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La funzione paterna nella tossicodipendenza

Alberto Villa

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Alberto Villa

In un incontro di supervisione mi è stata posta questa domanda dal conduttore: “Cosa ci fa un uomo in questo Servizio?”.
Perchè in una professione, dove la prevalenza degli educatori è di sesso femminile, c’è una forte richiesta di personale maschile, spe-cialmente nei Servizi che hanno a che fare con un’utenza appartenen-te alla fascia adolescenziale e in quelli che si occupano di tossicodi-pendenza.
Esiste uno specifico maschile ed uno femminile?
Mi sono state utili per chiarire i miei dubbi le ricerche di Franco For-nari che ha teorizzato l’esistenza di codici maschili, femminili, ma-terni, paterni e dei pari (fratelli) iscritti geneticamente nella memoria della nostra specie.
Pietropolli Charmet ha scritto molto sull’adolescenza puntando nei suoi studi al codice paterno nell’adolescenza quale fattore di supera-mento di questa fase per l’ingresso nel mondo adulto.
Da queste ricerche ho potuto comprendere i motivi di ciò che empiri-camente ho riscontrato nelle mie esperienze di tirocinio e in quelle lavorative (ho frequentato un corso per operatori e successivamente lavorato presso il Centro Gulliver di Varese che aderisce al “Progetto Uomo”, ho svolto poi tirocinio nel secondo anno formativo della scuola per educatori professionali presso il Centro Diurno del Ser.T. di Varese) , cioè la costanza di alcune caratteristiche nelle famiglie dei tossicodipendenti: l’evanescenza o addirittura assenza dei padri e l’ipercoinvolgimento delle madri.
Il codice che veniva espresso dagli educatori e dalla struttura stessa era di tipo prettamente paterno ed improntato all’assunzione di re-sponsabilità.
L’educatore nel lavoro con utenza tossicodipendente e adolescente avrebbe la funzione di integrare quel codice paterno che latita o co-munque fatica ad essere espresso dalla rete di relazioni del soggetto.
Un vecchio motto dice che “prevenire è meglio che curare”, quindi ho voluto mettere un accento sulla prevenzione.
Dalla letteratura che ho preso in considerazione risulta evidente come esista una struttura mentale del tossicodipendente che ci permette di poter stabilire delle categorie a rischio e quindi dipoter intervenire a monte in modo da evitare che la situazioni si cronicizzi con un di-spendio enorme di risorse umane e monetarie per la famiglia e per la Società.
Il codice paterno è importante non solo per la tossicodipendenza, ma più in generale per tutti quei problemi che derivano dalla non riuscita “nascita Sociale”.
Nei giorni in cui stavo concludendo questo mio lavoro si è svolta a Genova la terza conferenza sulla tossicodipendenza e da essa è scatu-rito un vivace dibattito a riguardo della possibilità di intraprendere politiche antiproibizioniste nei confronti della tossicodipendenza de-penalizzando l’utilizzo e la vendita delle cosiddette droghe leggere ed introducendol’utilizzo di eroina a scopo terapeutico.
Ho cercato di raccogliere materiale che faccia comprendere le ragioni e le posizioni degli uni e degli altri, per meglio comprendere qual è la posta in gioco di questa disputa.
A conclusione vorrei precisare che la mia ricerca si riferisce in parti-colar modo alla tossicodipendenza da eroina, essendo stata a mia e-sperienza riferita ai consumatori di questa sostanza. In un ottica pre-ventiva però tutti gli operatori dovranno saper affrontare la nuova sfida rappresentata dal diffondersi delle nuove droghe.

Studi

  • Diploma di Laurea in Scienze dell'Educazioneeducatore professionale
    conseguita presso Ente Scuola Assistenti Educatori (ESAE) nell'anno 1999-00
    con una votazione di 110 e lode
  • Diploma di maturità conseguito presso il Istituto tecnico
    con votazione 47/60°

Lingue straniere

  • Inglese parlato e scritto: discreto
  • Francese parlato e scritto: discreto

Conoscenze informatiche

  • Livello buono