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Le monete di Estore Visconti per Monza (1407-1413)

Le monete di Estore Visconti per Monza: storia degli studi numismatici

Nella prima metà del XVIII secolo, Filippo Argelati (1685-1755) riportò una dissertazione di Ludovico Antonio Muratori (1673-1750), sulla monetazione milanese, dove veniva illustrata una moneta di Estore Visconti. Fu in quella occasione che il Muratori rese la notizia del ritrovamento del corpo mummificato del Visconti, avvenuta durante i lavori di risistemazione del cimiterino nella chiesa di san Giovanni Battista in Monza: 
«Vidi io nel 1698, in Monza il suo Corpo per accidente disseppellito in quella Basilica, era incorrotto nel corpo, cioè colla pelle intatta e si vedeva rotto l'osso della gamba. Appoggiato coll'altra gamba alla cassa aperta, stava diritto in piedi quel Corpo; né certo era di un Santo, ma bensì di uno scellerato».

 

Lo storico modenese descrisse in quel frangente un pegione di Milano, probabilmente coniato tra il maggio e giugno 1412; è esprimendo il suo giudizio su Estore che può essere considerato l'artefice della 'cattiva' fama del signore di Monza, nomea che influenzò il pensiero storico successivo. 

Negli anni seguenti, dovettero emergere tra i raccoglitori lombardi, anche monete di Estore con il toponimo di Modoetia, se nella seconda metà del XVIII secolo Giorgio Giulini (1714-1780) descrisse alcuni esemplari appartenenti al museo Trivulzi, accreditati alla zecca di Milano, ma dove si poteva leggere chiaramente il nome del borgo. 

A mettere in discussione questa attribuzione milanese, fu Francesco Bellati (1749-1819), in una sua dissertazione in cui illustrava alcune monete inedite della sua raccolta, tra cui una trillina, esponendo la convinzione che: 
«Colla scoperta di questa Moneta si può ora accertarlo. Temerei di offendere il Leggitore se metter volessi in dubbio, che, anziché in Monza, fosse essa coniata in Milano, allorquando Estorre prese questa Città, e le Insegne Ducali […] tenne il Dominio di Milano solamente alcuni giorni, […]». 

Il Bellati concludeva: 
«Bisogna dunque dire che Estorre la facesse coniare qualche tempo innanzi nel suo borgo di Monza». 
L'economista milanese per finire, si affidava alla competenza di Francesco Anton Frisi (1733-1817), che in quegli anni stava raccogliendo il materiale per una sua ‘memoria storica' di Monza. 

Siamo in pieno illuminismo milanese e tra i rappresentanti di quel mondo culturale cosmopolita, c'era Pietro Verri (1728-1797), pochi sanno che possedeva una collezione di monete milanesi e tra queste vi erano esemplari di Estore per Monza; il conte Verri considerò, sempre quelle monete, come coniate a Milano: 
«[…] questi apocrifi sovrani batterono moneta, in cui si intitolano bensì Signori, ma non Duchi di Milano; ed io ne ho nella mia raccolta». 

Sarà solo alla fine del XIX secolo che quelle stesse monete verranno accreditate alla zecca monzese; solo con la compilazione del volume dedicato alle zecche minori lombarde del Corpus si resero conto dell'errore. 

Nel 1794 uscì il lavoro del Frisi, e come in un colloquio a distanza, rispondeva al Bellati, affermando di aver visto una moneta monzese anche nella collezione di Pietro Verri. Il Frisi ammetteva di non aver trovato nessuna testimonianza nel borgo di un'officina monetaria e la giustificava in questo modo: 
«[…] la qualità delle monete monzesi ci mostra che furono battute semplicemente a martello, come si legge fatto più volte sotto le mura delle Città assediate in dispregio dei popoli soggiogati e per isfarzo della potenza dei Vincitori». 

Il canonico negava l'esistenza di una zecca in Monza, ecco che il massimo esperto di storia monzese fu il principale artefice di due assunti: la bassa qualità delle monete che furono battute semplicemente a martello, e l'inesistenza di una zecca nel tessuto 'urbano'. 

Il conte Pompeo Litta (1781-1852), nella sua genealogia viscontea pubblicata tra il 1823 e il 1828, riportò le monete di Estore nelle pagine dei monumenti quali testimoni storici. Apprezzabile l'onestà intellettuale del Litta, che non volendo entrare nel merito, ne riportava i disegni, ma si allineava con quanti attribuivano la loro coniazione proprio alla zecca di Milano. 

Questo brano è tratto dalla tesi:

Le monete di Estore Visconti per Monza (1407-1413)

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Informazioni tesi

  Autore: Loris Alessandro Gentili
  Tipo: Laurea liv.I
  Anno: 2017-18
  Università: Università degli Studi di Milano
  Facoltà: Studi Umanistici
  Corso: Storia
  Relatore: Lucia Travaini
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 97

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