Questo sito utilizza cookie di terze parti per inviarti pubblicità in linea con le tue preferenze. Se vuoi saperne di più clicca QUI 
Chiudendo questo banner, scorrendo questa pagina, cliccando su un link o proseguendo la navigazione in altra maniera, acconsenti all'uso dei cookie. OK

''Cura Te Stesso'': L'imperativo socratico (d')après Foucault

Il tema della cura di sé (epimeleia heautou), nozione filosofica e principio pratico al centro dell’etica antica, rappresenta il problema intorno al quale si è organizzata la ricerca del cosiddetto «ultimo Foucault». Il presente lavoro si propone due scopi: primo, ricostruire il movimento del tema all’interno dell’opera di Michel Foucault; secondo, a partire dall’interpretazione foucaultiana, che ha fatto risalire a Socrate la prima elaborazione teorica dell’imperativo morale «Cura te stesso», interrogarsi sul significato da attribuire a questo principio inteso come contenuto positivo dell’etica socratica. Per tale ragione, la produzione intellettuale dell’ultimo Foucault in questo lavoro rappresenta sia ciò di cui si parla, sia ciò attraverso cui si parla di Socrate come del maestro della cura di sé («l’homme du souci de soi» ). Inoltre, interlocutori privilegiati saranno quegli storici e quei filosofi contemporanei in base ai quali il nostro autore ha potuto interpretare la filosofia antica come un’arte dell’esistenza; in particolare il punto di vista di Pierre Hadot, cui Foucault è debitore della nozione di «esercizi spirituali» (in seguito da lui designati come tecniche o pratiche del sé), costituirà un elemento di riferimento e di confronto costante.

Dalla prima parte di questo lavoro ho tratto un articolo di prossima pubblicazione: "Ad Atene e ritorno: La filosofia antica di Michel Foucault al Collège de France", su Dianoia - Annali di Storia della filosofia dell'Università di Bologna, numero 12, anno 2007.

Mostra/Nascondi contenuto.
1 Prefazione Questo lavoro rappresenta il punto di convergenza ideale di due serie di interessi che hanno caratterizzato fin dal primo anno il mio percorso di studi universitari: il confronto costante con il pensiero e l’opera di Michel Foucault ed una profonda fascinazione per l’etica filosofica antica. Accostandomi agli scritti dei filosofi greci e romani, infatti, avvertivo che le teorie che vi si discutevano non erano finalizzate soltanto a chiarire un certo contenuto concettuale, ma sapevano ottenere un sorprendente effetto psicagogico, come se quegli autori potessero vantare una comprensione maggiore dell’etica o, per meglio dire, più autentica rispetto ai moderni. Quanto a Foucault, lo scoprii come pensatore politico e per un certo periodo ho continuato a studiarlo solo per le sue analisi del potere, restando invece piuttosto scettico nei confronti della cosiddetta produzione strutturalista e incerto circa il valore da attribuire all’ultima fase della sua attività filosofica, rimasta incompiuta e, a detta di molti, profondamente aporetica. Tale è stato il mio atteggiamento fino alla lettura de L’herméneutique du sujet, 1 di cui ci parlò il prof. Walter Cavini durante il corso di storia della filosofia antica dell’anno accademico 2002/2003. Quel ponderoso volume, infatti, riporta un’interpretazione della filosofia antica che dava ragione delle mie impressioni, rimaste fino ad allora a un livello intuitivo: se gli antichi potevano parlare con proprietà di verità morali era perché concepivano la filosofia innanzitutto come maniera di vivere e, accanto ad un sistema di idee generali sul mondo, l’uomo e la conoscenza, si proponevano la pratica di tutta una serie di esercizi spirituali finalizzati alla formazione di un soggetto etico individuale. A partire da quella lettura mi sono reso conto dell’esistenza di un diffuso e crescente interesse per le pratiche filosofiche e per l’interpretazione foucaultiana della filosofia antica, fino al convegno Michel Foucault vent’anni dopo: Soggetti, verità, potere, 2 tenutosi a Venezia il 3 e 4 aprile scorso, dove ho avuto conferma di aver colto gli aspetti fondamentali della questione. In quell’occasione, infatti, i relatori che sono intervenuti sull’etica di Michel Foucault e sulla sua interazione con gli antichi, fra i quali Arnold I. Davidson e Mario Vegetti, si sono occupati delle stesse tematiche che informano il mio scritto: esercizi spirituali e cura di sé, parresia filosofica e soggettività. Come mi capiterà di ripetere nel corso del presente lavoro, sono convinto che per comprendere l’ultimo Foucault sia necessario fare riferimento ai corsi tenuti dal filosofo al Collège de France fra il 1980 e il 1984. Un soggiorno di studio a Parigi mi ha consentito di 1 Cfr. Foucault [19]. 2 Iniziativa promossa dalla Fondazione San Servolo – Istituto per le ricerche e gli studi sull’emarginazione sociale e culturale.

Tesi di Laurea

Facoltà: Lettere e Filosofia

Autore: Andrea Piatesi Contatta »

Composta da 150 pagine.

 

Questa tesi ha raggiunto 7120 click dal 02/09/2004.

 

Consultata integralmente 17 volte.

Disponibile in PDF, la consultazione è esclusivamente in formato digitale.