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Alessandro Pugliese

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Alessandro Pugliese

Nota presentativa

“La repubblica di Eugenio Scalfari ” questo il titolo del saggio prende in esame la storia del quotidiano romano dall’anno della sua fondazione (1976) fino all’uscita di scena del fondatore-direttore (1996). La ricostruzione integrale delle vicende di “Repubblica” non è mai stata, a tutt’oggi, tentata da nessun giornalista o storico del giornalismo) né dai protagonisti stessi di piazza Indipendenza. In commercio esistono, pertanto, solo monografie che s’incaricano di approfondire aspetti specifici (per altro tutte ormai fuori catalogo) e alcuna che affronti in misura sufficiente la dimensione storico-politica e socio-giornalistica del cosiddetto “fenomeno ‘Repubblica’”. Il mio lavoro raccoglie tutte le testimonianze bibliografiche e opera una summa di ciò che esiste sull’argomento con uno stile veloce e non accademico. In Appendice si trovano le tre interviste rilasciatemi da Eugenio Scalfari, Giampaolo Pansa e dall’attuale direttore Ezio Mauro. La narrazione delle vicende giornalistiche vissute dalla innovativa testata procede di pari passo alla ricostruzione e all’approfondimento di alcune specifiche vicende storiche che hanno avuto come teatro il nostro Paese; in particolare il terrorismo di sinistra di fronte al quale la posizione di “Repubblica” fu netta anche se problematica, il sequestro Moro, la parabola discendente della contestazione studentesca, il Pci di Enrico Berlinguer all’alba del compromesso storico, i governi democristiani, il primo governo Craxi con lo scandalo di Sigonella, l’apparizione della figura di Ciriaco De Mita con cui Scalfari instaurò un particolare e atipico rapporto, infine lo snodo cruciale rappresentato nella vita del quotidiano dalla guerra in seno alla Mondadori. L’impostazione si sforza di essere (e lo è) quanto più obiettiva possibile. Riconoscendo all’inedita esperienza giornalistica i suoi innegabili punti di forza e non tacendo le sue pur irrisolte zone d’ombra (il ruolo della loggia P2 che fu coinvolta nel “patto di non belligeranza” che Scalfari firmò insieme a Andrea Rizzoli e Bruno Tassan Din, i rapporti di Caracciolo con il Carboni e per questa via la posizione di Roberto Calvi presunto finanziatore alla ricerca di un trattamento di favore da parte del giornale) il complessivo dell’opera si rende un amalgama compatto e ben equilibrato.