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Il riparto della funzione legislativa fra lo Stato e le Regioni ordinarie

Informazioni tesi

  Autore: Alessandro Ciliberti
  Tipo: Tesi di Laurea
  Anno: 2002-03
  Università: Università degli Studi di Foggia
  Facoltà: Giurisprudenza
  Corso: Giurisprudenza
  Relatore: Marco Olivetti
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 168

La legge costituzionale n. 3 del 2001, recante: “Modifiche al Titolo V della parte seconda della Costituzione”, è indubbiamente la più importante riforma costituzionale finora approvata dall'entrata in vigore della Costituzione.
Essa costituisce la tappa finale di quella che è stata autorevolmente definita la “stagione delle riforme”, sviluppatasi su due modelli: da un lato attraverso una serie di interventi legislativi in funzione di riforma amministrativa del sistema statuale, e dall’altro sul piano delle innovazioni costituzionali volte a rafforzare il ruolo e la condizione istituzionale di Comuni, Province e Regioni, ed ha il merito di aver trasformato in radice tutto l'assetto del governo territoriale, e sovvertito i tradizionali rapporti tra centro e periferia.
Alla “stagione delle riforme” è poi seguita (e sta proseguendo) quella delle “controriforme”, o delle “riforme della riforma”, da attuare mediante i “disegni di legge di devolution”: Bossi-La Loggia e La Loggia-Bossi.
Scopo di questa tesi di laurea è inquadrare la funzione legislativa risultante dalle modifiche apportate al Titolo V della Costituzione, delineando, in particolare, gli elementi che costituiscono gli assi portanti del riparto delle competenze legislative tra Stato e Regioni.

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1 CAPITOLO I CONSIDERAZIONI GENERALI Sommario: 1.1. La potestà legislativa delle Regioni prima della riforma del Titolo V. - 1.2. La crisi del modello tradizionale e le esigenze federaliste. - 1.3.La “stagione delle riforme”. Le tappe verso la legge costituzionale n. 3 del 2001. - 1.4. I “pilastri” della Riforma. 1.1. La potestà legislativa delle Regioni prima della riforma del Titolo V Il compito di esaminare criticamente gli effetti apportati al nostro ordinamento dalla nuova ripartizione della funzione legislativa tra Stato e Regioni, ad opera della riforma del Titolo V della Costituzione, impone, in primo luogo una osservazione sull’impianto normativo quo ante. Ci sono momenti, nella storia costituzionale degli Stati, in cui le migliori menti politiche del tempo sono poste di fronte a scelte fondamentali: nel caso dell’ordinamento italiano, la decisione dell’Assemblea Costituente del 1947 non riguardava solo la scelta tra Stato accentrato o decentrato, ma anche e soprattutto quella fra le possibili forme riconducibili al secondo tipo. Per la neonata Repubblica si scelse il modello regionale; quello in cui, accanto all’ente pubblico sovrano Stato, dotato di personalità giuridica interna e internazionale, sono previsti altri enti pubblici territoriali, con personalità giuridica di diritto pubblico interno, con rilevanza anche internazionale e un consapevole grado di autonomia politica, legislativa ed amministrativa.

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