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Dalla pagina allo schermo: analisi linguistica de "La romana" di Alberto Moravia e delle sue trasposizioni cinematografiche

L’influenza dei media sulla lingua italiana

A causa del noto privilegio allo studio della lingua letteraria, fino alla metà del secolo scorso l’attenzione dei linguisti per la lingua dei mass media e la sua influenza sull’italiano è stata scarsa. L’impulso più importante è venuto certamente da De Mauro, che fu tra i primi ad avvertire l’importanza dei moderni media per la storia linguistica italiana, ma il fiorire di questi studi portò con sé il raggruppare sotto le etichette di ‘lingue speciali’, ‘settoriali’, ‘tecnolingue’, ecc. varietà linguistiche piuttosto eterogenee, come sono appunto quelle dei mezzi di comunicazione di massa, caratterizzate da una pluralità di registri e codici e dalla prepotente invasione dell’oralità (dai talk-shows, alle telefonate in diretta, ai dialoghi cinematografici con intenti mimetici del parlato).
Sebbene nel secondo dopoguerra la stampa raggiungesse quasi 15 milioni di persone, è ragionevole supporre che essa si distribuisse in maniera non omogenea nelle diverse regioni e categorie professionali, non riuscendo comunque a valicare il limite dell’analfabetismo, soprattutto tra le popolazioni meridionali esterne alle zone industrializzate e urbanizzate. “Cinema, radio, televisione hanno varcato questi limiti e vinto queste resistenze, riuscendo a rendere normale e quasi quotidiana la presenza di modelli linguistici italiani in ambienti regionali e sociali in cui il dialetto aveva prima dominato senza contrasti.”
Prima di essi, in Italia era mancato l’appoggio di due fattori che in altri Paesi europei avevano unificato Stati e nazioni intorno ad una lingua: la presenza di una grande capitale egemone che potesse prevalere su ogni altro centro e conformare a sé i costumi, la cultura, l’economia, la vita produttiva e finanziaria (il nostro Paese è invece stato dominato da un accentuato policentrismo); l’azione di un efficiente sistema scolastico e quindi una diffusa pratica nel leggere e scrivere (cui l’Italia si avvicinò solo nel decennio giolittiano, durante il quale l’evasione scolastica fu fortemente contrastata e la quasi totalità dei bambini venne portata in prima elementare; il processo fu poi bloccato dalla Grande Guerra). Le grandi migrazioni interne, la crescita dei livelli di istruzione delle classi più giovani e l’avvento e la fortuna dei moderni mezzi di comunicazione, la televisione in particolare, determinarono, negli anni Cinquanta, il cambiamento della situazione linguistica: “a mano a mano che essi hanno agito, si sono venuti costituendo gruppi sempre più folti di abituali italofoni, che hanno potuto usare l’italiano in occasioni sempre più varie”. Naturalmente i dialetti sono tutt’altro che scomparsi dalla scena linguistica italiana, ma di sicuro l’uso dell’italiano parlato non è più minoritario.

Questo brano è tratto dalla tesi:

Dalla pagina allo schermo: analisi linguistica de "La romana" di Alberto Moravia e delle sue trasposizioni cinematografiche

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Informazioni tesi

  Autore: Martina Menghi
  Tipo: Laurea liv.II (specialistica)
  Anno: 2008-09
  Università: Università degli Studi Roma Tre
  Facoltà: Lettere e Filosofia
  Corso: Editoria, comunicazione multimediale e giornalismo
  Relatore: Paolo D'Achille
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 333

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Parole chiave

linguistica italiana
roma
analisi linguistica
mass-media
televisione
cinema
alberto moravia
lingua nazionale
varietà diamesica
dialetto

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