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To Be or Not to Be: A Mousetrap in Reverse

It's Good to Be Mel Brooks

Il titolo che introduce Mel Brooks parafrasa una delle sue più famose battute, inserita nel film History of the World, Part I (1981). Cineasta e attore famoso, si ricorda soprattutto per le commedie parodiche note al grande pubblico.
Mel Brooks era “predestinato” ad incontrarsi con Amleto, ed a mostrare nella sua “madness” - nell’accezione positiva del termine - un metodo indiscusso: basti pensare al libro Method in Madness - The Comic Art of Mel Brooks (1981, precedente al film) che il professor Maurice Yacowar, allora preside e docente di Film Studies presso la Brock University dell’Ontario gli aveva intitolato. Un testo che è esempio di quella “psicocritica” della quale si è accennato a pagina 47, (nota 21), di questo lavoro, in quanto in esso vengono analizzate le modalità dell’umorismo di Brooks, nonché le caratteristiche dei personaggi di alcuni dei suoi film.

Alcuni tra i suoi film più famosi: quel The Producers (1968) e il già menzionato remake (2005), Young Frankenstein (1974), quest’ultimo diventato oggetto di culto e serbatoio di battute tradotte e ritradotte, recitate a loro volta, (alla prima occasione conviviale) da una miriade di spettatori. Ed ancora: Silent Movie (1976), nonché il nostro To Be or Not to Be, senza contare le vere e proprie parodie dissacratorie di altri film, tra questi High Ansiety (1977), ispirato al modello di cinema hitchcockiano.
Di questo ultimo film, insieme al succitato Young Frankenstein ed ad altri di Brooks, quali Space Balls (1987) e Dracula: Dead and Loving It (1995), è stato appropriatamente evidenziato il tributo intertestuale letterario e/o cinematografico ad altre opere ne La strana copia, scritto da Roy Menarini, docente di Storia e critica del cinema.
Brooks dunque, è autore, attore, sceneggiatore e regista non solo brillante, ma anche “riadattatore” di un patrimonio condiviso dal pubblico più accorto, quando anche celato dietro battute di film meno prestigiosi di altri.
Non è questa comunque la sede per approfondire le caratteristiche prettamente tecniche di queste pellicole, capolavori o “film di cassetta” che siano.
Come per Lubitsch, ci interessa più l’uomo Brooks, il cittadino ebreo Brooks, e quanto di lui, in base ai ritratti che traspaiono da chi su di lui ha scritto, abbia avuto un riflesso sulla sua filmografia (in particolare sul remake del quale ci stiamo occupando).
A questo proposito, giova, prima di aggiungere altri dettagli, ricorrere ancora a Sigmund Freud. Nella più volte menzionata sezione del saggio “Il motto di spirito e le specie di comicità” Freud parla dell’ingenuità tipica dell’infanzia; è d’uopo quindi fare parlare Brooks in persona del suo desiderio di rimanere bambino:
I was grieving about the death of childhood. I had such a happy childhood, my family close to me and loving me. Now I really had to accept the mantle of adulthood – and parenthood. No more cadging quarters from my older brothers or my mother. Now I was the basic support of the family unit. I was proud to do my bit, but it meant no longer being the baby, the adorable one. It meant being a father figure. Deep, deep shock. But finally I went on to being a mature person. (Mel Brooks 1975).

The mantle, nell’originale, quello che è stato tradotto con “la divisa” da persona grande; un vestito nuovo quindi, una condizione nuova alla quale inizialmente si ha difficoltà ad adattarsi. (in questo caso è Brooks che parla di sé ai tempi del suo primo matrimonio, avvenuto nel 1953 con la ballerina di Broadway Florence Baum, e dopo essere diventato padre). Brooks si esprime come se la trasformazione da ragazzo a uomo fosse un nuovo costume da indossare, una parte da recitare per la quale non si sente ancora preparato.

Questo brano è tratto dalla tesi:

To Be or Not to Be: A Mousetrap in Reverse

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Informazioni tesi

  Autore: Roberta Maciocci
  Tipo: Laurea II ciclo (magistrale o specialistica)
  Anno: 2009-10
  Università: Università degli Studi Roma Tre
  Facoltà: Lettere e Filosofia
  Corso: Letterature e traduzione interculturale
  Relatore: Maria Del Sapio
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 128

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