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L'ingresso e il soggiorno degli stranieri non comunitari in Europa: tra cittadinanza ed esclusione. I casi di Francia e Spagna.

Informazioni tesi

  Autore: Sabrina Espeleta
  Tipo: Tesi di Laurea
  Anno: 2002-03
  Università: Università degli Studi di Bologna
  Facoltà: Scienze Politiche
  Corso: Scienze Internazionali e Diplomatiche
  Relatore: Lorenza Sebesta
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 249

Riassunto: l’argomento di questa tesi è l’analisi dettagliata delle leggi, attualmente in vigore in Francia e Spagna, che regolano l’ingresso e il soggiorno degli stranieri, in particolare quelli non comunitari. L’analisi si concentra sui due casi nazionali e tiene in considerazione anche una terza dimensione, quella europea, che negli ultimi anni ha assunto sempre maggiore importanza soprattutto nella definizione delle politiche di immigrazione nell’Unione. L’ingresso si riferisce principalmente alle politiche dei visti, mentre il soggiorno tratta la questione dei permessi di soggiorno e di lavoro, delle politiche di ricongiungimento famigliare e dei requisiti per il rilascio di queste autorizzazioni. Il lavoro è suddiviso in tre capitoli. Il primo tratta il caso francese, la politica di immigrazione dei governi francesi negli anni Novanta e l’ultima legge approvata, la legge Chevènement del 1998 ed i requisiti richiesti per l’ingresso e il soggiorno nel territorio. L’ultimo paragrafo del capitolo riassume la questione della cittadinanza ed i criteri per la sua concessione. Il secondo capitolo, relativo alla Spagna, segue la stessa struttura: la storia delle politiche migratorie negli anni Novanta, l’attuale legge 8/2000 e la cittadinanza spagnola. Infine, il terzo ed ultimo capitolo traccia i punti in comune e le divergenze tra i due casi nazionali, inserendoli nel processo di integrazione europea.
Principali risultati raggiunti: partendo dal presupposto che la legge regola i flussi migratori e le modalità di ingresso nel territorio di uno Stato, si è voluto dimostrare che l’irregolarità (in cui incorrono i migranti durante il loro iter burocratico per il conseguimento dei permessi di soggiorno) è una condizione che viene subita dallo straniero, in quanto nella maggior parte dei casi è indotta dalla stessa normativa nazionale. In questo modo, attraverso l’analisi delle due leggi nazionali, si è potuto constatare quanto numerosi siano gli ostacoli legali alla libera circolazione. Si è dimostrato, inoltre, che oltre alle leggi nazionali, anche le - poche - normative comunitarie concentrano la loro attenzione sulla questione del rafforzamento dei controlli d’identità, sulla chiusura delle frontiere esterne e sulla lotta all’immigrazione “clandestina”, quella stessa immigrazione che, paradossalmente, è stata provocata da legislazioni nazionali poco efficaci.
Metodologia seguita: per la comprensione del fenomeno migratorio si è adottato un approccio in parte descrittivo ed in parte analitico, per poter individuare le debolezze ed i punti di forza della legge spagnola e di quella francese: attraverso la descrizione della normativa nazionale e di quella europea si è cercato infatti di risalire ad una delle cause del fenomeno dell’irregolarità. Di conseguenza, le fonti primarie utilizzate sono state la legge francese e quella spagnola, con i rispettivi Regolamenti di esecuzione e gli atti comunitari; le fonti secondarie sono state principalmente articoli e monografie di politologi, sociologi e giuristi che hanno studiato a fondo la tematica dell’immigrazione in Europa. Infine, sono state di vitale importanza, per la comprensione del fenomeno, nonché per il mio arricchimento personale, i colloqui - durante il periodo di ricerca a Madrid e Parigi – con gli avvocati ed i giuristi che lavorano nelle associazioni di difesa dei migranti, ma anche con i diretti interessati, i migranti senza documenti, che hanno dovuto affrontare in prima persona il problema della clandestinità.

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INTRODUZIONE Le migrazioni internazionali sono una risorsa di enorme importanza per lo sviluppo delle nostre società: gli uomini emigrano per diversi motivi, spinti dalla fame, dalla povertà, o dal semplice desiderio di conoscere nuove terre. Le frontiere che si attraversano rappresentano una delimitazione tra uno stato e l’altro ed un ostacolo alla libera circolazione degli esseri umani, delle idee e delle culture. Soprattutto negli ultimi anni abbiamo assistito ad una progressiva chiusura delle frontiere, ad un inasprimento dei controlli: la limitazione di questa libertà naturale di spostamento è la conseguenza di una trasformazione radicale nelle società contemporanee, che hanno costruito grandi ricchezze nell’ultimo secolo, ma allo stesso tempo hanno eretto un alto muro difficile da attraversare, per coloro che risiedono nell’emisfero sud del mondo. L’Europa e gli Stati Uniti, a partire dagli anni ’70 e con lo scoppio della crisi finanziaria internazionale, decisero di arrestare una immigrazione che fino a quel momento avevano appoggiato e auspicato per facilitare la ricostruzione nella fase di industrializzazione post-bellica. Il 1973 rappresenta quindi un anno di svolta nella politica di apertura: i paesi europei, incapaci di gestire la crisi economica e la disoccupazione dilagante, decidono quindi di chiudere le frontiere ed attuare una nuova politica di gestione e restrizione dei flussi, portata avanti fino ai nostri giorni. La crisi finanziaria e la crisi petrolifera hanno avuto un impatto concreto nelle politiche migratorie dei paesi europei, nonché hanno contribuito alla nascita della nuova “questione migratoria”: i movimenti di estrema destra hanno monopolizzato il discorso politico inserendo l’immigrazione (ed il legame causa-effetto con il problema della disoccupazione) nell’agenda politica, spingendo i governi di turno a gestire il fenomeno migratorio attraverso le misure restrittive e repressive. Gli anni Ottanta e Novanta hanno visto la prosecuzione di queste politiche restrittive che, nonostante alcune differenze di gestione da paese a paese, tendono ad assomigliarsi nella gran parte dei paesi europei. Stiamo assistendo negli ultimi anni ad una progressiva chiusura delle frontiere, ad un’intensificazione dei controlli ai confini, ad un aumento dei criteri per l’accesso ai diritti fondamentali, ai diritti di residenza e di cittadinanza.

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francia
immigrazione
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