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Il nuovo imprenditore agricolo

Le tre attività essenzialmente agricole

Non sembrano sussistere in disciplina grossi cambiamenti riguardo la selvicoltura che viene riconosciuta come attività di coltivazione del fondo caratterizzata dallo specifico prodotto ottenuto (legno) e da ritmi produttivi più lenti di quelli che caratterizzano altri tipi di vegetali.
Per quanto concerne la coltivazione del fondo restano alcune incertezze sicché secondo la maggior parte delle opinioni anche le serre, i terreni protetti da eventuali rischi atmosferici quali frutteti coperti da reti antigrandine, superfici allagate e altre tipologie simili, rientrerebbero nella nozione di fondo.
Non potrebbe essere altrimenti in quanto chi produrrebbe in serra sarebbe da ritenersi diverso da un agricoltore che produce in pieno campo (quindi non più imprenditore agricolo ma commerciale) e questo sarebbe contraddittorio in quanto l’agronomia studia il modo di coltivare le piante e non la terra. Il termine ultimo della coltivazione delle piante è il frutto e al mercato dei prodotti agricoli dovremmo poter essere in grado di distinguere un pomodoro proveniente da una serra o da una coltivazione all’aperto.
Simile tesi possiamo riscontrarla nell’uso del termine selvicoltura che sta ad indicare le coltivazioni degli alberi del bosco e non tanto del fondo atto a divenire bosco.
Ulteriore conferma che come coltivazione del fondo sia da intendere cura delle piante e non della terra è da individuare nella legge 5 aprile 1985 n°126 che definisce attività agricola la coltivazione dei funghi che si svolge in grotte od in capannoni all’uopo allestiti e nell’art. 14 legge 3 maggio 1982 n°203 che considera affitto di fondo rustico l’affitto di un terreno con serre fisse la cui presenza importava una particolare determinazione del canone legale.
Ad oggi con il nuovo art. 2135 c.c., una volta determinato il reale significato di coltivazione del fondo come cura delle piante, ciò a cui si dovrà porre attenzione sarà il procedimento per ottenerle. A ciò segue il necessario bisogno che il legislatore ha avuto di completare la dicitura del suddetto articolo con la frase: “per coltivazione del fondo, per selvicoltura e per allevamento di animali si intendono le attività dirette alla cura ed allo sviluppo di un ciclo biologico o di una fase del ciclo stesso, di carattere vegetale o animale …”
Con questo il legislatore ha chiarito che chi non avesse avuto interesse alla cura dell’intero ciclo biologico delle piante (ad esempio il vivaista) o degli animali (ad esempio un allevatore che porti a termine nella propria azienda una sola fase di ingrasso) sarebbe comunque rientrato nei confini dell’art. 2135 c.c. e quindi da considerare senza dubbio imprenditore agricolo.

Questo brano è tratto dalla tesi:

Il nuovo imprenditore agricolo

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Informazioni tesi

  Autore: Damiano Biagiotti
  Tipo: Laurea I ciclo (triennale)
  Anno: 2008-09
  Università: Università degli Studi della Tuscia
  Corso: Scienze e tecnologie agrarie, agroalimentari e forestali
  Relatore: Ferdinando Albisinni
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 36

FAQ

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Parole chiave

art. 2135
agriturismo
imprenditore agricolo
attività essenzialmente agricole
attività connesse
imprenditore commerciale

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