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Madama Anastasia. La censura e il cinema

Non possiamo quindi parlare di censura e di tabù senza considerare quello che è stato il ruolo predominante della cultura cattolica, nel nostro paese, o di religioso fondamentalismo in ogni altra parte del mondo dove a tali forme estreme giustificate da una intransigenza religiosa spesso è stato permesso di mettere in discussione la laicità di certi ordinamenti giuridici dettando le proprie leggi affinché si manipolassero le coscienze dei fedeli, condizionandone le scelte e creando i presupposti per un totale controllo su ogni manifestazione culturale.
La natura del cinema sovversivo e dei suoi temi principali e vitali nasce dalla necessità di liberarsi da un gioco spietato ormai del tutto scoperto le cui regole non tengono assolutamente conto di ciò che può essere considerato a ragion veduta una vera e propria fonte di poeticità, tale perché scevra dalle spire soffocanti del perbenismo e proiettata verso il libero sentire dell’autore che spesso in buona fede dà forma e sensibilità alle sue fantasie e che nel peggiore dei casi rende palese e sofferta la rappresentazione dei mali quotidiani, menzogna, arrivismo, strapotere falsità e cinismo.
Le innominabili realtà, le rappresentazioni del male, le immagini demoniache, le perversioni della carne si concretizzano nel cinema sovversivo, attraverso la rappresentazione mai celata del sesso e della violenza, perché esso segue sempre la regola: che ciò che ci spaventa maggiormente, nello stesso tempo, è ciò che ci attrae, tanto terribile quanto terrificante, il suo sacro terrore sarà più forte quanto più desiderato sarà l’oggetto.
La scelta di prendere ad esempio tre film diversi tra loro, per ambientazione, per qualità stilistiche. Per argomento, nasce dalla necessità di puntualizzare, se ancora ce ne fosse bisogno, che l’obbiettivo primario della censura è il controllo delle idee e la interdizione di quelle giudicate contrari alla norma dominante .
Ognuna di queste opere cinematografiche, ha rappresentato per la cultura della libertà, un grido di ribellione, che è stato punito, non dalla censura, ma da un intero sistema di ordine morale, che non è mai stanco di partorire nuove leggi, nuove costrizioni, nuove gabbie, dove è necessario rappresentarsi un’altra realtà.
Non di rado la censura derivante da ragioni di ordine morale sottende a motivazioni politiche e ideologiche che, mascherate dalla più evidente offesa al comune senso del pudore, o ai valori spirituali, possono essere lasciate nell’ombra nei riguardi della pubblica opinione.
Questo è il caso del film di Bernardo Bertolucci, Ultimo tango a Parigi: il sesso fine a se stesso, l’esaltazione della perversione del rapporto anale, la libertà dei costumi, vengono puniti perché nascondono un messaggio più forte; l’ipocrisia della società dei consumi, l’istituzionalizzazione religiosa della famiglia, la perdita di identità in una cultura manovrata dal marketing. È il caso del film di Pier Paolo Pasolini, Salò o le 120 giornate di Sodoma: l’anarchia del potere, l’omologazione della cultura e degli individui, la perdita della naturalità, il controllo dei media, denuncie urlate attraverso le immagini di violenza e di sopraffazione di un regime politico-sessuale, ma dimenticate dal pubblico a scapito delle scene sodomitiche e delle condanne a morte mai evitate.
È il caso del film di Derek Jarman, Sebastiane: un breve atto d’amore nei confronti della necessità di sentirsi diversi, della consapevolezza che diventa necessario ritrovare la nostra immagine, ormai persa tra i movimenti fluttuanti delle onde di questo mare di convenzioni stereotipate, per sopravvivere in un mondo che ci vuole tutti bravi padri di famiglia, efficienti macchine produttive. Sentiamo la necessità di domandarci: « ma se noi siamo diversi, gli altri chi sono? »
Abbiamo ormai compreso che questi provvedimenti censori puniscono “eccessi” ideologici più che carnali, ci siamo purtroppo abituati ai divieti sulle locandine, ai bollini colorati ai margini dei films, ricerchiamo quel poco di autenticità nei circuiti d’essai, e aspettiamo da un momento all’altro altre immagini che ci mostrino la verità.

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3 Le disavventure di Madama Anastasia ovvero l’evoluzione della censura nel cinema on è possibile distinguere il momento esatto in cui è nata la censura, se contemporaneamente all’avvento di questa, che per molti ormai è considerata la settima arte, o se invece c’è stato un momento, durante il quale il cinema ha vissuto una sua età dell’oro, in cui la libertà di espressione regnava sovrana e non doveva temere questa Signora d’altri tempi, elegante e silenziosa ma pur sempre attenta e spietata, che si accostava ad esso, interessandosene in maniera quasi morbosa. Durante le sue feste, queste serate dedicate all’arte e agli artisti, Madama Anastasia, non perdeva occasione per dare giudizi, controllare sagacemente e qualche volta, bruscamente e senza un motivo apparente, cacciare gli ospiti indesiderati. E anche se in certe occasioni ha avuto dei nemici, ha saputo difendersi, potendo contare su amici influenti, uomini legati al potere, al mondo della finanza, alle fila della onnipresente macchina religiosa. È stato Mino Argentieri 1 ad affibbiare il soprannome di Madama Anastasia alle censura, forse identificandola proprio con qualche nobile ed influente dama della nobiltà italiana, intorno alla quale si costruivano mondi di relazioni sociali e di controlli politici, attraverso 1 Cfr. Mino Argentieri, La censura nel cinema italiano, Editori Riuniti, Roma 1974 N

Tesi di Laurea

Facoltà: Lettere e Filosofia

Autore: Luca Lupo Contatta »

Composta da 98 pagine.

 

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Disponibile in PDF, la consultazione è esclusivamente in formato digitale.