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La mediatizzazione del dolore: il caso Natascha Kampusch.

La lettera di Natascha ai media

Il caso di Natascha Kampusch rappresenta un caso unico nel suo genere perché la ragazza non è stata solamente una vittima dei mezzi di comunicazione di massa. Ha provato, invece, a ribellarsi ad ogni costo. La sua volontà di riprendere il controllo sulla propria vita e su ciò che di essa i media stavano rendendo pubblico, emerge già pochi giorni dopo la sua liberazione. Natascha, infatti, decide di scrivere una lettera all'opinione pubblica, ai giornalisti, ai reporter, che verrà in seguito letta dal psichiatra Max Friedrich durante una conferenza stampa. Come lei stessa spiega in una intervista contenuta nel libro “Skandal! Die Macht der öffentlicher Empörung”, ha voluto scrivere questa lettera in modo da spiegare (fino a un certo punto) la sua storia al pubblico, così che non circolassero voci false sulla sua storia e non fosse messa in scena una sorta di storia dell'orrore. “Ich wollte bis zu einem gewissen Grad für Aufklärung sorgen, damit keine Gerüchte aufkommen und keine Horrorgeschichte über mich in die Welt gestetzt werden können. Genau das habe ich getan, und zu mehr war und bin ich nicht bereit.” La lettera inizia con Natascha che spiega il suo essere a conoscenza della curiosità che le persone provano riguardo la sua storia. Prosegue poi assicurando che: “...ich keinerlei Fragen über intime oder persönliche Details beantworten will und werde.” (“...non voglio rispondere e non risponderò ad alcuna domanda che riguardi dettagli intimi o personali.”). Spiega, quindi, particolari sulla sua prigionia e quale tipo di relazione vi fosse col suo aguzzino. Si raccomanda alla stampa, chiedendo di evitare di scrivere cose false o che possano mancarle di rispetto. Si mostra, poi, molto sicura di sé nell‟affermare: “Ich werde selbst bestimmen, wann ich mit Journalisten Kontakt aufnehmen werde.” (“Sarò io stessa a stabilire quando vorrò entrare in contatto con i giornalisti.”) E tiene a precisare che, nonostante Wolfgang Priklopil glielo avesse chiesto, lei non lo ha mai chiamato “padrone”. A proposito dei particolari intimi che tutti vorrebbero sapere, precisa: “Die Intimität gehört mir alleine.” (“L‟intimità appartiene solo a me.”) La lettera si conclude così: “Viele Leute kümmern sich um mich. Lass mir Zeit, bis ich selbst berichten kann.” (“Molti si preoccupano dei miei fatti. Lasciatemi tempo, sino a che io stessa vi informerò.”). Questo il disperato tentativo di Natascha di arginare l‟ondata di clamore e curiosità dell'opinione pubblica e, quindi, dei media. Il suo appello resterà inascoltato, però, dal momento che più passerà il tempo e più la voglia di particolari e dettagli intimi e scabrosi aumenterà, senza arrestarsi nemmeno di fronte alla sofferenza e al dolore di quella che gli stessi media hanno definito “vittima”.

Questo brano è tratto dalla tesi:

La mediatizzazione del dolore: il caso Natascha Kampusch.

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Informazioni tesi

  Autore: Laila Onnis
  Tipo: Laurea I ciclo (triennale)
  Anno: 2011-12
  Università: Università degli Studi di Cagliari
  Facoltà: Lingue e Letterature Straniere
  Corso: Lingue e letterature straniere
  Relatore: Laura Pisano
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 43

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