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Payment Services Directive 2: opportunità o minaccia per le banche?

Informazioni tesi

  Autore: Alessio Forlani
  Tipo: Laurea liv.I
  Anno: 2018-19
  Università: Università degli Studi Niccolò Cusano - Telematica Roma
  Facoltà: Economia
  Corso: Economia Aziendale e Management
  Relatore: Marco Iezzi
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 84

Il 13 gennaio 2018 è entrata in vigore la Payment Services Directive 2 (PSD2), la nuova direttiva europea che stabilisce le regole di utilizzo dei servizi di pagamento in uno scenario, quello dei sistemi di pagamento, che mai si era evoluto così velocemente come negli ultimi anni.
La PSD2 ridefinisce alcuni elementi della PSD, caduta in rapida obsolescenza in considerazione delle recenti innovazioni tecnologiche e dei cambiamenti di mercato conseguenti. Riusciranno le nostre banche, tradizionali prestatori dei servizi di pagamento, a mettere in discussione il loro modo di fare banca ed a intuire le nuove possibilità di business?
A questa domanda cercherà di dare risposta questo mio elaborato.
Ho parlato dei sistemi di pagamento, la loro evoluzione normativo regolamentare, le motivazioni della rapida obsolescenza della precedente direttiva PSD e gli obiettivi del legislatore europeo, soffermandomi sulle novità introdotte dalla PSD2 e su come cambieranno i pagamenti, e non solo quelli, con l'open banking.

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14 1.2 E-commerce e digital economy I principali incentivi all’evoluzione dei sistemi di pagamento sono state le nuove esigenze di acquisizione degli strumenti finanziari e l’acquisto di beni e servizi attraverso quello che è definito il commercio elettronico. Secondo studi recentemente effettuati dal gruppo italiano Digital Advisory Group (DAG) e da quello americano Boston Consulting Group (BCG) i modi con cui l’e-commerce contribuisce all’economia sono principalmente tre:  Contributo alla crescita del PIL. L’effetto della digital economy sulla formazione del prodotto interno lordo è stato del 2% circa in Italia e di un valore compreso fra il 3% e il 5% in Francia, Germania, Svezia e Regno Unito, crescendo a un ritmo fino a 10 volte superiore a quello della crescita di tutto il PIL. Il ritardo italiano come verrà analizzato nel paragrafo che segue è causato principalmente da ragioni di tipo burocratico e culturale (siamo uno dei paesi europei con un maggiore analfabetismo digitale).  Contributo all’occupazione. In 15 anni in Italia sono stati creati circa 700.000 posti di lavoro nel settore dell’economia digitale. Con dell’avvento di internet si stima siano nati 1,8 posti di lavoro contro un solo posto di lavoro perso, a livello globale si parla di 2,6 nuovi posti ogni uno perso.  Contributo allo sviluppo delle imprese. C’è un nesso tra l’utilizzo di internet da parte di una impresa e la sua capacità di ottenere ricavi. Le aziende che vendono i propri prodotti su internet hanno il 50% di probabilità in più di veder crescere il proprio giro di affari; esse riescono ad incrementare il proprio fatturato fino al 6% annuo contro l’1% annuo di quelle che non utilizzano il web. Nonostante l’Italia sia uno degli ultimi paesi europei per utilizzo dell’e- commerce, il volume degli affari legati al web vede un incremento annuo degli acquisti online del 2% circa con un volume d’ affari di

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Parole chiave

e-commerce
sistemi di pagamento
pagamenti elettronici
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