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Le pmi e i secondi mercati: un confronto internazionale

Il finanziamento delle piccole e medie imprese

La struttura finanziaria ottimale delle imprese non è definibile a priori e, soprattutto, non ne può esser definita una che valga per tutte le imprese indistintamente. Di fatti il mix delle fonti che ogni impresa dovrebbe utilizzare per gestire al meglio la propria “area finanziaria” cambia sia in base al tipo di impresa, a livello settoriale e dimensionale, sia in base alla fase del ciclo di vita in cui si trova. Premesso ciò, le fonti a cui un impresa può fare riferimento si dividono in due categorie principali: fonti interne e fonti esterne. Con le prime si fa riferimento a fondi dell’imprenditore e al reinvestimento dell’utile generato, mentre le seconde sono costituite da fondi di terzi che possono essere a titolo di debito o di capitale. Chiaramente nella fase iniziale della vita dell’impresa sono necessarie e indispensabili le fonti interne, ma successivamente, per avviare la propria attività e crescere, il riferimento a quelle esterne diventa inevitabile. Questa necessità si può imputare principalmente alla distribuzione temporale dei flussi di cassa che caratterizza le imprese: esse inizialmente devono sostenere una molteplicità di costi per avviare l’attività e la produzione e solo successivamente questi investimenti daranno i loro frutti; questo gap finanziario deve quindi esser coperto da altre fonti rispetto a quelle interne. Il finanziamento delle piccole e medie imprese è particolarmente complesso, a causa delle asimmetrie informative che le contraddistinguono e ne rendono complessa la valutazione, della mancanza di garanzie reali e dalla loro maggiore dipendenza dalle altre imprese, in quanto spesso imprese intermedie che legano la loro attività ad altre di maggiore dimensione, circostanza che le rende più soggette agli andamenti del ciclo economico. La mancanza di appropriate risorse finanziarie, di cui risentono soprattutto le Pmi, può ostacolare la capacità di crescita delle imprese; per questo è importante identificare le fonti ottimali e ridurre il più possibile gli ostacoli, i market failures, che impediscono loro la raccolta dei fondi necessari. Ciascuna delle fonti esterne ha le proprie particolarità e il suo utilizzo è più o meno auspicabile in base alle caratteristiche della singola impresa, senza pretesa di esaustività si illustrano alcune considerazioni in merito.

Questo brano è tratto dalla tesi:

Le pmi e i secondi mercati: un confronto internazionale

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Informazioni tesi

  Autore: Sabina Nizzi
  Tipo: Tesi di Laurea Magistrale
  Anno: 2010-11
  Università: Università degli Studi di Modena e Reggio Emilia
  Facoltà: Economia
  Corso: Analisi, consulenza e gestione finanziaria
  Relatore: Andrea Landi
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 115

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