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La riforma elettorale del centro destra

Il sistema alla prova del voto

Il 9 e 10 aprile 2006 si sono tenute le elezioni politiche, e gli italiani sono stati chiamati a votare sulla base del nuovo sistema elettorale. Nella cabina l’elettore ha trovato due sole schede, una per la Camera dei Deputati ed una per il Senato della Repubblica. Sulle schede elettorali erano riprodotti i simboli delle liste presenti nella circoscrizione, divisi in blocchi a seconda delle coalizioni. E l’elettore doveva tracciare una croce sul simbolo del partito scelto.
Il risultato della tornata elettorale consente di valutare il nuovo sistema nella sua applicazione pratica, di constatare alla luce dei risultati la sua efficacia e di verificare l’attendibilità della accuse mossegli.
La prima variabile del voto che si vuole analizzare è il tasso di partecipazione.
L’affluenza alle urne è stata dell’83,6 %, un tasso ufficiale che, secondo una prima interpretazione del ministero degli Interni, sarebbe cresciuto rispetto al 2001 di circa due punti percentuali. Da questi dati si è diffusa la convinzione che le elezioni abbiano visto una partecipazione elevatissima, come mai in passato, un voto cui gli italiani si sarebbero presentati in massa. In realtà, tale lettura parte da presupposti sbagliati e giunge quindi a conclusioni inesatte.
Infatti, i dati del 2001 e quelli del 2006 non sono direttamente confrontabili, poiché le liste elettorali del 2001 contenevano circa due milioni di italiani residenti all’estero i quali, se avessero voluto esprimere il proprio voto, avrebbero dovuto recarsi al proprio collegio d’appartenenza in Italia; la percentuale di coloro che, vivendo all’estero, si recarono al voto tornando in patria fu pressoché irrisoria. Se il tasso di partecipazione lo si calcola dividendo i votanti per il totale degli aventi diritto, gli iscritti all’AIRE facevano aumentare enormemente il denominatore ed impercettibilmente il numeratore, con un conseguente abbassamento del tasso di partecipazione. Con il voto del 2006 i residenti all’estero non risultano più nelle liste elettorali nazionali, ma in quelle della circoscrizione estero: in questa maniera il denominatore cala e il tasso aumenta. Al netto di questo difetto di contabilità, la partecipazione si è ridotta dal 2001 al 2006 dell’1,6%2.
Il secondo punto che si vuole affrontare è quello riguardante i voti non validi, ossia schede bianche e schede nulle. I due indici hanno subito una pesante riduzione, al punto da rappresentare un evento eccezionale rispetto alla tendenza alla crescita stabilmente manifestatasi (salvo rare e giustificabili eccezioni) per tutto il periodo repubblicano. La riduzione del totale dei voti non validi, pari a circa due milioni, non trova giustificazioni tecniche, poiché anche la semplicità della compilazione della scheda non può rappresentare la causa determinate, dato che dal 1994 in poi per la parte proporzionale l’elettore era tenuto ad apporre unicamente una croce su un simbolo. La netta riduzione dei voti non validi, a fronte di una non proporzionale riduzione dei votanti, ha determinato un sostanziale aumento dei voti validi; così, se alla Camera dei deputati i votanti rispetto al 2001 sono diminuiti di 730.000 unità, i voti validi sono aumentati di 1.120.000.

Questo brano è tratto dalla tesi:

La riforma elettorale del centro destra

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Informazioni tesi

  Autore: Roberto Picchiotti
  Tipo: Laurea I ciclo (triennale)
  Anno: 2006-07
  Università: Università degli Studi di Perugia
  Facoltà: Scienze Politiche
  Corso: Scienze politiche e delle relazioni internazionali
  Relatore: Walter Coralluzzo
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 46

FAQ

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