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La costruzione impari del genere 'donna' attraverso la performatività delle immagini: modelli e stereotipi nel mondo televisivo italiano

Informazioni tesi

  Autore: Francesca Flori
  Tipo: Laurea liv.I
  Anno: 2018-19
  Università: Università degli Studi di Firenze
  Facoltà: Pro.Ge.AS - Progettazione e Gestione di Eventi e Imprese dell’Arte e dello Spettacolo
  Corso: Scienze e tecnologie delle arti figurative, musica, spettacolo e moda
  Relatore: Silvia Lelli
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 85

Questa tesi nasce dalla volontà di capire se ancora oggi in un mondo occidentale dove si parla di questioni di genere, quote rosa, emancipazione femminile, libertà conquistate si possa veramente dire di avere abbattuto quelle barriere e quei condizionamenti che definivano l'uomo e la donna due categorie distinte posizionandoli su due assi differenti dove ognuno è chiamato a svolgere ruoli, mansioni e posizioni prestabilite.
Il settore di studio della tesi è quello mediatico in particolare la televisione italiana, dalla sua nascita ad oggi cercando di rintracciare al suo interno la presenza femminile, la sua rappresentazione e l'evoluzione di tale rappresentazione. Ho analizzato inizialmente il cartone animato, o anime quando si parla di quello giapponese, cercando di scoprire se già all'interno di un settore, quello dell'animazione dedicata all'infanzia, venissero veicolati stereotipi, modelli, e ruoli prestabiliti nei confronti delle bambine (e di conseguenza anche nei confronti dei bambini). Il lavoro di ricerca sul ruolo dell'animazione nel fornire modelli conformanti è partito da due continenti opposti, gli Stati-Uniti e il Giappone, che sono stati i primi produttori e esportatori intensivi del cartone animato e che hanno per molti anni dettato legge in merito. [...] Oltre alla pubblicità e all'animazione che potrebbero anche essere considerate produzioni a sé stanti in quanto dedicate palesemente a proiettare sogni, fantasie, desideri e quindi percepibili anche come non reali, impossibili, illusorie, ho preso in considerazione il lavoro e il ruolo svolti dalla donna all'interno della nascente televisione italiana, lo spazio e le posizioni a lei concesse nei programmi dedicati agli adulti, quelli che hanno sicuramente contribuito a creare un immaginario collettivo, cercando anche di individuare il contributo che il movimento femminista, l'antropologia di genere, e successivamente gli studi di genere hanno portato direttamente o indirettamente al settore mediatico.
L'ultimo capitolo si sgancia dalla ricerca inizialmente intrapresa che vuole rintracciare nel mondo dell'animazione dedicata all'infanzia e nello sviluppo della televisione italiana i tratti distintivi che veicolano modelli maschili e femminili secondo forme stereotipate e poco rappresentative. Il capitolo si distacca temporalmente dal periodo analizzato facendo un balzo negli anni 2000. Il distacco è anche argomentativo in quanto il focus di studio non è più la rappresentazione della donna nell'animazione, nella pubblicità o all'interno di programmi, ma si sposta sugli ‘effetti’, sui riscontri sociali di questo lungo processo di rappresentazioni mediatiche e propone così una serie di riflessioni sull'attuale libertà femminile, sull'emancipazione raggiunta dalle donne e fino a che punto questa libertà possa dirsi tale.
L'attenzione si sposta sui meccanismi che hanno coinvolto alcune giovani ragazze aspiranti lavoratrici nel sistema televisivo italiano ed un settore 'alto' della dirigenza italiana, composto da uomini 'potenti', che offrivano denaro, regali e promesse chiedendo in cambio prestazioni sessuali (più o meno esplicite); ho cercato di inquadrare quale sia stata la reazione del dibattito italiano e in quali logiche si potrebbero inquadrare le proposte (quelle che venivano fatte dai dirigenti alle aspiranti show-girl), le risposte (quelle che parte delle ragazze coinvolte hanno fornito) e le reazioni (reazioni del pensiero femminista, e non solo, attuale).
Mi sono chiesta se esiste un legame tra l'evoluzione della rappresentazione femminile, tra i modelli proposti dai media nel corso degli anni, modelli e comportamenti rintracciabili anche nel settore dedicato all'infanzia, e l'attuale idea che molte giovani, ma anche meno giovani, donne hanno del proprio concetto di autonomia, di libertà, di emancipazione. Se dietro l'affermazione del proprio del sé, del riconoscersi soggetto in grado di, non si nascondano ancora relazioni di potere asimmetriche mascherate dalla parola libertà e se queste relazioni non siano frutto di condizionamenti, veicolati anche e soprattutto dal settore mediatico.
Mi è stato utile a riguardo ripercorrere anche le tappe fondamentali del pensiero antropologico-femminista che si è sviluppato nell'arco del '900, per arrivare a comprendere quanto gli studi di genere siano stati e sono tutt'ora necessari al superamento di ideologie e politiche che creano asimmetrie tra i generi.
Nonostante la ricerca sul ruolo dei media come creatori di modelli sociali e comportamentali sia un tema datato e forse a volte considerato scontato in quanto ormai risaputo, il dibattito a riguardo all'interno dei gender studies è ancora vivo soprattutto nel mondo anglosassone e nei paesi nordeuropei e porta informazioni nuove, con varie e puntuali declinazioni che spaziano da una maggiore attenzione a quella che è la rappresentazione maschile, a quella gay, a quella razziale.

