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Pierre Janet e l'Automatismo Psicologico

L’automatismo della memoria

“Se mostriamo a Léonie 2 un ritratto d Léonie 1, essa esclama, ‘perché ha preso il mio cappello? … è qualcuna che si è vestita come me’” (Janet, 1889, I,2, pp. 132-133).

Se nelle Catalessie Janet sottopone ad analisi i movimenti circostanziati e apparentemente afinalistici, con il Sonnambulismo l’analisi si sposta su un oggetto più complesso: uno stato di coscienza che si sviluppa in modo relativamente indipendente dalla volontà del soggetto e in cui è possibile sperimentare delle azioni più complesse di quelle della catalessi. Lo Stato Sonnambolico Artificiale o Stato Ipnotico è per Janet una forma di automatismo psicologico meno rudimentale della catalessia. In esso la memoria e la sensibilità sono le funzioni maggiormente intaccate da una qualche anomalia o ‘lesione dinamica’.
Sperimentando con i pazienti sotto ipnosi, Janet riscontra che nel periodo sonnambolico si manifestano tre principi: 1. l’oblio completo durante lo stato di veglia normale di tutto ciò che è accaduto durante il Sonnambulismo; 2. durante un nuovo Sonnambulismo i ricordi di tutto ciò che è accaduto durante i sonnambulismi precedenti sono completi; 3. durante il Sonnambulismo il ricordo di tutto ciò che è accaduto durante la veglia è completo.
Secondo Janet lo stato sonnambolico indotto nei suoi esperimenti è paragonabile a quello naturale, poiché le regole di funzionamento delle due modalità sono le stesse. Sperimentando nello stato sonnambolico si possono suggerire al soggetto degli atti da eseguire al risveglio. Il soggetto nello stato di veglia si comporterà seguendo il comando senza conoscerne il motivo e confabulando sul perché sta eseguendo quella determinata azione. L’analisi di questi fenomeni sonnambolici porta Janet a considerare l’esistenza di molti stati sonnambolici diversi (ognuno legato ad un certo tipo di memoria); nel passaggio da uno stato all’altro si può riscontrare una fase di transizione, segnalata da una sincope. Nei casi di Rose, di Léonie o di Lucie, Janet mostra le varie differenze che possono esservi tra gli stati di sensibilità corrispondenti e paralleli agli stati di Sonnambulismo. Rose mostra almeno cinque stati con differenti sensibilità; Léonie tre, Lucie quattro. Tali stati sembrano dividere la sensibilità-memoria del soggetto non solo in modo orizzontale, ma anche in modo verticale. Infatti per Janet la divisione della sensibilità-memoria in questi stati psicopatologici non è una vera e propria separazione ma una disaggregazione: la separazione dei ricordi e delle capacità sensoriali non è nettamente divisa tra due o più stati; al contrario, il tutto viene frammentato e suddiviso in base alle associazioni tra i ricordi e la sensorialità.
Così un trauma, un evento emotivamente carico, potrebbe disgregare l’unità sintetica e legarsi, ad esempio, alle sensazioni tattili di un braccio o visive di occhio, eliminando dalla capacità sintetica della coscienza, e poi dalla consapevolezza, queste sensazioni localizzate; esso lascia il soggetto emianestesico all’arto o emianoptico nella vista, pur rimanendo intatta il resto della sensibilità ed i ricordi ad essa legati.
Ciò induce Janet a formulare l’ipotesi dell’esistenza di due diversi tipi di memorie: una memoria elementare o sensibile, fatta di ricordi e sensazioni isolate, e una memoria complessa e intellettuale, “che non può esistere nell’uomo che grazie al linguaggio” (Janet, 1889, I,2, 8, p. 125), e perciò chiamata anche memoria del linguaggio. La memorizzazione di una sensazione per Janet è l’immagine mentale della sensazione precedentemente provata. Questa può prodursi finché il soggetto è capace di manipolare, seguendo un certo schema, la stessa sensazione, o in altre parole, percepire in modo relativamente stabile. Viceversa, “quando l’insensibilità è completa, l’assenza di ricordi è tanto completa” (Janet, 