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La Badante risorsa attiva a supporto dell'infermiere nell'assistenza domiciliare

Il care giver e le caratteristiche dell’assistente familiare

La letteratura medica anglosassone, definendo con il termine care giver “colui che presta le cure” distingue il “care giver informale”, rappresentato dal figlio, il coniuge, o più raramente un altro familiare o un amico della persona assistita e il “care giver formale”, che comprende invece coloro aventi delle responsabilità di tipo istituzionale come medici, infermieri, fisioterapisti, OSS ecc…
Tuttavia i care givers informali non costituiscono una classe omogenea, anche se sono rilevabili alcune loro caratteristiche comuni.
Tra loro vi è, senza dubbio, una netta prevalenza femminile e si tratta per lo più di persone in età attiva (lo sono due care givers su tre); il 50% è pensionato, il 36% è lavoratore ed il restante 14% è costituito da casalinghe; nella gran parte dei casi i care givers convivono con il loro familiare malato dedicando in media sette ore al giorno alla cura diretta del paziente e quasi undici alla sua sorveglianza.
L’assistenza alle persone non autosufficienti si configura, in ogni caso, come un’attività che interferisce in maniera consistente con lo svolgimento di altri ruoli professionali, familiari e genitoriali, con tutte le conseguenze che ciò può comportare.
Uno studio approfondito “sul campo” effettuato in sei paesi: Germania, Grecia, Italia, Polonia, Regno Unito e Svezia, in ciascuno dei quali sono stati intervistati 1.000 familiari di anziani con età oltre i 65 anni disabili, residenti in comuni metropolitani, urbani e rurali di diverse regioni, è emerso che esistono caratteristiche comuni nel care giver, e, inoltre, tale studio è in grado di fornire un quadro molto rappresentativo anche della situazione nazionale.
Dai questionari sottoposti alle famiglie risulta che l'età media dei care givers è 57 anni di cui il 59% donne ed il 41% sono uomini, e il 68% di loro sono sposati o conviventi e il legame di parentela che li lega all’assistito è per il 70% figlio e per il 30% fratello o sorella.
La maggior parte di essi si occupa dell’assistenza senza utilizzare nessun servizio di sostegno; tuttavia in Svezia e Regno Unito e Germania, i servizi di supporto “specifici” (supporto psicologico, formazione ai care givers) sono più disponibili mentre in Italia i care givers possono usufruire solo di servizi "generici“, almeno sino ad oggi, non ancora ben definiti.
Molti care givers sostengono economicamente l’intera spesa sanitaria per il proprio assistito.
Il 50% ha età inferiore ai 65 anni e sono pensionati, il 36% lavora a tempo pieno, come impiegati e liberi professionisti, mentre il 14% ha rinunciato al proprio lavoro o svolge attività di casalinga, più della metà dichiarano di avere notevoli problemi economici.
Risulta perciò evidente, il notevole coinvolgimento della famiglia nella cura, assistenza, tutela e sostegno psicologico del proprio congiunto.
Dunque, se da un lato la famiglia svolge una funzione protettiva dell’anziano malato, dall’altro è presumibilmente portatrice di una forte domanda di tutela e di aiuto.
Il care giver, nella maggioranza dei casi inesperto, si trova a svolgere all’improvviso un ruolo che, spesso, sente inadeguato a sostenere, come testimonia la grande distanza in molti casi percepita tra quantità delle richieste e necessità del malato, da un lato, e bisogni personali e risorse disponibili da parte del care giver, dall’altro.
L’attività di sostegno e cura a familiari anziani fragili, se non adeguatamente appoggiata, infatti, può provocare un peggioramento significativo della qualità della vita del care-giver principalmente coinvolto, che rischia di sperimentare elevati livelli di tensione emotiva e psicologica, fino a diventare, a sua volta, una seconda vittima delle patologie invalidanti che colpiscono l’anziano.
La scelta per la famiglia che si profila all’orizzonte è quella di allontanare da casa il proprio congiunto e l’inserimento in struttura, o l’alternativa a questa drammatica soluzione è ricorrere al contributo di aiutanti familiari immigrate, prestatori d’opera a pagamento : le cosiddette “badanti”.
L’alternativa della badante solleva la famiglia da un onere considerevole, esse infatti coprendo un arco di tempo molto esteso della giornata, si sostituiscono in molti casi interamente ad essa svolgendo un lavoro che richiede flessibilità e continua disponibilità.
L’opzione della badante quindi, consente di non sradicare il proprio parente dall’ambiente in cui ha sempre vissuto, e non esistono alternative in termini di continuità di assistenza, disponibilità e costi, che possano essere equiparate a queste lavoratrici.
Di qui l’unicità di questa figura nel panorama assistenziale.

Questo brano è tratto dalla tesi:

La Badante risorsa attiva a supporto dell'infermiere nell'assistenza domiciliare

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Informazioni tesi

  Autore: Marella Genta
  Tipo: Diploma di Laurea
  Anno: 2010-11
  Università: Università degli studi di Genova
  Facoltà: Medicina Veterinaria
  Corso: Infermieristica
  Relatore: Annamaria Delpiano
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 131

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Parole chiave

chronic care model
selfcare
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