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26 CAPITOLO 2 IL POTERE EDUCATIVO DELL' ANIMAZIONE 2.1 Betty Boop, la new woman Dai primi del Novecento in poi i cartoni animati acquisiranno sempre più importanza all'interno del mercato cinematografico. Inizialmente le storie animate prendono spunto dalle 'strisce' (cartoons) che apparivano sui quotidiani e si basavano su disegni umoristici non studiati per divertire bambini, ma semmai per parodiare e tradurre in chiave comico-grottesca la vita degli adulti. L'animazione si fa veicolo di trasformazioni culturali, a volte anticipandole, altre impedendole. I due maggiori produttori di cartoni animati per l'infanzia, Stati Uniti e Giappone, con lo sviluppo dell'industria cinematografica, strumentalizzeranno sempre più l'animazione a favore del pensiero politico. Attraverso il cartone animato la trasmissione di regole morali, sociali e di credenze inizia, dagli anni Venti, ad essere animata, vista in movimento attraverso la televisione o il cinema e, fenomeno ancora più rilevante, la grande distribuzione e l'uso massiccio della televisione negli anni a venire permetterà l'omogeneizzazione dei contenuti e dei significati distribuiti, imprimendosi così con sempre più vigore, su un numero sempre maggiore di persone. I governi lo capiscono presto e attraverso censure e divieti veicolano il loro potere anche attraverso il cartone animato. Le immagini femminili, ma anche quelle maschili, vengono plasmate fisicamente e psicologicamente a seconda delle esigenze. “La funzione educativa del cartone animato (molto in voga a partire dagli anni '30), prenderà sempre più campo, sostituendosi alla funzione che un tempo esercitavano le favole e i racconti orali. A partire dagli anni '60, con l'espansione massiccia della tv, intere generazioni, anche fisicamente lontane fra loro, si sono ritrovate unite davanti al teleschermo a godere di racconti.” (G. Bendazzi, 1988, p.338) La famosa Betty Boop ad esempio, nasce negli Stati Uniti negli anni '30, personaggio ispirato alla cantante Helen Kane , rappresentava la cosidetta “new-

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Parole chiave

lady oscar
televisione italiana
donne e pubblicità
antropologia di genere
genere donna
anime e animazione anni ottanta
scambio sessuo-economico
dal sesso al genre
libertà femminile
tv e femminismo nell era di berlusconi

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