1889, I,2, p. 97). Per Janet questo dipende dal fatto che, se la memoria è legata alla sensazione, allora la privazione di un certo genere di sensazioni, o l’evitamento motorio o sensorio inconsapevole ma cosciente di un certo target sensoriale, comporta la dimenticanza ed infine l’assenza del ricordo di quella sensazione dalla mente del soggetto. L’ostacolo dell’anestesia locale e appresa durante la disaggregazione (e/o la mancanza di riattualizzazione del ricordo) comporta la sua esclusione dalla sintesi, poiché ‘adattivamente’ quel ricordo, quel sistema di immagini motorie, non serve più nella costruzione della percezione. Questa non utilizzazione è data da una deformazione nella sensibilità del soggetto. Ciò crea un circolo vizioso capace di deformare, nel tempo, il comportamento e la percezione del soggetto.
La memoria complessa o intellettuale è intesa da Janet come memoria di idee e di atti e, seguendo Charcot, la concepisce come una immagazzinamento di azioni e idee tramite il linguaggio. Questo magazzino mnestico è formato da una moltitudine di immagini associate (con le idee e con i movimenti).
Alcuni soggetti usano immagini prevalentemente motorie, altri immagini uditive, altri ancora visive. Nel pensiero, il recupero delle immagini viene quindi ad essere legato ad una modalità di pensare per movimenti, per immagini, o per suoni.
Secondo Janet all’inizio della loro vita tutti gli uomini usano le immagini motorie. Con il passare del tempo e con lo sviluppo, i soggetti si autoregolano e si adattano facendo dipendere i loro pensieri e le loro azioni da una sola o prevalente “modalità sensoriale di immagini”. Questa scelta modale non è volontaria.
Con ciò i ricordi e il riconoscimento delle sensazioni ad essi associate finiscono per dipendere dalla persistenza di questa modalità senso-specifica costituendo infine l’uomo di tipo motorio, di tipo visivo, di tipo uditivo, e così via. “I fenomeni psicologici complessi, le idee, i movimenti volontari, il linguaggio sono costituiti, in ogni individuo e in ogni momento della vita, da immagini sensibili di una specie determinata, e la memoria dei fenomeni complessi dipende dalla riproduzione di queste immagini elementari. Se queste immagini non possono più essere riprodotte, tutti i ricordi a cui esse sono legate spariscono e, sebbene l’individuo possa pensare ancora e possa parlare con delle immagini nuove, non si ricorda più dei pensieri e delle parole precedenti” (Janet, 1889, I,2, 5, pp. 108-109). In tal modo lo stato della sensibilità e della memoria, nati da un unico nucleo, si separano, ridefinendosi reciprocamente in modo continuo.
Secondo Janet è possibile restaurare, momentaneamente, quella sensibilità che il paziente nello stato di veglia dimostra carente conducendolo in stato ipnotico: “il Sonnambulismo negli isterici è un incremento del numero della quantità dei ricordi che possono essere rievocati, [...] non impedendo che nello stesso isterico ci sia un qualche decadimento di natura intellettuale durante questo stato anormale” (Janet, 1889, I,2, p. 112). Janet chiama lo stato sonnambolico, nel quale il soggetto ritorna in possesso di tutta la sua sensibilità, e quindi di tutte le sue memorie, “lo stato capitale del Sonnambulismo”(Janet, 1889, I,2, p. 114): in questo stato il soggetto torna, anche per poco tempo, ad essere ‘completamente’ se stesso, vale a dire riacquista una capacità di sintesi in grado di raccogliere tutte le sue esperienze biografiche.

Questo brano è tratto dalla tesi:

Pierre Janet e l'Automatismo Psicologico

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Informazioni tesi

  Autore: Denis Trivellato
  Tipo: Laurea I ciclo (triennale)
  Anno: 2010-11
  Università: Università degli Studi di Milano - Bicocca
  Facoltà: Psicologia
  Corso: Scienze e tecniche psicologiche
  Relatore: Mauro Antonelli
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 34

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