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Anna soror, soror Anna: il rapporto di sorellanza tra due eroine, Didone e Anna (Ovid. Ep. 7, 183-196)

Epistola 7

Nuova ed inedita è la Didone che ci propone Ovidio nell’epistola 7,donna ferma e integra che differisce da quella di Virgilio, distrutta dal dolore e umiliata. La regina ovidiana manca della componente tragica, parla con lingua serpentina, ragiona con mente offuscata dal dolore disposta a tutto pur di mantenere con sé Enea. I retroscena della settima epistola il lettore li potrebbe conoscere già se avesse prima letto la ben nota Eneide di Virgilio. La storia di Didone ed Enea in realtà fu associata, prima di Virgilio, da Nevio nel Bellum poenicum ed è poi stata rivista e arricchita nel quarto libro dell’Eneide. Anche se l’influenza di Ovidio al modello virgiliano è evidente, egli non solo trae spunti da esso ma vi aggiunge anche qualcosa di inedito, muta il vecchio in favore di una versione insolita del mito. L’epistola settima comincia da un momento della vicenda mitica ben preciso, s’interseca perfettamente nel sipario tragico creato da Virgilio: la regina di Cartagine vedova del marito Sicheo (ucciso dal fratello Pigmalione), una volta accolto Enea naufrago e i suoi fornendo ogni onore e ospitalità, dopo aver scambiato con lo stesso Enea teneri momenti d’amore che sembrava essere ricambiato, si ritrova sola e relicta mentre il suo amante riparte. Così comincia a scrivergli questa lettera. Il futuro fondatore di Roma va via diretto per la costa laziale, Didone si sente tradita, delusa, abbandonata da un uomo che è venuto meno alla promessa fatta, che non ha tenuto conto dei doni ricevuti, che egoisticamente lascia in Africa una donna innamorata e, forse, un erede. Se non ci fossero continui rimandi all’opera di Virgilio, le parole dell’epistola potrebbero fraintendersi; inoltre i dati che ci fornisce Ovidio, e cioè la gravidanza di Didone, le responsabilità di Enea per la morte di Creusa e il dissenso tra i suoi uomini nel ripartire subito dall’Africa sono chiari indicatori delle diverse posizioni che il poeta di Sulmona assume rispetto al suo collega. Mentre Virgilio ritrae un pius Enea, costretto a molte rinunce pur di compiere la missione affidatagli, fondare l’impero romano, Ovidio ritrae un uomo perfidus, ingannatore della vera protagonista, Didone. Infatti se da un lato Virgilio vuole compiacere l’imperatore Augusto e il popolo romano nel momento in cui si compiva il portentoso progetto della pax augustea, Ovidio si distacca dall’ambiente della corte e si avvicina al sentimento del più debole per concentrarsi sul patetico e drammatico mondo delle donne. In questa lettera dunque si consuma il dolore di Didone per l’abbandono di Enea e dopo innumerevoli tentativi di farlo rimanere con sé opta per l’atto estremo: il suicidio.

Questo brano è tratto dalla tesi:

Anna soror, soror Anna: il rapporto di sorellanza tra due eroine, Didone e Anna (Ovid. Ep. 7, 183-196)

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Informazioni tesi

  Autore: Ilaria De Lillo
  Tipo: Laurea I ciclo (triennale)
  Anno: 2010-11
  Università: Università degli Studi di Bologna
  Facoltà: Lettere
  Corso: Lettere
  Relatore: Claudia Facchini
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 53

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