatoriale del generale Franco. Le Cortes create nel 1942 non erano un parlamento eletto a suffragio uniforme sia esso censuario (come per molte Camere del XIX secolo) o universale (come per le Cortes del 1931), ma un’assemblea unicamerale integrata da rappresentanze a carattere diverso: a carattere organico (rappresentanze dell’organizzazione sindacale, degli enti locali, dei nuclei familiari, del Consiglio nazionale), e a carattere corporativo (rappresentanze di istituzioni culturali e professionali).
Da tutto ciò si evince l’assenza, in quello che per quarant’anni è stato l’organo di rappresentanza del sistema spagnolo, di gruppi politici definiti, in quanto l’unico partito autorizzato era il Movimento nazionale. Nelle Cortes è quindi sempre mancata quella dialettica fra diverse opinioni politiche che è elemento fondamentale di ogni organo collegiale di rappresentanza.
Solo nella cosiddetta “terza fase” dell’era franchista si assistette ad una politica di governo più moderata, come dimostrano le modifiche alle Leggi Fondamentali e ai regolamenti delle Cortes attuate a partire dal 1967.
Nell’ultimo capitolo ho inteso esaminare il delicato passaggio dal regime dittatoriale ad un regime di tipo democratico, evidenziando il ruolo assunto dal re Juan Carlos di Borbone, garante della transizione nella delicata fase storico-politica spagnola, soprattutto alla luce di un ancor vivo sentimento nazionalista. Questo nuovo corso costituzionale ha attribuito definitivamente al Parlamento quel ruolo di istituzione centrale che gli è proprio per definizione, e quella funzione di rappresentanza tipica dei sistemi democratici.

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IV INTRODUZIONE Svariati motivi mi hanno spinto ad indirizzare l’ultima fase del mio percorso formativo universitario, verso l’approfondimento dell’ordinamento costituzionale spagnolo, e più in particolare, nei riguardi del parlamentarismo e della nascita dei primi parlamenti liberali in Spagna, che risalgono alla Costituzione di Cadice (1812), fino ad analizzare l’evolversi dell’istituzione parlamentare come luogo effettivo di rappresentanza del popolo spagnolo, nella fase successiva alla dittatura del generale Francisco Franco (1939-1975), meglio denominata “transizione alla democrazia”. Il mio interesse per la storia e la cultura della Spagna, ha radici profonde ma, in particolar modo, una passione spasmodica per gli avvenimenti di carattere storico-politico, nonché una buona conoscenza della lingua castigliana e del territorio iberico, hanno fatto sì che io iniziassi e affrontassi con passione questa ricerca.

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