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I contratti di convivenza

Effetti post mortem del contratto di convivenza

Uno dei problemi-cardine dell‟attuale regolamentazione della convivenza more uxorio è incarnato dalla totale mancanza di tutela del partner in caso di decesso del proprio compagno. A differenza del rapporto coniugale, che estende i propri effetti anche oltre la morte consentendo che il coniuge possa rientrare a pieno titolo nella successione del de cuius il rapporto posto in essere dai conviventi esaurisce i propri effetti con la cessazione della convivenza stessa.
E' esclusa quindi la possibilità di inserire nel contratto delle clausole che ne prevedano il perdurare degli effetti nel periodo successivo alla morte di uno dei due partner; questo perché tali clausole violano il divieto dei patti successori sancito dall'art. 458 c.c., il quale pone altresì il divieto di attribuzione di diritti successori a favore del convivente per atto inter vivos. Pertanto, stando all'attuale normativa vigente, in caso di morte di uno dei due conviventi il partner sopravvissuto non rientra tra i legittimari, ad oggi, ancora tassativamente indicati dalla legge, e dunque solo un intervento del legislatore può consentire ad un convivente di succedere all'altro.
A tal proposito, appare doveroso precisare la posizione della Corte Costituzionale, la quale si è espressa sostenendo che «il riconoscimento della convivenza more uxorio come titolo di vocazione legittima all'eredità, da un lato, contrasterebbe con le ragioni del diritto successorio, il quale esige che le categorie di successibili siano individuate in base a rapporti giuridici certi e incontestabili dall'altro, per le conseguenze che comporterebbe nei rapporti tra i due partners (non solo l'obbligazione alimentare, ma anche qualcosa di simile all'obbligo di fedeltà), contraddirebbe alla stessa natura della convivenza, che è un rapporto di fatto per definizione rifuggente da qualificazioni giuridiche di diritti e obblighi reciproci».
Proseguendo, la Corte ha altresì affermato che «nemmeno può dirsi violato il principio di tutela delle formazioni sociali in cui si sviluppa la persona umana. Ammesso che l'art. 2 cost. sia riferibile anche alle convivenze di fatto, purché caratterizzate da un grado accertato di stabilità, ciò non implica la garanzia ai conviventi del diritto reciproco di successione mortis causa, il quale certo non appartiene ai diritti inviolabili dell'uomo, i soli presidiati dall'art. 2».
E ancora, «in ordine alla famiglia naturale la discrezionalità lasciata al legislatore ordinario dall'art. 42, comma 4, cost. per la determinazione delle categorie di successibili incontra soltanto il vincolo derivante dalla direttiva di equiparazione dei figli naturali ai figli legittimi nei rapporti con 161 Corte Cost., sentenza n. 310/1989.

Questo brano è tratto dalla tesi:

I contratti di convivenza

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Informazioni tesi

  Autore: Lorenza Parlante
  Tipo: Tesi di Laurea Magistrale
  Anno: 2010-11
  Università: Università degli Studi di Bologna
  Facoltà: Giurisprudenza
  Corso: Giurisprudenza
  Relatore: Michele Sesta
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 242

FAQ

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Parole chiave

convivenza
convivenza more uxorio
famiglia di fatto
contratti di convivenza
rapporti patrimoniali tra conviventi

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