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Il contratto di franchising e la normativa sugli accordi verticali

Il dibattito accademico sulle condotte anticoncorrenziali

Si tende a classificare i comportamenti anticoncorrenziali messi in atto dalle imprese in tre tipologie principali: intese, concentrazioni e abuso di posizione dominante. In realtà clausole contrattuali raffinate e nuove metodi di distribuzione possono sfumare queste differenze, rendendo ancora più difficile tracciare una linea tra lecito e illecito, tollerabile e sanzionabile.
Le legislazioni antitrust in vigore in gran parte degli stati in cui è diffuso un sistema economico di libero mercato non si limitano a sanzionare i comportamenti lesivi della concorrenza ma tentano anche di prevenirli vigilando sulla creazione delle condizioni che possono facilitare tali comportamenti, ad esempio le posizioni dominanti e le concentrazioni.
Possiamo affermare che un’impresa si trova in posizione dominante quando, relativamente ad un determinato mercato, può ostacolare persistentemente la concorrenza effettiva e può tenere un comportamento alquanto indipendente nei confronti delle altre imprese, dei clienti e dei consumatori in generale.

Le analisi che vanno compiute per provare tale situazione in un mercato non sono mai semplici, data l’aleatorietà delle definizioni inerenti, ad esempio, i beni da considerarsi sostituibili o l’ampiezza geografica del mercato da considerare ma non è lo scopo del presente lavoro indagarle.
Si definisce concentrazione un’operazione con cui due o più imprese mutano la loro condizione giuridica, patrimoniale o attinente in qualche modo alla direzione e al controllo del loro operato economico; tipicamente si tratta di una fusione o l’acquisizione di partecipazioni nel capitale sociale.
La legislazione antitrust vigila su tali operazioni, proprio perché esse portano ad ampliare notevolmente la quota di mercato della nuova impresa, che si può presumere sia la somma della quota precedentemente detenuta dalle imprese partecipanti. E’ chiaro che non tutte le concentrazioni portano a rischi per la concorrenza sul mercato, come la creazione di una posizione dominante, e che ogni caso va valutato singolarmente dall’Autorità preposta: questo è un tipico esempio di vigilanza preventiva, che attiene alla fase precedente al possibile abuso anticoncorrenziale.

Il modo migliore per analizzare la competitività di un mercato è l’analisi delle barriere all’entrata di carattere economico, tecnico ed amministrativo; generalmente la presenza di barriere permette di comprendere se un’azienda sta conseguendo “extra – profitti” grazie ad un’innovazione o situazione congiunturale temporanea oppure perché sta in qualche modo falsando il gioco concorrenziale; sono poi ampiamente utilizzati gli indici di concentrazione del mercato, i quali però fotografano una condizione statica e non dinamica del gioco concorrenziale.
La sanzione delle intese ha invece l’obiettivo di fermare l’effettivo abuso anticoncorrenziale o comunque sanzionarlo se esso si è già manifestato. Nell’ampia definizione d’intesa rientrano tutti gli accordi e/o le pratiche concordate tra imprese che abbiano lo scopo di restringere o falsare la concorrenza sul mercato.

Questo brano è tratto dalla tesi:

Il contratto di franchising e la normativa sugli accordi verticali

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Informazioni tesi

  Autore: Walter Paiano
  Tipo: Laurea I ciclo (triennale)
  Anno: 2010-11
  Università: Università degli Studi di Lecce
  Facoltà: Economia
  Corso: Economia aziendale
  Relatore: Serenella Luchena
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 65

FAQ

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Parole chiave

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williamson
accordi verticali
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