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Ebraismi dell'Europa centrale: emancipazione politica e simbiosi intellettuale

La risposta ebraica: la rielaborazione della memoria storica e la sua trasformazione in memoria ebraico–tedesca

L’assimilazione alla popolazione germanica ha, come contrappasso, il bisogno di rielaborare l’identità ebraica. Se la maggioranza della popolazione si definisce deutscher Bürger, lo può fare perché, a monte, è venuta a mancare l’identificazione dell’ebraismo con il concetto di nazione in diaspora, in attesa di un Messia che riconduca il popolo eletto, ‘am, nella terra promessa.

Non ci si considera più quale realtà interstiziale, ma come componente del territorio in cui si vive. Per permettere ciò, il primo elemento da cambiare è la dimensione temporale con cui si legge la propria storia.

La frattura più grossa intervenuta nella storia della popolazione ebraica fino al XIX secolo è la distruzione del Tempio di Gerusalemme il 9 Av del 70 e.v., in seguito alla quale ha inizio la diaspora; la condizione in cui hanno vissuto gli ebrei fino all’emancipazione è, per tale motivo, di sospensione dalla dimensione storica.

Per loro è come se il tempo si fosse cristallizzato, e fossero stati, per tutto il corso dell’età medievale e moderna, in attesa del ritorno alla terra d’origine, guidati dal proprio Messia. Tale condizione di sospensione dalla storia è una costante, alimentata sia dalle persecuzioni cui sono vittime gli ebrei lungo la loro esistenza, sia dal fatto che essi vivano in una condizione di minorità giuridica e sociale rispetto alla popolazione circostante.

Con l’emancipazione, e quindi con il riconoscimento dell’uguaglianza formale, tale condizione di minorità cessa e, con essa, la dimensione a-storica cui vivono gli ebrei deve venire meno in favore dell’inserimento dentro l’evoluzione storica dell’ambiente in cui si vive. Taluni aspetti dell’identità ebraica devono farsi tacere, in nome delle possibilità assimilazioniste.

Si costruisce, quindi, una nuova memoria collettiva, tramite i luoghi della sociabilità, la ricerca storiografica e lo stesso sistema educativo, affinché si possa considerare il mondo ebraico come una presenza costante nella realtà germanica. Il tempo della tradizione ebraica è il tempo presente, di un continuo presente che non permette alcuna forma di evoluzione attiva della storia.

Il 70 e.v. aveva segnato la fine delle possibilità ebraiche di intervento nella storia, divenendo soggetti passivi, privi di ogni capacità di agire, in quanto costretti ad abbandonare la terra natia e a vivere come sudditi in territori di cui ci si considera (e si veniva considerati) solo degli ospiti, senza diritti.

Storicizzare la propria memoria vuol dire non solo inserirsi all’interno del passato, presente e futuro del luogo in cui si vive, ma creare anche dei legami territoriali nella propria identità. Gli ebrei tedeschi smettono di considerarsi ospiti nel momento in cui si emancipano, e si crea la frattura fra la propria storia sacra e la storia profana. La prima resta proprietà della teologia, la seconda si fa oggetto di indagine scientifica, secondo lo schema proprio dello storicismo tedesco.

La storiografia ebraica, che nasce alla fine del secolo XIX, ha la doppia funzione di evidenziare, da un lato, gli elementi di continuità con il passato della Germania così come si stava costruendo, dall’altro deve cercare di non cancellare le tracce delle specificità ebraiche.

Una dimensione dialettica, quindi, che si evidenzia anche nel problema di come intendere lo studio della storia giudaica, se come storia di una subcultura all’interno della Germania, quindi autonoma rispetto alla storia nazionale, oppure se come costola della storia tedesca.

In questa seconda ipotesi, rimane il carattere di passività nella storia ebraica, in quanto ogni azione sarebbe una reazione, attiva o passiva, a stimoli esterni, ed è proprio in quest’ottica che molto spesso è stata studiata la vita degli ebrei del periodo guglielmino, costretti a reagire costantemente agli attacchi provenienti dai nascenti movimenti antisemiti, o a riformulare le proprie categorie di pensiero in simbiosi con le trasformazioni culturali tedesche.

Questo brano è tratto dalla tesi:

Ebraismi dell'Europa centrale: emancipazione politica e simbiosi intellettuale

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Informazioni tesi

  Autore: Luna Meli
  Tipo: Laurea II ciclo (magistrale o specialistica)
  Anno: 2006-07
  Università: Università degli Studi di Bologna
  Facoltà: Lettere e Filosofia
  Corso: Storia contemporanea
  Relatore: Valerio Marchetti
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 150

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Parole chiave

anarchia
scholem
germania
arendt
emancipazione
sionismo culturale
assimilazione
ebraismo
messianismo

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