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I giornalisti e la prima guerra mondiale

Il Corriere al fronte: le corrispondenze di guerra

Il fronte di guerra fu l'obiettivo principale di tutte le testate a partire dal maggio 1915. Quando le operazioni militari ebbero inizio, il 24 maggio, tutti i giornali si adoperarono per inviare i migliori corrispondenti al fronte, così da poter informare i cittadini su quello che accadeva ai loro connazionali.

Il giorno precedente sul «Corriere» nell'articolo Il consiglio dei ministri che decise la mobilitazione fu reso noto al pubblico la ratifica della censura preventiva per la stampa e il 25 maggio vennero presentate le pene in caso di articoli non graditi al censore, come il sequestro da parte del prefetto o la sospensione della pubblicazione del giornale.

Le autorità italiane, così come in tutta l'Europa, si affrettarono a collaudare quello che sarebbe diventato un organismo perfettamente funzionante, ai danni della veridicità e della libertà di informazione: era acquartierato ad Udine, presso il nostro Comando Supremo, e si definiva in modo autoironico Ufficio Stampa. Si rivelò uno degli organismo statali più efficienti del periodo bellico.

La censura si manifestò autonomamente nei giornalisti che, per vedere il loro “pezzo” pubblicato, scrissero con la consapevolezza che solo un certo tipo di messaggio poteva essere passato alla popolazione civile. Nell'articolo Dal paese degli alpini alla frontiera del Trentino, Arnaldo Fraccaroli descrisse la mobilitazione dei soldati al fronte, come se si raccontasse una fiaba ad un bambino: paesaggio bellissimo, pieno di colori e profumi, soldati sorridenti che salutano tutte le persone dei villaggi che attraversano col treno che li porta alla guerra, felici per il compito a loro affidato.

Fraccaroli fu un corrispondente di guerra. Faceva parte del fiore all'occhiello del «Corriere della sera», cioè il settore esteri. Allo scoppio della guerra fu destinato alle corrispondenze dal fronte trentino e carsico, assieme ad un'altra ventina di inviati tra cui figuravano oltre all'immancabile Luigi Barzini, Guelfo Civinini, Otello Cavara, Olindo Bitetti, Ugo Ojetti e Giuseppe Antonio Borgese. Fraccaroli e Barzini furono le due penne principali del giornale di via Solferino.

Nei loro pezzi si intravide una retorica esemplare, che li rese in molti casi celebri, in altri un po' meno. Fin dai primi mesi del conflitto era evidente uno sforzo collettivo da parte di tutti i corrispondenti nel far accettare la scarsa informazione ai cittadini, come in occasione dell'allontanamento dei cronisti dal fronte dopo soli sei giorni dall'inizio delle ostilità. Il popolo non si lasci trascinare da quel fondo vago di diffidenza che è nel nostro carattere per immaginare che il momentaneo esilio dei corrispondenti dalla guerra abbia lo scopo di nascondere alla nazione dei possibili mali.

Vi sono molte cose da nascondere, è vero, ma al nemico. E per celarle a lui bisogna celarle a tutti. […] Si vorrebbe sapere più di quello che i bollettini militari ci dicono? […] In fondo dicono già molto i bollettini, con sobrietà; noi ne siamo garanti perché i nostri occhi vedevano, e la sobrietà nasconde spesso verità magnifiche. Barzini passò alla storia ancora prima di cominciare a pubblicare innumerevoli articoli dal fronte dell'Italia orientale: “é l'unico giornalista italiano che riesce a entrare nel Belgio che i tedeschi stanno occupando e racconta ai suoi lettori l'avanzata tedesca”.

Arrivato a Parigi il 20 agosto 1914, scoprì che il collegamento ferroviario tra Francia e Belgio era ancora funzionante: venne fermato dieci miglia prima di Bruxelles ma riuscì a narrare l'orrore dell'invasione tedesca. Memorabili furono i suoi cinque articoli intitolati L'agonia del Belgio, in cui descrisse come la nazione venne totalmente annullata dall'azione dell'impero guglielmino. Se in questi articoli si percepì la tragedia vissuta dal Belgio accompagnata dalla spaventosa avanzata del nemico, nel 1915, in occasione della chiamata alle armi del Regno d'Italia, il racconto della mobilitazione dell'esercito italiano al fronte fu diverso, meno tragico.

Questo brano è tratto dalla tesi:

I giornalisti e la prima guerra mondiale

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Informazioni tesi

  Autore: Gabriele Di Terlizzi
  Tipo: Laurea I ciclo (triennale)
  Anno: 2010-11
  Università: Università degli Studi di Milano
  Facoltà: Scienze Politiche
  Corso: Scienze politiche e delle relazioni internazionali
  Relatore: Ada Carla Gigli Marchetti
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 64

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