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L'intervento delle Camere nell'esercizio dei poteri legislativi delegati al Governo in Italia ed in Spagna

Informazioni tesi

  Autore: Antonio Pepe
  Tipo: Tesi di Laurea
  Anno: 1997-98
  Università: Libera Univ. Internaz. di Studi Soc. G.Carli-(LUISS) di Roma
  Facoltà: Giurisprudenza
  Corso: Giurisprudenza
  Relatore: Sergiop. Panunzio
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 212

La dottrina ha affrontato generalmente lo studio della delegazione legislativa ponendosi nella prospettiva ''classica'' dell'analisi della legittimità di questo istituto in relazione al principio costituzionale della separazione dei poteri, cercando così di salvaguardare le competenze esclusive del Parlamento in materia legislativa.

Tale prospettiva di ricerca è stata altresì utilizzata per studiare la prassi parlamentare di prevedere, nell'ambito delle disposizioni delle leggi di delegazione, l'obbligo per il Governo di richiedere (e di tenere nel debito conto) il parere sugli schemi di decreti legislativi delegati espresso da commissioni bicamerali costituite ad hoc o dalle commissioni monocamerali permanenti: tale obbligo, infatti, altro non sarebbe, secondo la dottrina tradizionale, che una ulteriore garanzia per il Parlamento da ogni tentativo di espropriazione delle proprie competenze istituzionali operata dal Governo.

Recentemente, però, è stato dimostrato in dottrina che l'istituto della delegazione legislativa ha una natura ''polivalente'', nel senso che il Parlamento vi farebbe ricorso sia nel caso in cui la materia che intende disciplinare appaia tecnicamente complessa, sia nel caso in cui tale materia appaia politicamente complessa: attraverso la legge di delegazione, infatti, il processo di mediazione degli interessi viene ad essere dislocato all'esterno delle Camere e viene ad essere affidato al Governo, soggetto istituzionale meno permeabile, rispetto al Parlamento, alle pressioni avanzate dai centri di interesse più diversi.

La prassi delle Camere di inserire nelle disposizioni della legge di delegazione l'obbligo per il Governo di sentire il parere di commissioni parlamentari, allora, avrebbe come scopo tipico quello di consentire alle stesse Camere di intervenire nel procedimento di formazione della ''legge delegata'' quale soggetto istituzionale interlocutore del Governo, al pari di altri centri di pressione organizzata, soggetto istituzionale che si farebbe portatore dell'interesse acchè i principi ispiratori della disciplina normativa contenuti nella legge di delegazione non vengano alterati o snaturati.

Questo lavoro, dunque, si pone in tale nuova prospettiva di ricerca circa lo studio dell'intervento delle Camere nell'esercizio dei poteri legislativi delegati al Governo, proponendosi, innanzitutto, di illustrare descrittivamente l'evoluzione storica delle caratteristiche dello strumento utilizzato dal Parlamento per realizzare tale intervento (commissioni bicamerali ad hoc prima, monocamerali permanenti poi); in secondo luogo, darà conto dei problemi di legittimità costituzionale che tale intervento ha sollevato e delle pronunce della Corte costituzionale in merito; in terzo luogo (ed è l'idea-chiave dello studio), dimostrerà che tali strumenti di intervento parlamentare nella fase di esercizio del potere legislativo delegato possono essere considerati alla stregua di uno specchio capace di riflettere fedelmente l'assetto che la forma di Governo ha di volta in volta assunto nell'arco delle tredici legislature del Parlamento repubblicano; infine, i risultati scaturiti da siffatta indagine saranno confrontati con quelli che scaturiranno dall'analisi della prassi delle Camere spagnole di intervenire nella fase di esercizio del potere legislativo delegato al Governo, in modo da evidenziare come l'assetto da ultimo raggiunto dalla nostra forma di Governo sia molto simile all'assetto presidenzialista previsto dall'ordinamento costituzionale spagnolo.

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6 INTRODUZIONE “I mutamenti taciti della Costituzione non vanno scambiati con le alterazioni minimali della prassi, nell’ambito dei margini di elasticità che la Costituzione stessa lascia aperti. Il costituzionalista non si può ridurre a giornalista che prende atto di questo o di quel comportamento specifico di un singolo attore del gioco costituzionale, ma deve avere il senso della storia, delle mutazioni profonde ed irreversibili, del consolidarsi del nuovo diritto vivente, che per definizione, non si verifica giorno per giorno.” (L. Paladin, Editoriale, in Quaderni costituzionali, 1996, pag.5). La dottrina, già da molti anni ormai, ha approfondito lo studio della delegazione legislativa così come disciplinata dal combinato disposto degli artt. 72 comma 4, 76 e 77 comma 1 Cost., conducendo generalmente l’analisi nella prospettiva, per così dire, “classica” della legittimità dell’istituto alla stregua del principio della separazione dei poteri e, conseguentemente, della salvaguardia, attraverso la previsione di tutta una serie di limiti, delle competenze esclusive dell’organo parlamentare in materia legislativa. Tale prospettiva è stata anche utilizzata per lo studio della prassi parlamentare di prevedere, nelle leggi di delegazione, l’obbligo per il Governo di richiedere il parere di commissioni bicamerali costituite ad hoc o delle commissioni monocamerali permanenti. Posta tale prospettiva di ricerca, non può stupire il fatto che la chiave di lettura di questa prassi sia stata quella di considerarla quale apposizione di un limite procedimentale all’ipotesi, già di per sé

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Parole chiave

camere
delegazione legislativa
diritto spagnolo
governo
parlamento

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