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La comunicazione ''nel pallone''. Il calcio come motore del successo mediale.

In questo lavoro viene analizzata la dimensione spettacolare dello sport e in particolare del calcio soffermandosi su tre grandi aree della comunicazione: la stampa, la televisione e i new media. Tre aree che, ad oggi, stanno attraversando fasi completamente diverse della loro storia. La stampa sta attraversando in Italia un momento critico con la vendita dei quotidiani che stenta a decollare ma con l'offerta sportiva che invece è in costante aumento e riscuote successo in termini di numero di lettori; la televisione, invece, non ha di questi problemi ma sfrutta comunque il gioco calcio per aumentare i suoi dati di ascolto; la telefonia di terza generazione altro non fa che seguire l'esempio dei media che l'hanno preceduta e offre ai propri clienti nuovi servizi a contenuto calcistico contando ancora una volta su questo sport per sfondare nel grande mondo comunicativo.

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1 Premessa Lo sport può essere considerato un prodotto della società industriale di fine Ottocento, un aspetto fondamentale di quella che possiamo chiamare la cultura di massa e, come afferma anche Porro, un fenomeno complesso “capace di interessare e intersecare dimensioni diverse dell’esistenza e delle più vaste relazioni sociali”. 1 All’inizio del Settecento il termine sport 2 aveva un significato diverso rispetto a quello che assume oggi, ed andava ad indicare quelle attività ricreative come la caccia, la scherma, praticate soltanto dall’aristocrazia. Successivamente, prima in Gran Bretagna e poi nel resto del continente europeo, il significato di questo termine si è modificato e, ad oggi, noi intendiamo per sport tutte quell’insieme di attività ludiche di tipo agonistico e competitivo che richiedono un livello specialistico di abilità sia fisica che intellettuale. 1 Cfr. N. Porro, L’Imperfetta Epopea, Milano, Clup, 1989, pag. 15. 2 Il vocabolo sport deriva, secondo quanto riportato dal Grand dictionnaire universal du XIX siècle del grammatico Pierre Larousse, dall’antico francese desport che significa divertimento. Verrebbe perciò a cadere la primogenitura etimologica britannica, anche se già nel Cinquecento, il termine era presente in Inghilterra ad indicare il passatempo nobiliare della caccia. Di certo, dal mondo anglosassone si è venuto a diffondere ovunque allargando i limiti della sua accezione, fino a diventare sinonimo di alternativa all’attività lavorativa e, in genere, di quelle occupazioni che sono caratterizzate da un elemento di necessità. Anche in Italia esiste il termine “diporto” (e il verbo diportarsi) con il significato di spasso, svago e ricreazione (cfr. Il Dizionario della Lingua Italiana di Giacomo devoto e Gian Carlo Oli).

Tesi di Laurea

Facoltà: Scienze della Comunicazione

Autore: Maris Matteucci Contatta »

Composta da 200 pagine.

 

Questa tesi ha raggiunto 5550 click dal 21/06/2004.

 

Consultata integralmente 20 volte.

Disponibile in PDF, la consultazione è esclusivamente in formato digitale.