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Formulare un progetto per operatori di psicomotricità sulla base dell'esperienza di tirocinio

La socializzazione

Un aspetto fondamentale da esplicitare è la socializzazione come processo integrante dello sviluppo psico-fisico del fanciullo. Attraverso questo processo il bambino acquisisce norme, modelli e valori trasmessi da una generazione all’altra. Compito della socializzazione è quello di studiare come queste regole vengono apprese e successivamente adattate.


Nel nostro caso specifico andiamo a monitorare quell’aspetto che i sociologi denominano socializzazione secondaria, inerente all’entrata del bambino nel mondo scolastico (e più precisamente la scuola dell’infanzia) e alla conseguente “apertura” a relazioni con gruppi non strettamente familiari. Le dinamiche inerenti a queste nuove relazioni sviluppano capacità sociali specifiche che indirizzano il bambino verso la formazione di nuovi ruoli da assolvere e gestire. Si tratta di dinamiche da osservare con cautela, visto che l’età in questione è la prima fanciullezza (2-5 anni) nel corso della quale, nonostante ci siano nuove figure che il bambino incontra (le insegnanti, i compagni, le figure ausiliarie della scuola) è ancora forte il legame con quelle di riferimento quali i genitori e la cerchia familiare (dove ha luogo la socializzazione primaria).
Compito della scuola è quello di far confrontare il bambino non solo con gli adulti ma anche con i propri coetanei attraverso un continuo processo di identificazione con il proprio ruolo in riferimento al contesto. Si è sottolineato precedentemente l’aspetto ludico, lo sviluppo e la gestione dello schema corporeo nel bambino, ma non è da meno il rapporto che egli instaura con i coetanei in un ambito dove la supervisione dell’adulto (educatore e/o insegnante) a volte rimane parziale e scevra di quella autorità che il contesto dell’aula spesso porta con sé. E’ nei momenti di gioco libero che le regole vengono formulate dai bambini stessi e non senza difficoltà condivise e gestite. Durante l’espressione libera di un esercizio motorio ci sono spesso dei raggruppamenti spontanei tra bambini, in cui ci si distacca di quelle regole comportamentali che implica lo stare in aula: stare seduti, alzare la mano prima di parlare, ecc. Ecco che entra prepotentemente in gioco l’attività motoria come momento “diverso” nella scansione della giornata scolastica, in un posto dove si può correre, saltare, incontrare altri compagni e scaricare la tensione: intendiamoci, non è che la stanza deputata alla psicomotricità sia un posto dove si può far ciò che si vuole, ma è un luogo in cui si propone una nuova dimensione, volta a creare abitudini corrette di atteggiamenti e comportamenti attraverso la gestione del corpo in maniera più spontanea.
Si noti a tale riguardo che nella socializzazione secondaria il bambino viene a contatto non solo con persone nuove, ma anche con nuovi luoghi, che possono andare a costituire “ambienti socializzanti”. Nella scuola dell’infanzia tali ambienti sono le aule e i cortili, e nonostante l’attività più strutturata si svolga nelle prime, anche i cortili meritano una particolare attenzione ai fini della socializzazione infantile. Il cortile, infatti, è l’ambiente dove si instaurano le prime reti sociali informali che preparano il bambino ad una vita di relazione adulta, poiché attraverso di esse si imparano a gestire i rapporti con i compagni e gli amici.

Questo brano è tratto dalla tesi:

Formulare un progetto per operatori di psicomotricità sulla base dell'esperienza di tirocinio

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Informazioni tesi

  Autore: Stefano Grimaldi
  Tipo: Laurea liv.I
  Anno: 2007-08
  Università: Università degli Studi di Roma La Sapienza
  Facoltà: Psicologia
  Corso: scienze e tecniche dello sviluppo e dell'educazione
  Relatore: Anna Silvia Bombi
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 26

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Parole chiave

socializzazione
educazione
schema corporeo
tirocinio
case study
espressione corporea
educazione psicomotoria

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