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Aspetti giuridici del terrorismo internazionale

Informazioni tesi

  Autore: Catena Di Bella Gozzi
  Tipo: Tesi di Laurea
  Anno: 2000-01
  Università: Università degli Studi di Catania
  Facoltà: Scienze Politiche
  Corso: Scienze Politiche
  Relatore: Francesco Domenico Riccioli
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 253

PREMESSA

La ricerca sugli aspetti giuridici del terrorismo internazionale presenta varie difficoltà da ricollegare, innanzitutto, alla mancanza di una definizione giuridica della fattispecie criminosa “terrorismo internazionale” tout court, distinta da quella delle varie e ben definite attività terroristiche.
Ad oggi il tentativo di ricostruire un quadro giuridico che delimiti compiutamente il fenomeno generale è risultato vano, nonostante gli sforzi in tal senso compiuti da tutta la Comunità Internazionale. Evidentemente non sono stati sufficienti gli incontri tra i capi di Stato dei Paesi maggiormente industrializzati o gli studi effettuati dalla Commissione di Diritto Internazionale delle Nazioni Unite o, ancora, le argomentazioni presentate dalle autorità americane competenti - interessate dal fenomeno più di quelle degli altri Paesi occidentali - per risolvere le questioni esclusivamente giuridiche del problema.
Nell’affrontare tali questioni è necessario tenere presente che il terrorismo internazionale implica svariate attività criminose compiute non solo da singoli individui o da gruppi mossi da finalità antisociali, bensì anche dagli Stati, che agiscono mediante organi de jure o de facto rendendosi così responsabili dinanzi alla Comunità Internazionale. Nell’ambito delle attività terroristiche di rilievo internazionale vanno poi distinti gli atti criminosi compiuti durante le operazioni belliche: questi ultimi, infatti, rientrano nella sfera dei crimini internazionali di guerra, e sono banditi dal Diritto Internazionale bellico. Altri atti terroristici, invece, possono essere facilmente confusi con le azioni di guerriglia compiute dai movimenti di liberazione nazionale che lottano, al contrario dei terroristi, per salvaguardare il principio di autodeterminazione sancito dal diritto consuetudinario.
Non può certo essere negato l’impegno fin qui profuso dalla Comunità Internazionale nella lotta contro il terrorismo. Esso è infatti ampiamente testimoniato dalle svariate convenzioni internazionali stipulate al fine di regolamentare le attività delittuose in cui si è estrinsecato il fenomeno.
Se non è stato finora possibile delineare una Convenzione unitaria sul terrorismo internazionale, si è invece diffuso nell’ordinamento giuridico internazionale un approccio piuttosto settoriale al tema in questione: sono infatti numerosi i trattati conclusi con l’obiettivo specifico di individuare un regime sanzionatorio per le singole attività criminose. Problemi simili sono stati del resto riscontrati anche nell’esperienza italiana a seguito dell’introduzione di una normativa antiterrorismo, e tali problemi non sono stati attenuati neanche da un sistema penalistico evoluto quale quello del nostro Paese. Il nostro legislatore, di fronte alla difficoltà di inquadrare in una espressione normativa una realtà sociopsicologica dai confini non rigorosi, anziché fornire una definizione giuridica del terrorismo ha preferito puntare sulla introduzione di un’apposita figura di dolo specifico, identificata nella “finalità terroristica”, per caratterizzare alcuni comportamenti delittuosi già in precedenza sanzionati.
In conclusione, l’indagine ha dimostrato come gli Stati, paradossalmente, si siano mostrati maggiormente concentrati sugli effetti piuttosto che sulle cause del fenomeno. Quest’ultimo profilo - la rimozione delle cause del terrorismo - è stato di frequente argomentato in seno all’Assemblea generale delle Nazioni Unite, ove i rappresentati di Stato hanno dimostrato di conoscere a fondo il problema, di natura principalmente economica, posto alla base del terrorismo internazionale; ma i dissidi politici da risolvere sono numerosi. Appare rilevante sottolineare, quindi, come ancor prima di auspicare soluzioni giuridiche (quali ad esempio la costituzione di una Corte Penale Internazionale), occorrerebbe adoperarsi per formulare accordi sostanziali di spiccata valenza economica - politica.

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1 2. I lavori dell’Assemblea Generale delle Nazioni Unite in materia di terrorismo internazionale. a) Primi lavori dell’Assemblea Generale. Dopo la prima guerra mondiale la Società delle Nazioni, in seguito all’assassinio del re Alessandro di Jugoslavia e del ministro francese degli affari esteri Barthou (avvenuto a Marsiglia nel 1934), convocò una conferenza intergovernativa che, il 16 novembre 1937, si concluse con la redazione di due Convenzioni, l’una per la prevenzione e la repressione del terrorismo, l’altra per la creazione di una Corte penale internazionale. Tuttavia, né l’una né l’altra Convenzione hanno raccolto le ratifiche necessarie a garantirne l’entrata in vigore; a causa di tale fallimento, le Nazioni Unite non hanno trattato specificamente tale problema fino agli anni settanta . La prima delle due Convenzioni - sulla prevenzione e la repressione del terrorismo - appare di particolare interesse, poiché descrive e definisce in maniera generale il terrorismo internazionale, elenca gli atti terroristici e

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