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Occupazione Tedesca in Terra di Lavoro

Il sogno effimero della guerra breve

L’Italia “fascista” attraversa una fase assai delicata per gli accresciuti condizionamenti dovuti alla politica del regime nelle attività produttive, nel campo culturale, nella società. Vi era la duplice missione di creare il mito del duce e l’idea di una vittoria facile e vicina con poche perdite materiali e umane specie se comparate agli innegabili vantaggi futuri che si prospettavano come risultato di una guerra che sulla carta si presentava quasi fosse una formalità o poco più. L’atmosfera di quegli anni, nonché l’immagine ideale del duce che egli stesso tentava di costruire la si può ottenere in maniera immediata e originale attraverso lo studio dei drammi ispirati alla guerra, delle riviste teatrali, delle canzoni e delle immagini fotografiche. Si tratta di argomenti fondamentali per analizzare la vita quotidiana e anche i sentimenti delle persone: entusiasmo per la vittoria, sognata facile e vicina, paura per la lunghezza del conflitto, odio contro il nemico. Teatro, canzone e fotografia sono il veicolo con il quale il fascismo cercò di suscitare sentimenti, passioni e spirito di sacrificio. E’ necessario sottolineare che, erroneamente, non sono argomenti finora trattati in modo adeguato: la ricerca delle cause di tale disattenzione sarebbe un’operazione troppo lunga.
E’ chiaro che la continua presenza della mano di Mussolini nella vita dei cittadini italiani lo poneva in una posizione di rilievo nelle loro menti e nei loro cuori, attratti anche dal potente fascino che riusciva a emanare con i suoi discorsi e con tutto quanto poteva risultare utile alla causa, nascondendo la verità o filtrandola sempre e comunque in modo da porre il fascismo in posizione suprema, come vedremo, tra l’altro, grazie alla testimonianza di alcune persone (in merito va ricordato che gli oltre 50 anni trascorsi dalla fine della seconda guerra mondiale stanno cancellando o quantomeno confondendo quei ricordi). L’immagine della guerra era stata costruita dal regime durante venti anni di propaganda. Nei primi mesi sembrò sufficientemente valida.
In VINCERE! era ancora intatto il mito di Mussolini, nella fiducia, o meglio nella fede, che la sua volontà fosse sufficiente a conquistare la vittoria.
Fede assoluta nel duce e in tutto il suo operato.
E’ importante sottolineare come Pietro Cavallo ponga l’accento sul fatto che nei copioni teatrali “Non tutte le parole d’ordine o i miti del regime godono d’identico risalto. Alcuni vengono ripetuti fino alla noia, altri molto di meno. Altri ancora vengono taciuti”.
Pasquale Iaccio invece pone l’accento sul coinvolgimento decrescente della popolazione di fronte al protrarsi del conflitto, registrando il cambiamento graduale di uno stato d’animo che muta insieme agli episodi bellici. Si comincia a intaccare il mito di Mussolini, si supera l’euforia della prima ora, frutto delle iniziali vittorie del Reich. Una gioia enorme che coinvolgeva un po’ tutti gli strati della popolazione,dai braccianti agli operai, fino ai ministri. Il ministro dell’agricoltura Giuseppe Tassinari rassicurava Vittorio Ronchi sul fatto che la guerra sarebbe stata una breve parentesi. [...]

Questo brano è tratto dalla tesi:

Occupazione Tedesca in Terra di Lavoro

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Informazioni tesi

  Autore: Mauro Coppola
  Tipo: Laurea I ciclo (triennale)
  Anno: 2006-07
  Università: Università per stranieri di Perugia
  Facoltà: Lingua e Cultura Italiana
  Corso: Scienze della comunicazione
  Relatore: Marco Impagliazzo
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 191

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Parole chiave

il mito di mussolini
l'italia stretta nella morsa della censura
la drammaticità della guerra in terra di lavoro
le interviste

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