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L'immagine degli Stati Uniti in Francia dopo l'11 settembre

Informazioni tesi

  Autore: Tommaso Balbo Di Vinadio
  Tipo: Tesi di Laurea
  Anno: 2003-04
  Università: Università degli Studi di Firenze
  Facoltà: Scienze Politiche
  Corso: Scienze Politiche
  Relatore: Antonio Varsori
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 252

Questa tesi si compone di due parti, distinte ma complementari. Nella prima vengono analizzate le relazioni tra la Francia e gli Stati Uniti da un punto di vista storico, nella seconda viene analizzata la percezione degli Stati Uniti in Francia dopo l’11 settembre, ovvero la valutazione francese della strategia americana in seguito agli attentati terroristici.
La Francia è stato uno dei paesi euroepi che ha maggiormente criticato la politica estera americana. Dall'altra parte gli Stati Uniti hanno sempre avuto difficoltà a comprendere le posizioni francesi. Capire i motivi di un tale disaccordo, ma anche cercare di capire se una tale contrapposizione abbia delle radici nelle relazioni franco-americane del dopoguerra è stato al centro dell’analisi di questo lavoro. A mio giudizio le ragioni della forte divergenza tra Francia e Stati Uniti sono da ricercare nella differente storia politico-culturale dei due popoli, come anche nelle differenti linee fondamentali di politica estera perseguite dai due paesi. La ricerca di indipendenza e di maggiori spazi di manovra da parte francese si è scontrata con la volontà di esercitare la leadership a livello europeo e mondiale da parte americano. Le ambizioni francesi si sono scontrate con i disegni americani. Ma se la Francia si pone come un precursore di una visione dell’ordine internazionale diverso ed opposto a quello statunitense, è anche vero che ciò è dovuto ad un forte senso di frustrazione rispetto alla potenza statunitense, nonché ad una certa ipocrisia. Per questo, se da un lato le critiche della Francia rispetto al modello unilaterale americano risultano essere costruttive, dall’altro dietro ad esse si nasconde il desiderio francese di contare maggiormente nelle relazioni internazionali. Tale duplice atteggiamento si riflette necessariamente sulla conduzione della politica estera francese. Ad esempio la Francia ha giustamente cercato di incanalare la risposta americana agli attentati terroristici in un quadro giuridico e multilaterale. Ma la Francia stessa, molto suscettibile sulle questioni di diritto quando riguardano qualcuno più forte di Parigi, non si sottomette sempre all’ONU se si tratta dei propri affari. Essa in effetti non ha chiesto l’autorizzazione all’ONU per intervenire in Costa d’Avorio. Per questa ragione accade talvolta che gli elementi di critica alle politiche francesi appaiono più convincenti delle dichiarazioni stesse della Francia . Ad esempio il ruolo di una “Europe puissance”, ripetuto spesso dai dirigenti francesi, risulta essere molto vago, dato che il concetto di “counterweight” rimane piuttosto ambiguo. La stessa visione di un mondo multipolare proposto dalla Francia è così vaga nei suoi tratti fondamentali che sembra unicamente un modello da contrapporre a quello americano. Quindi è chiaro come le nozioni di multilateralismo e di multipolarità siano utili quando si tratta di denunciare le ambizioni imperiali e l’esercizio solitario del potere (americano). Esse però non dicono alcunché sulle differenze di potere tra i poli, né sulla natura differente dei loro regimi rispettivi e dei loro legami, né sulla definizione delle regole del gioco. La visione di un “mondo multipolare”, attraverso il rafforzamento degli organismi multilaterali , piace molto ai francesi proprio per la promessa di un riequilibrio del mondo unipolare americano e perché permetterebbe alla Francia di “contare” nel mondo. Ma la fallacia di un tale atteggiamento è sempre probabile, perché è implicita nella contraddittorietà della definizione che la Francia dà di sé: “una media potenza con una missione globale”. Questi elementi di critica sostenuti da vari analisti francesi confermano quindi l’esistenza di opinioni differenziate all’interno del mondo accademico. Tali osservatori criticano non tanto le direttrici fondamentali di politica estera francese. Essi si trovano d’accordo con il governo francese nel criticare la politica estera statunitense in seguito agli attentati terroristici. In effetti, una delle tesi principali che emergono da questa ricerca, è quella secondo cui i francesi ritengono che l’America di Bush rappresenti un’estremizzazione delle politiche e delle tendenze dell’America dopo la seconda guerra mondiale. Il torto francese risiede quindi non tanto nell’essere antiamericana, quanto nel non essere abbastanza europea. È fortemente criticabile il criterio francese per cui ciò che va bene per la Francia va bene anche per l’Europa. Il cosiddetto “universalismo americano”, che comporta la rivendicazione di essere fonte d’ispirazione universale, vale quindi anche per la Francia.

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1 INTRODUZIONE a. Le ragioni di questa tesi In seguito all’insediamento dell’amministrazione Bush ma soprattutto agli attentati terroristici dell’11 settembre, le posizioni dell’Europa e degli Stati Uniti sulle principali questioni internazionali sono diventate sempre più distanti. Le forti critiche europee rispetto alla politica condotta dall’amministrazione Bush in seguito alla guerra in Afghanistan, soprattutto i contrasti tra le due sponde dell’Atlantico in margine alla guerra in Iraq hanno fatto parlare di una svolta epocale nei rapporti tra l’Europa e gli Stati Uniti. Francis Fukujama si chiedeva se aveva ancora senso parlare di Occidente 1 . Il dibattito si è concentrato sull’evoluzione del rapporto transatlantico e sulle profonde differenze tra l’Europa e gli Stati Uniti, e gli esperti mondiali di relazioni internazionali si sono quindi sbizzarriti nel cercare di elaborare tesi sul peggioramento delle relazioni tra le due sponde dell’Atlantico. L’attenzione si è concentrata soprattutto sugli Stati Uniti che a partire dall’insediamento di Bush ma specialmente con l’11 settembre si sono rivelati sempre più internazionalisti/interventisti e al tempo stesso sempre più isolazionisti. In questo lavoro di ricerca mi sono domandato se, dal punto di vista degli europei, la politica estera americana abbia subito un mutamento e se questo sia imputabile all’11 settembre o alla vittoria repubblicana di Bush. In Francia è presente difatti la convinzione che l’America di Bush sia un’America differente da quella precedente. Secondo gli analisti francesi l’attuale politica americana si discosta nettamente dalle politiche tradizionali degli Stati Uniti. 1 Francis Fukujama “Perché l’Europa non ama gli Stati Uniti”, Aspenia, n. 19, 2002.

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Parole chiave

11 settembre
amministrazione bush
dottrina bush
francia
guerra preventiva
neoconservatori
relazioni franco-americane
stati uniti

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